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Salvini ha firmato il divieto di ingresso in acque italiane per Sea Watch

Salvini ha firmato il divieto di ingresso in acque italiane per Sea Watch

Il ministro dell’Interno: «Applico il nuovo decreto sicurezza». Autorizzato lo sbarco a Lampedusa per 10 dei 53 migranti.

15 Giugno 2019 15.33

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Matteo Salvini ha dichiarato sui social network di aver firmato il divieto di ingresso, transito e sosta in acque italiane nei confronti della nave Sea Watch 3. Una procedura resa possibile grazie all’approvazione a inizio giugno del decreto sicurezza bis. «Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficati», si legge nel post del ministro dell’Interno.

Da due giorni la nave della Ong si trova a 16 miglia da Lampedusa con 53 persone a bordo. Per 10 di loro è stato autorizzato lo sbarco a Lampedusa, a bordo di una motovedetta della Guardia costiera: sette perché necessitano di cure mediche, tre in qualità di accompagnatori. Dopo che la nave ha salvato i migranti, l’equipaggio si è rifiutato riportarli in Libia nonostante l’offerta della marina libica che aveva offerto il porto di Tripoli come approdo sicuro.

PERCHÉ LA SEA WATCH NON SI È DIRETTA A TRIPOLI

Il rifiuto è stato motivato dalla Sea Watch facendo presente che nel caso in cui riportasse indietro i migranti commetterebbe reato. Lo stesso per cui l’Italia è già stata condannata. Si tratta del reato di respingimento collettivo. Questo perché la Libia non è considerata sicura a livello internazionale dalla missione Onu presente nel Paese. Ma anche la Farnesina e lo stesso Salvini avevano identificato nella Libia una zona incandescente. «Negli ultimi dieci giorni in Libia è stato bombardato un ospedale, l’aeroporto e distrutti diversi quartieri Questo è il Paese dove ci dicono di riportare le persone soccorse? Non lo faremo mai», ha dichiarato un portavoce della Sea Watch.

MEDICI A BORDO DELLA NAVE

Il coordinamento dei soccorsi di Roma ha inoltre inviato a bordo della nave tre medici. Il loro compito era quello di attuare un controllo sanitario in assistenza dei naufraghi soccorsi a inizio settimana al largo delle coste libiche. I dottori erano chiamati a scongiurare qualsiasi emergenza sanitaria e valutare i singoli casi.

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