Sulle banche Salvini ha detto alla Bce che «s’attacca»

17 Gennaio 2019 21.05
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Lega e M5s alzano i toni contro la Bce e la Vigilanza, "colpevole" di aver chiesto a Mps e agli altri istituti di credito di coprire entro sei anni i crediti deteriorati. La richiesta arriva in un momento in cui i due partner di governo hanno idee differenti su come gestire il dossier: la Lega più propensa ad accelerare su Mps dopo il salvataggio Carige (per altro ancora in alto mare), i Cinque stelle che temono contraccolpi in campagna elettorale per le europee. Ai giornalisti che lo interrogavano dopo la conferenza stampa di presentazione del decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza, il vicepremier ha risposto così su Bce ed Npl: «S'attacca, come si dice a Oxford…». Più tardi, ha rincarato la dose Luigi Di Maio: «Il punto di contrasto non è tra noi e la Lega ma con parte della Bce: i francesi si devono dare una calmata nei confronti dell'Italia, perché è l'ennesima volta che provano a sabotare l'economia italiana con questi giochetti». Il riferimento pare essere alla presidente del Consiglio di vigilanza, la francese Danièle Nouy, che però adesso ha lasciato il posto all'italiano Enria.

LA SETTIMANA DEGLI ATTACCHI A FRANCOFORTE

E quindi, di fatto, siamo di fronte a un attacco a Francoforte a tutto tondo, dunque, che tocca non solo la banca genovese, ma anche il Montepaschi su cui il ministro dell'Interno e vicepremier ostenta compattezza con i Cinque Stelle («sono sicuro che tutti sono a favore alla tutela dei risparmiatori»): «L'obiettivo è tutelare i risparmiatori, cosa che non ha fatto il governo passato, con la certezza che le istituzioni Ue e la Bce ci permettano di farlo senza dettare legge in casa nostra». Parole – pronunciate a quattro mesi dalle elezioni europee – che dopo quelle di due giorni fa sull'«atteggiamento prevaricatore» della Bce, alzano a livelli di guardia la tensione sia con la Vigilanza ora guidata dall'italiano Andrea Enria, sia la Bce cui la Vigilanza fa capo, presieduta da Mario Draghi.

Le parole di Salvini e quelle di Di Maio piombano nel mezzo del difficoltoso salvataggio di Carige. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria spiega che «il governo auspica una soluzione privata della crisi», cioè di un partner che possa rafforzare l'istituto genovese. E che una ricapitalizzazione precauzionale sarebbe «temporanea, e l'accostamento alla nazionalizzazione appare improprio». Il governo attende anche una valutazione della Bce sulla solvibilità dell'istituto, indispensabile per procedere. Serve anche il sì di Bruxelles. A Genova, intanto, i commissari nominati dalla Bce lavorano al piano industriale e alla vendita degli Npl, anch'esso elemento fondamentale sul quale un eventuale partner potrà farsi avanti.

IL NUOVO SGAMBETTO DI MALACALZA

Ma un intoppo, potenzialmente in grado di ritardare di mesi il salvataggio, arriva dall'azionista di maggioranza, la Malacalza Investimenti che con oltre il 27% delle quote, astenendosi all'assemblea di dicembre, aveva fato precipitare la situazione bloccando l'aumento di capitale, innescando il dominio delle dimissioni dei consiglieri e il successivo commissariamento da parte della Bce. Malacalza vuole chiarimenti dalla Bce sul commissariamento Carige, chiedendo alla vigilanza tutta la documentazione relativa all'operazione, anche per tenere aperta la possibilità di un eventuale ricorso alla Corte di giustizia europea. Prima, secondo quanto trapela da Francoforte, andrebbe comunque fatto un procedimento presso i Tribunali nazionali, che successivamente potrebbero coinvolgere la Corte europea. Ulteriore tegola arriva dall'agenzia di rating Fitch, che ha abbassato il rating long term issuer default di Carige a 'CCC', portando quello sul debito senior non garantito a 'CC': livelli altamente speculativi, ormai nella zona bassa della zona 'junk', spazzatura. Dura la risposta della banca che minaccia azioni legali, spiegando che l'agenzia non ha compreso i «recenti avvenimenti» anche in «evidente incoerenza» con quanto da essa stessa rappresentato a novembre e dicembre.

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