Saluto romano, il pg: «È reato se esiste un pericolo concreto per l’ordine pubblico»

Redazione
18/01/2024

La pubblica accusa, davanti alle Sezioni unite della Cassazione che il 18 gennaio decide sul gesto fascista, chiede di confermare le condanne per i fatti del 2016 citando Acca Larentia. «Cinque mila persone è una cosa diversa di quattro nostalgici», ha detto il procuratore generale Pietro Gaeta.

Saluto romano, il pg: «È reato se esiste un pericolo concreto per l’ordine pubblico»

«Il saluto fascista rientra nel perimetro punitivo della legge Mancino quando realizza un pericolo concreto per l’ordine pubblico». È quanto ha sostenuto, in sostanza, l’avvocato generale e procuratore generale di Cassazione, Pietro Gaeta nel corso del suo intervento davanti alle Sezioni unite della Suprema corte chiamate ad affrontare la questione dopo che la prima sezione penale ha trasmesso, nel settembre scorso, atti al fine di sciogliere un nodo interpretativo sul saluto fascista. La sentenza è attesa nella giornata di giovedì 18 gennaio.

Il pg Gaeta: «Non possiamo avere un gruppo assolto da un tribunale e condannato da un altro»

La pubblica accusa ha chiesto di confermare la sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha condannato alcuni alcuni esponenti di un movimento di estrema destra che nel 2016 avevano fatto il saluto fascista durante una commemorazione della morte di Sergio Ramelli, alla quale avevano partecipato circa mille persone. Il pg Gaeta ha poi citato i recenti fatti di Acca Larentia, sottolineando che «cinque mila persone è una cosa diversa di quattro nostalgici che si vedono davanti a una lapide di un cimitero di provincia e uno di loro alza il braccio. Bisogna distinguere la finalità commemorativa con il potenziale pericolo per l’ordine pubblico. La nostra democrazia giudiziaria è forte e sa distinguere. È ovvio che il saluto fascista sia una offesa alla sensibilità individuale», ma diventa reato «quando realizza un pericolo concreto per l’ordine pubblico. Non possiamo avere sentenze a macchia di leopardo in cui lo stesso gruppo viene assolto da un tribunale e condannato da un altro».

Il nodo delle leggi Scelba\Mancino e il diritto costituzionale della libertà di pensiero

Il fatto che la legge Scelba e la legge Mancino vengano applicate a intermittenza a secondo della discrezionalità dei guidici, deriva dal fatto che entrambe devono contemperare il diritto costituzionale alla libertà di pensiero, che può essere compresso solo in nome di un’urgenza che la Corte costituzionale nella sentenza 74 del 1958 ha individuato nel «concreto pericolo per l’ordinamento democratico». Ai fini della punibilità, la sentenza della Cassazione dovrebbe rispondere all’esigenza di assicurare un’interpretazione uniforme delle due leggi sull’apologia del fascismo, stabilendo se entrambe le norme configurino un reato di pericolo concreto o di pericolo astratto. Come sottolinea IlSole24Ore, nel primo caso è necessaria la prova della capacità della condotta di ledere il bene tutelato, mentre nel caso di pericolo astratto basta violare la legge per presumere il rischio.

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