Samuele Cafasso

Come si è salvato il Salone del libro di Torino

Come si è salvato il Salone del libro di Torino

18 Febbraio 2019 15.40
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Dopo sette mesi di blackout – e prima ancora due anni di liti e incomprensioni – il direttore del Salone internazionale del Libro di Torino Nicola Lagioia ha annunciato che l'organizzazione è ritornata in possesso del marchio e ha confermato la partecipazione delle due grandi associazioni italiane dell'editoria libraria, Aie e Adei, all'evento che si tiene dal 9 al 13 maggio del 2019 nel capoluogo piemontese. Si chiude così una delle querelle più lunghe e devastanti nella storia dell'editoria italiana, iniziata nell'estate del 2016 quando l'Aie, l'allora unica associazione degli editori italiani, annunciò l'intenzione di lanciare una manifestazione alternativa a Milano, considerando quella torinese troppo costosa e inefficiente. Da allora il Salone, travolto anche da una inchiesta giudiziaria riguardante i vecchi vertici, è stata prima disertata dai grandi gruppi editoriali e "sfidata" dalla concorrenza di Milano, quindi passata attraverso la liquidazione della società organizzatrice, infine rimasta (almeno ufficialmente) per lunghi mesi senza guida. Nonostante questo, le edizioni del 2017 e del 2018 sono state le più visitate di sempre e il 6 marzo è stato infine fissato l'evento di presentazione dell'edizione del 2019, rimasta in forse fino all'ultimo. La lunga emergenza è finita.

«SPERO CHE QUESTI 2 ANNI CI ABBIANO INSEGNATO QUALCOSA»

«Voglio sperare – ha scritto Nicola Laigioia in un pezzo pubblicato sul suo profilo Facebook e sulla rivista online Minima&Moralia – che questi lunghissimi due anni e mezzo che per molti di noi sono stati come gli anni dei cani (ognuno, a osservare un non sempre allegorico imbiancamento del cuoio capelluto, ne è valso sette) abbiano insegnato qualcosa a un Paese così culturalmente ricco come l’Italia, e così tradizionalmente fragile (e schizofrenico) quando si tratta di valorizzare il proprio patrimonio culturale». Nicola Lagioia, scrittore, premio Strega nel 2015, è il direttore che era stato chiamato a dirigere il Salone dopo l'addio dei grandi gruppi editoriali e uno degli artefici di un successo che li ha convinti-costretti a ritornare sui loro passi. Il 15 febbraio Aie, in una nota, ha annunciato di aver accettato l'invito del Circolo dei lettori di Torino e di essere entrato nel Comitato di indirizzo del Salone. Del Comitato faceva già parte Adei, l'associazione degli editori indipendenti nata nel 2018 proprio in polemica con Aie sull'addio al capoluogo piemontese, adesso rientrato (qui l'articolo dove raccontavamo in esclusiva la nascita dell'associazione). «Ringrazio tutti loro: gli editori, uno per uno, Marco Zapparoli in rappresentanza di Adei, Ricardo Franco Levi in rappresentanza di Aie. Li ringrazio tutti perché, dopo la frattura che c’è stata, ci vogliono qualità umane e professionali apprezzabilissime per tornare tutti sotto lo stesso tetto» ha commentato Lagioia.

LA LIQUIDAZIONE DELLA FONDAZIONE, LE FAKE NEWS SULL'IRAN

La partecipazione degli editori però non era l'unica condizione per l'organizzazione del Salone. Nel 2018, infatti, nonostate il grande successo delle ultime due edizioni, è stata liquidata la Fondazione per il libro, la musica e la cultura che era l'ente organizzatore, di cui erano azionisti la Regione, il Comune e Intesa Sanpaolo. A seguito della liquidazione, i fornitori non sono stati pagati per tutto quanto era loro dovuto, i lavoratori del Salone sono rimasti senza contratto, il marchio è stato messo all'asta. «A fine maggio – racconta Lagioia – stavamo festeggiando i numeri (anche economici) della XXXI edizione, realizzata molto bene. A giugno eravamo tutti senza contratto». Nel frattempo, racconta sempre Lagioia, una notizia falsa e un addio hanno rischiato di far saltare tutto. La notizia falsa era quella per cui il Paese ospite del 2019 sarebbe stato l'Iran, in accordo con il regime, la seconda l'addio di Massimo Bray, presidente del Salone. «Due eventi – racconta oggi Lagioia – che mi hanno fatto vacillare». Il resto è storia degli ultimi mesi: l'organizzazione del Salone è passata al Circolo dei lettori di Torino, i creditori hanno rinunciato a parte dei loro soldi, Lagioia, pur rimasto per mesi senza contratto, non si è sfilato dall'organizzazione. Parte dei lavoratori sono stati confermati e riassunti con un nuovo bando, altri hanno lasciato. Aie, da parte sua, ha rinunciato a una manifestazione alternativa a Milano, Tempo di libri, che sarà comunque riproposta nel 2020, ma con una nuova formula.

LA QUADRA FINALE: DAL 6 MARZO SI PARLA SOLO DI LIBRI

Per una volta, racconta Lagioia, «una soluzione si è trovata»: «È successo alla fine che il marchio se lo sono comprati i fornitori-creditori (l’associazione Torino Città del Libro, che riunisce decine di loro), rinunciando così di fatto a una parte dei propri crediti. Sperano di recuperarli nei prossimi anni, noi ci faremo in quattro per aiutarli. Regione e Comune, lasciando andare il marchio, hanno rinunciato a una parte della propria sovranità. Non era facile neanche questo. Le fondazioni bancarie (Compagnia di San Paolo, Crt), hanno rinunciato a propria volta ai soldi necessari all’Associazione Torino Città del Libro per comprare il marchio. Nel senso che ce li hanno messi loro. Non si può non ringraziare. Molti di noi hanno rinunciato a ciò che restava della propria giovinezza, direi che era ora». Adesso, è la promessa, non si parlerà più di organizzazione. Ma solo di libri, a partire dalla conferenza stampa del 6 marzo.

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