Salvare il Belgio è salvare l’Ue

Giuliano Di Caro
24/01/2011

Slate.fr: l'analisi sui rischi del possibile fallimento di Bruxelles.

Salvare il Belgio è salvare l’Ue

La situazione politica del Belgio, i cui abitanti esasperati sono scesi in piazza per protestare contro l’assenza di un primo ministro (leggi l’articolo su come si vive in Belgio senza un premier) chiedendo «birra, patatine e un governo» (leggi della manifestazione di piazza a Bruxelles), da questione interna di una nazione è diventata un problema continentale. 
Sulla paralisi del Belgio, lo «Stato fallito», è apparso il 23 gennaio su Slate.fr l’intervento di William Spac, membro di Cabris de l’Europe.

Il Belgio è un problema europeo 

«Gli Stati falliti sono di solito quei Paesi africani accusati dall’Occidente di non aver iniziato un processo di ascesa politica e economica, oppressi da povertà, corruzione e dall’evidente assenza di un buon governo. Ma cosa succederebbe se applicassimo l’espressione “Stato fallito” a quei Paesi europei che sono stati incapaci, nell’ultimo decennio, di generare crescita economica e un cambiamento radicale della società in vista delle sfide a venire? È precisamente il caso del Belgio, pericoloso per l’Europa tutta».
IL DEBITO E IL VUOTO POLITICO. E pensare, ha argomentato Spac, che il Prodotto interno lordo del Paese è assolutamente invidiabile: 42.596 dollari pro capite per quella che è la 16esima economia del mondo. Ma da quella cifra «dovremmo sottrarre, pur tra le obiezioni di molti economisti e agenzie di rating, l’ammontare del debito pubblico per abitante». Un calcolo semplice in un Paese con un debito che ammonta al 100% del Pil. «Ciò dimostra come lo status dello Stato belga, al pari di quello di molti altri in Europa, affondi le sue radici in un’immagine globale falsificata».
Non bastasse, c’è un disarmante vuoto politico da affrontare, i «224 giorni passati da quando il governo di transizione si è insediato». Non c’è un premier né un’altra figura capace di guidare la politica interna. «Re Alberto II ha un ruolo di mero coordinatore e ha fallito nell’ispirare i belgi, già disaffezionati alla politica», tarlo assai diffuso tra i popoli del vecchio continente.
SERVE UN PIANO D’AZIONE. Il fatto è che «il Belgio ha una responsabilità particolare in Europa, poiché la sua capitale Bruxelles è anche la capitale dell’Europa o, come dovremmo dire, dell’Unione europea.
Le istituzioni stanno ampiamente contribuendo al benessere di Bruxelles – sebbene vi siano evidenti squilibri tra “l’Euro district” e gli altri quartieri – e il Belgio trae vantaggi dall’immagine dell’Europa e dagli investimenti di aziende straniere che vogliono piazzare una sede nel cuore di una delle più grandi economie del mondo».
Ecco perché il dibattito su come rimettere in carreggiata l’economia e la società belghe dovrebbe essere legato al dibattito europeo. È indispensabile «un dialogo, o addirittura una negoziazione, tra amministratori locali e continentali per progettare e creare un Paese che funzioni sia per i belgi che per gli europei»: non interferenza, bensì necessità. Secondo Spac senza la presenza delle istituzioni europee nella capitale belga «la situazione sarebbe diversa». 
LE CONSEGUENZE DELLA CRISI. «Ciò dimostra come i funzionari dell’Ue siano avulsi dalla politica locale del luogo in cui vivono e lavorano». Insomma, «basta coi dibattiti, si inizi a mettere in pratica un piano d’azione con Manuel Barroso, presidente della Commisione europea. È fuor di dubbio che l’Unione sarebbe indebolita se il Belgio si dividesse e la sua economia sviluppata continuasse a perdere terreno. Barroso e i suoi commissari dovrebbero offrire soluzioni praticabili sia per la dimensione europea che per quella nazionale, combinate con l’expertise che i belgi hanno orgogliosamente mostrato durante la loro recente presidenza dell’Ue».