Per Salvini la canzone di Achille Lauro a Sanremo è «pietosa»

Per Salvini la canzone di Achille Lauro a Sanremo è «pietosa»

09 Febbraio 2019 18.31
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Matteo Salvini è tornato a vestire i panni del critico musicale. E a poche ore dalla finale del Festival di Sanremo 2019, dopo avere apertamente elogiato Il Volo, è entrato a gamba tesa sul rapper romano Achille Lauro e la sua canzone Rolls Royce: «Penosa e pietosa, come musica, come testo, come immagine e come tutto», l'ha definita il vice premier e ministro dell'Interno intervenendo a L'intervista su SkyTg24. «Il mio è un giudizio soggettivo preferisco il Volo e Ultimo, preferisco un Sanremo associato a Tenco, Cocciante, Loredana Bertè. Però ognuno fa quel che ritiene». Pronta la replica di Achille Lauro: «La musica è soggettiva», ha detto il rapper. «Può piacere o non piacere ed è giusto che arrivino critiche ed elogi. Credo che la mia canzone sia comunque una piccola opera d'arte per quanto riguarda il mio percorso».

ANZALDI: «SALVINI HA ADDORMENTATO SANREMO»

In precedenza, Salvini era finito – e non per i suoi gusti musicali – nel mirino del deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai: «Salvini festeggia Sanremo con un'intervista alla Stampa. È comprensibile: un mese di minacce e intimidazioni contro Baglioni e gli autori del programma hanno funzionato. Bisio ha confessato in diretta di essersi autocensurato, la satira è stata sostanzialmente eliminata e confinata a notte fonda, il Festival è stato anestetizzato. Missione compiuta per il ministro dell'Interno», ha scritto Anzaldi su Facebook. «Basti pensare a cosa accadeva due anni fa – prosegue Anzaldi – a Sanremo, durante il governo di centrosinistra: per cinque serate di seguito Maurizio Crozza, nella fascia oraria più seguita, incessantemente rivolgeva la sua satira contro Renzi, Gentiloni e addirittura il presidente Mattarella. Stavolta è andata diversamente. È sufficiente rileggere il crescendo di dichiarazioni leghiste durante il mese di gennaio, per vedere quanto sia stata pesante la campagna preventiva, amplificata sui social, contro il Festival. Una campagna che ha raggiunto l'obiettivo: addormentare Sanremo».

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