L’emergenza della salute mentale tra boom di psico-influencer e disinteresse della politica

Giorgio Triani
21/01/2024

Siamo in piena “era del disagio” e il 60 per cento degli italiani soffre di disturbi tipo ansia, attacchi di panico e depressione. Partiti e istituzioni però snobbano il problema e tagliano gli investimenti in materia. In compenso vanno forte terapeuti social, pagine di mindfulness, pratiche di meditazione. Analisi del consumismo intorno al benessere del cervello.

L’emergenza della salute mentale tra boom di psico-influencer e disinteresse della politica

Robe da matti! È una classica esclamazione che nell’Italia di oggi va maneggiata con una certa cura. Visto che stiamo diventando un Paese dove il carattere nazionale un po’ pazzerello, che da sempre ci accompagna, sta assumendo connotazioni sempre meno festose e allegre. La patria del “tuppete sole pizza e amore” è un ricordo sbiadito. L’Italia del valzer e dei caffè, celebrata da Francesco De Gregori, ora affolla le farmacie e si affida a psicologi e psicoterapeuti, che in versione web stanno spopolando. Ansiolitici, sonniferi e anti-acidi sono le classi di farmaci più vendute. Segno infallibile che gli italiani sono in ansia, dormono poco e male, digeriscono peggio. Ma se il boom, anche di mercato, del “prodotto psicologico” è un dato di fatto osservabile anche empiricamente, il problema della salute mentale è un’emergenza sanitaria, sociale e culturale.

Dati gravi ma ignorati da politici e istituzioni

Il 10 ottobre 2023, Giornata mondiale della salute mentale, sono stati diffusi dati la cui gravità è sottolineata dal silenzio delle istituzioni, del governo e dei politici. Da sempre il tema della follia, che quasi mai è lieta, per sfiorare un altro luogo comune, tende a essere rimosso, sia a livello pubblico sia privato. Perché i “matti da legare” spaventano, come i luoghi che li ospitano e curano. La lotta di liberazione dei manicomi che portò più di 40 anni fa alla legge Basaglia racconta ancora oggi lo stigma che continua a segnare le malattie mentali. Mali oscuri che colpiscono anzitutto e con più forza le famiglie dei malati e dividono l’opinione pubblica tra chi pratica – ed è la grande maggioranza – il silenzio assenso sulla disumanità inevitabile della reclusione totale; e chi invece sostiene, pur consapevole dei rischi, il valore terapeutico della socialità che cura, dei presidi territoriali di assistenza e igiene mentale.

Di esclusione sociale ci si interessa solo per fini elettorali: vi ricordate Bibbiano?

Strutture queste che però, come denunciato dalla stessa Sip (Società italiana di psichiatria), scontano difficoltà crescenti: economiche soprattutto, ma imputabili anche al disinteresse, se non fastidio, dell’opinione pubblica e a seguire della politica. Che di esclusione sociale s’interessa solo quando offre occasioni di facile, ancorché miserabile popolarità. Ricordate Lega e Movimento 5 stelle scatenati sul caso Bibbiano?

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La leghista Lucia Borgonzoni ai tempi della polemica sul caso Bibbiano, nel 2019 (Imagoeconomica).

Risorse sotto il 3 per cento del fondo sanitario nazionale

«Le risorse a disposizione dei Servizi di salute mentale pubblici», denuncia la Spi, «sono in continuo calo, e sono ormai sotto il 3 per cento del fondo sanitario nazionale, mentre l’indicazione europea è del 10 per cento per i Paesi a più alto reddito. I Dipartimenti di salute mentale (Dsm) sono diminuiti di numero (dai 183 del 2015 ai 141 del 2020), e stanno vivendo una profonda crisi di personale, soprattutto medico: si stima che entro il 2025 mancheranno all’appello altri mille psichiatri».

Il 60 per cento degli italiani convive con disturbi psicologici

In simile contesto non aiuta la notizia, “sparata” a ottobre 2023 da tutti i media, che «oltre 700 persone ad alta pericolosità sociale sono attualmente a “piede libero”. Senza contare le altre 15 mila in libertà vigilata affidate ai Dipartimenti di salute mentale, che aggravano il quadro sociale e clinico». Ma il problema ben più drammatico e per certi aspetti quasi incredibile è lo stato di salute mentale dell’intero Paese. “L’era del disagio”, titolo di una ricerca curata dal Inc Non Profit Lab dedicato al Terzo settore in collaborazione con AstraRicerche, fotografa una situazione che vede il 60,1 per cento degli italiani convivere da anni con uno o più disturbi della sfera psicologica. Ne soffrono di più le donne (65 per cento) e i giovani della Generazione Z (75 per cento, con punte addirittura dell’81 per cento tra le ragazze). Tra i problemi più ricorrenti disturbi del sonno (32 per cento), forme d’ansia (31,9 per cento), attacchi di panico (12,3 per cento), depressione (11,5 per cento).

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In Italia il 60 per cento della popolazione soffre di disturbi psicologici (Getty).

Aumento di uso di droghe e di chi esagera con l’acol

Ovviamente guerra, povertà, inflazione, crisi climatica, emergenze sanitarie sono potenti produttori di malessere. Ma se è indubbio che il Covid-19 ha rappresentato la tempesta perfetta, è altrettanto vero che le cause sono più strutturali e profonde. Tant’è che non mancano altri fenomeni che si ricollegano a un evidente disagio individuale e collettivo. In primo luogo il consumo di droghe (sono più di 4 milioni i consumatori di cannabis) e a seguire l’aumento degli alcolisti da weekend (3 milioni e mezzo sono i binge drinker, bevitori compulsivi): in entrambi i casi i più colpiti sono soprattutto i giovani.

Il benessere mentale ha sempre più contorni consumistici

D’altronde il classico “bicchierino” o una canna sono proprio quel che serve per tirarsi su se si è giù di giri o calmarsi se si è troppo carichi. Uno stato sospeso che spiega anche il successo, che cresce di anno in anno, del Blue Monday, cioè il «giorno più triste dell’anno» che è stato festeggiato il 15 gennaio e che non è altro che una trovata di marketing. Una manifestazione che ribadisce la proliferazione di scemenze e nel contempo lo stato depressivo dello spirito nazionale, da tempo disteso sul lettino dello psicanalista. Giusto per concludere con alcune osservazioni sul carattere consumistico e di massa che hanno assunto il benessere mentale, le pratiche tecniche anti stress e gli strizzacervelli.

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Ombrelli verdi per sensibilizzare sulla salute mentale (Imagoeconomica).

Nella fascia d’età 25-40 anni boom di piattaforme come Unobravo

La rubrica dello psicologo su tivù e giornali è immancabile come gli oroscopi, altra manifestazione di malessere affidata alle cure dei vari Fox e Branko. Ma è la “psicobanalisi”, nel teatrino di Crozza rappresentata dallo psicanalista Massimo Recalcati, che racchiude in una parodia le attese e le paure di gran parte degli italiani. Soprattutto quelli nella fascia d’età 25-40 anni, che stanno facendo la fortuna di piattaforme come Unobravo: 35 milioni di fatturato e 4 mila professionisti attivi tutti giorni fino alle 20. O come (stai)Serenis, altra startup di psicologi digitali che conferma il boom di libri, siti e pagine social dedicati alla mindfulness, alle pratiche di meditazione e ricerca del proprio karma.

Psicoterapia pop alla Morelli o Crepet

Quel «Siamo fuori di testa» cantato dai Maneskin è la colonna sonora che accompagna le giornate dei fratelli e sorelle di Xanax: vittime consenzienti, predestinate e in un certo senso felici, degli psico-influencer da TikTok. La piattaforma della Generazione Z, dove si segnalano due vecchie volpi: il decano della psicoterapia pop, Raffaele Morelli, ma soprattutto Paolo Crepet. Da incorniciare i video dove invita i giovani a dare l’assalto alla luna, scoprire il merito prendendo 1 nel compito in classe, scatenare le passioni. «O vogliamo parlare per mezz’ora di Ibiza o di toast?». Eloquio da santone, pantaloni a quadrettoni, scarponcini di pelle e calze rosse. Manca solo lo scolapasta in testa. Come nelle vecchie barzellette sui pazzi.