Saluto romano, la Cassazione: «Reato se pericolo di ricostituzione del partito fascista è concreto»

Redazione
19/01/2024

È la decisione delle Sezioni unite che hanno disposto un processo di appello bis per otto militanti di estrema destra che avevano compiuto il gesto nel corso di una commemorazione a Milano nel 2016.

Saluto romano, la Cassazione: «Reato se pericolo di ricostituzione del partito fascista è concreto»

Per il saluto romano va contestata la legge Scelba sull’apologia del fascismo e in particolare l’articolo 5, che recita: «Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da duecentomila a cinquecentomila lire». È la decisione delle Sezioni unite della Cassazione che hanno disposto un processo di appello bis per otto militanti di estrema destra che avevano compiuto il saluto nel corso di una commemorazione a Milano nel 2016.

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La Russa: «La sentenza? Si commenta da sola»

Nelle informazioni provvisorie la Suprema Corte afferma che «la ‘chiamata del presente’ o ‘saluto romano’ è un rituale evocativo della gestualità propria del disciolto partito fascista, integra il delitto previsto dall’articolo 5 delle Scelba, ove, avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, sia idonea a integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista». I giudici, inoltre, ritengono che «a determinate condizioni può configurarsi» anche la violazione della legge Mancino» che vieta «manifestazioni esteriori proprie o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. I due delitti possono concorrere sia materialmente che formalmente in presenza dei presupposti di legge». Il presidente del senato Ignazio La Russa, secondo fonti sentite da Ansa, si è limitato a far sapere che la decisione della Cassazione che annulla la sentenza della corte di appello e dispone nuovo processo «si commenta da sola».