Il decalogo anti fake news su vaccini e salute

26 Dicembre 2018 17.00
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Vaccinarsi o non vaccinarsi? Non si tratta di un amletico dilemma, ma di una domanda seria che molti si pongono quando si deve pensare alla tutela della salute propria e dei propri cari. Di tutela infatti si tratta. I vaccini sono uno strumento di prevenzione primaria altamente consigliato dalle massime istituzioni sanitarie, come l’Organizzazione mondiale della sanità e in Italia l’Istituto superiore di sanità (Iss) per prevenire il diffondersi di epidemie, che possono essere anche letali. È l’Iss stesso a ricordare dalle pagine del suo sito web che «è soprattutto grazie alla vaccinazione che nel 1980 il vaiolo è stato dichiarato eradicato a livello globale e che la polio è in via di eliminazione» e che «anche le malattie più comuni possono avere complicanze gravi, come il morbillo, una malattia che può causare polmonite (1-6% dei casi), encefalite (1 ogni 1000-2000 casi) e in casi estremi il decesso del paziente».

Gli esperti ricordano poi che la vaccinazione è uno strumento dall’enorme valore non solo per tutelare la salute delle persone sane, ma soprattutto dei soggetti più fragili – cioè le persone il cui sistema immunitario non è pienamente efficiente a causa di patologie o perché sottoposti a terapie immunosoppressive. E che la sicurezza di questo presidio sanitario è ampiamente dimostrata dalla letteratura scientifica. Certo il “rischio zero” non esiste. Ma, come avviene per i medicinali, anche i vaccini devono superare numerosi e rigorosi test che ne misurano efficacia e sicurezza prima di poter essere commercializzati. Controlli che vengono effettuati dalle autorità regolatorie dei diversi Paesi, la Food and Drug Administration negli Usa e Agenzia europea per i medicinali in Europa, che lavorano super partes, cioè non alle dipendenze delle aziende produttrici. Come invece sostiene una certa parte dei no-vax.

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FUTURE MAMME E VACCINAZIONI

Eppure, ancora oggi, una significativa parte della popolazione ritiene che i vaccini facciano male. O, meglio, che il rischio associato alla loro somministrazione sia troppo elevato rispetto ai benefici. Ne è un esempio la ricerca scientifica condotta dall’università del Colorado pubblicata pochi giorni fa sulla rivista Obstetrics & Gynecology. Obiettivo dei ricercatori era quello di capire l’atteggiamento delle donne incinta rispetto all’adesione alle campagne vaccinali raccomandate durante la gravidanza. Intervistando 331 ostetrici e ginecologi sono emersi dati che fanno riflettere: le pazienti rifiutano di sottoporsi soprattutto alla vaccinazione antinfluenzale e sono restie, in misura minore, anche a proteggere se stesse e il bambino che portano in grembo da tetano, pertosse e difterite.

IL QUADRO ITALIANO

Ancor più interessanti sono le ragioni per le quali le donne in gravidanza dicono no ai vaccini. Ben il 48% ritiene che facciano male e il 32% dichiara di nutrire una preoccupazione contro i vaccini in generale. Ma sono altri due i dati che fanno maggiormente riflettere: il 38% delle signore in dolce attesa ritiene di essere immune dalle malattie e un quarto di esse teme che il vaccino possa provocare autismo nel nascituro. Un quadro che risulta più grave in Italia, dice la Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica, dove le percentuali di future mamme che si vaccinano sono più basse di due punti percentuali rispetto a quelle rilevate dallo studio. Viene da chiedersi allora come vengano valutati questa presunta pericolosità e il rischio legato ai vaccini da parte dei normali cittadini. E in base a quali dati.

I VERDETTI DEL DR GOOGLE

Sorprendentemente – ma non troppo – è Dr. Google la fonte delle informazioni prediletta dalle persone. Che, però, difficilmente riescono a discriminare tra le fake news e le informazioni attendibili. Per ignoranza viene privilegiata la diffusione di post e commenti totalmente privi di base scientifica e oggettiva, tramite condivisione soprattutto attraverso i social network. Secondo un’indagine Censis, infatti, un italiano su tre naviga in Rete alla ricerca di informazioni sulla salute e il 44% si affida alla prima pagina proposta dai motori di ricerca senza preoccuparsi dell’attendibilità delle fonti. Le false notizie sono molte e si moltiplicano via via che il ciclo di vita della news si allunga tra le pieghe dei post.

LE BUFALE SULL'INFLUENZA

Tra le più comuni bufale che circolano sull’influenza, ad esempio, vi è quella secondo la quale «l'influenza non è pericolosa e il vaccino non è molto efficace». Basterebbe una rapida consultazione del sito dell’Iss per capire che a causa dell’influenza «possono verificarsi complicanze gravi o la morte nelle persone ad alto rischio, fra cui: donne in gravidanza, bambini fra i sei mesi e i cinque anni, anziani, pazienti con malattie croniche o sottoposti a terapie che indeboliscono il sistema immunitario, obesi gravi, personale sanitario». Eppure sarebbe semplice capire che le false notizie in ambito sanitario possono creare gravi danni alla salute dei singoli e della collettività. Le false notizie e le notizie non corrette vanno quindi messe la bando.

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IL DECALOGO ANTI FAKE NEWS

Il monito arriva anche dall’Unione europea attraverso le parole del commissario alla Salute Vytenis Andriukaitis, che durante una conferenza a fine novembre rivolgendosi all'Italia ha dichiarato, senza mezzi termini: «È ora giunto il momento di una semplice domanda alla società: volete affidarvi alle fake news e a teorie fuorvianti o siete pronti a salvare le vite dei bambini?». Ma come raggiungere l'obiettivo? Un possibile strumento viene proposto dall’Unione nazionale medico scientifica di informazione (Unamsi) che ha stilato il seguente decalogo, già condiviso da oltre 15 istituzioni tra le principali società scientifiche, come la Società italiana di medicina generale e la Federazione italiana di medici pediatri, e ospedali per aiutare chi cerca informazioni di salute sul web a capire se ciò che sta leggendo è scientificamente valido o è fuorviante o falso.

  1. Verificare la fonte
  2. Accertarsi dell’aggiornamento del sito
  3. Cure mediche: evitare il “fai da te”
  4. Diffidare delle prescrizioni senza visita
  5. Monitorare il rispetto della privacy
  6. Valutare con la giusta attenzione blog e forum
  7. Occhio ai motori di ricerca
  8. Non “abboccare” alla pubblicità mascherata
  9. Acquistare con cautela farmaci on line
  10. Non cascare nella psicosi del complotto

QUANDO SI MORIVA PER LA MANCANZA DI VACCINI

Chi vuole vederci chiaro sul tema della prevenzione dell’influenza deve verificare le fonti e confrontare le informazioni offerte da forum e blog senza lasciarsi prendere dalle ipotesi di complotto. Come quelle spesse sbandierate dalle fronde no-vax che insinuano il dubbio che dietro allaffaire vaccini si celino unicamente gli interessi delle grandi aziende farmaceutiche. Ma, forse, la resistenza ai vaccini non è solo questo. Si tratta anche di un fattore culturale. Come ricorda spesso l’ex presidente di Iss Stefano Vella, la società odierna pare aver perduto la memoria storica delle epidemie che rispondono al nome di morbillo e meningite – solo per citarne alcune – che fino alla metà del secolo scorso mietevano vittime soprattutto in tenera età. A quei tempi, però, la causa dei decessi non era la mancanza di vaccinazioni, ma dei vaccini stessi. Considerazioni, queste, che ci si deve porre in questo periodo di campagna vaccinale antinfluenzale. Pensando a se stessi e anche agli altri.

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