Lo stand di Altaforte al Salone del libro sarà in uno spazio sicuro

Il Comitato ordine pubblico ha deciso di collocare la casa editrice vicina a Casapound in un luogo sicuro per il timore di tensioni. Appendino e Chiamparino firmano l'esposto contro Polacchi indagato per apologia di fascismo.

08 Maggio 2019 09.25
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Sarà collocato in uno spazio più sicuro del Salone del Libro, probabilmente davanti a quello della Difesa, lo stand di Altaforte, la casa editrice ritenuta vicina a Casapound. La decisione, a quanto appreso, è stata presa durante la riunione del Comitato ordine pubblico e sicurezza svoltosi in Prefettura per il timore che la discussa presenza possa generare tensioni all'interno della manifestazione. In un primo momento lo spazio espositivo era stato collocato all'Oval. Non solo. La Procura di Torino ha aperto un fascicolo per apologia di fascismo nei confronti di Francesco Polacchi, fondatore di Altaforte. Nei confronti del 33enne, coordinatore regionale del partito di estrema destra in Lombardia, la Città di Torino e la Regione Piemonte hanno presentato un esposto dopo alcune dichiarazioni dell'editore: «Io sono fascista», «l'antifascismo è il vero male di questo Paese», «Mussolini è il miglior statista italiano».

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LAGIOIA: «ILLEGALE RIFIUTARLI»

In un'intervista al La Stampa il direttore del Salone del Libro di Torino, Nicola Lagioia, era tornato a ribadire che era impossibile escludere la casa editrice del Salone: «Se tornassi indietro accadrebbe la stessa cosa. Le domande di partecipazione non arrivano a me, arrivano al commerciale e noi non abbiamo un controllo, anche se siamo in dialogo costante. È vero che questa casa editrice è nata da poco e anche il commerciale non aveva idea di che cosa fosse, quindi non hanno neanche pensato di avvisarci. Una volta che lo spazio viene venduto, ci hanno detto, sarebbe illegale rifiutarli».

RESTA L'ALLARME PER LE DICHIARAZIONI DI POLACCHI

«Quando hanno annunciato che avrebbero presentato il libro su Salvini li abbiamo smentiti e si è innescata la polemica», ha aggiunto Lagioia, «Il problema non è la libera circolazione delle idee, noi accogliamo tutte le opinioni. Il problema è se intorno a questa casa editrice si muove qualcosa che va contro la Costituzione, se intorno c'è apologia del fascismo». Poi un cenno all'esposto contro Francesco Polacchi, fondatore di Altaforte: «Dopo le ultime dichiarazioni di questo editore, ci siamo allarmati: se l'allarme non fosse stato giustificato non saremmo arrivati all'esposto».

APPENDINO E CHIAMPARINO FIRMANO L'ESPOSTO CONTRO POLACCHI

Esposto firmato mercoledì 8 maggio dalla sindaca di Torino Chiara Appendino e dal presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. «Alcune dichiarazioni fatte nel pomeriggio dell'altro giorno, in cui si sostiene che l'antifascismo sarebbe il male del Paese, sono qualcosa di inaccettabile», ha ribadito la prima cittadina. «La politica non può decidere di escludere qualcuno che regolarmente ha firmato un contratto e che oggi sostanzialmente è a tutti gli effetti soggetto che può partecipare, però la politica può fare un esposto per rimarcare che questi valori non appartengono alla città, che è antifascista, non appartengono alla comunità e al Salone del libro. La magistratura, che è il soggetto terzo che dovrà valutare, ci dirà se è effettivamente apologia di fascismo. Dal nostro punto di vista lo è, ma non tocca a noi decidere».

IL SEGNALE DI SALVINI

Lagioia ha poi puntato il dito sulla scelta del ministro dell'Interno di pubblicare con Altaforte: «Salvini», ha ricordato, «ha pubblicato con Rizzoli quando non era al centro delle scene e oggi pubblica con Altaforte. Anche questo è un segnale di cambiamento, una scelta di vicinanza. Per me sarebbe difficile vedere un libro che parla di me edito da una casa editrice che non ha nulla a che fare con me, quindi il segnale dato da Salvini significa per lo meno vicinanza a quella casa editrice».

POLACCHI: «ESISTE MAFIA ANTIFASCISTA»

Sulla vicenda è tornato anche Polacchi che ha parlato nel corso di una conferenza stampa sulle elezioni europee convocata a Milano da CasaPound: «A sinistra», ha spiegato, «esiste un antifascismo militante che diventa una mafia, una mafia culturale. Io ringrazio i vari Raimo, Zerocalcare, Wu Ming e tutti quelli che si sono sfilati dal salone del libro. Loro pensavano di farci un torto sabotandoci ma alla fine, quando andiamo a valutare gli aspetti commerciali, vediamo che il libro con l'intervista a Salvini ha scalato qualunque tipo di classifica».

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