Carlo Terzano

Quanto vale il mercato della cannabis light e della canapa in Italia

Quanto vale il mercato della cannabis light e della canapa in Italia

L'ultima crociata di Salvini colpisce un settore che nel nostro Paese vale quasi 40 milioni di euro. E che tra imprese e startup conta quasi 800 aziende. Il punto. 

09 Maggio 2019 08.30

Like me!

Lo "spinello leggero", numeri alla mano, non è poi così leggero. Il settore in Italia vale infatti diverse decine di milioni di euro e, ovviamente, crea occupazione.

LEGGI ANCHE: Cosa dice la direttiva Salvini sui negozi di cannabis light

Ma se fino a oggi l'unica paura degli addetti era il timore dell'effetto bolla, vista la rapidissima crescita, adesso la preoccupazione arriva dagli strali lanciati dal Viminale. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha infatti dichiarato guerra al commercio di cannabis legale. Ma siamo sicuri che, in tempi di Pil appeso allo 0,2, convenga tornare al proibizionismo?

LA NUOVA CROCIATA DI SALVINI CONTRO LA CANNABIS LEGALE

«Chiuderò uno a uno i negozi di cannabis legale: sono diseducativi», ha tuonato Salvini in conferenza stampa. «Chiederò che siano vietate anche tutte le feste a base di cannabis». Il riferimento è probabilmente alla 4.20 Hemp Fest, la fiera internazionale dedicata alla canapa che si è tenuta nei giorni scorsi a Milano, casa della Lega e di Salvini. La manifestazione all'inquilino del Viminale non è andata giù. Come non è piaciuta l'iniziativa di guerrilla marketing studiata per pubblicizzarla: 7 mila piantine di canapa in vaso distribuite gratuitamente ai passanti per le vie della città. Andate in fumo in poche ore. Così, appena la fiera ha chiuso i battenti, ecco la promessa del segretario federale della Lega: non vedremo mai l'edizione 2020. Ferma la reazione della ministra della Salute Giulia Grillo. «Non bisogna dare informazioni sbagliate, perché nei canapa shop non si vende droga», ha messo in chiaro la pentastellata. «Se per caso come ministro dell'Interno è in possesso di informazioni che io non ho, e questo è pure possibile, chiaramente allora bisogna fare altro ordine di considerazioni».

LEGGI ANCHE: Così Luca Marola ha creato Easyjoint

MILANO CAPUT CANNABIS

Milano è stata scelta non per fare un dispetto al ministro dell'Interno bensì perché è la principale piazza del Paese. E la Lombardia è la regione in cui si fanno i migliori affari. Delle oltre 800 aziende del settore, tra imprese e startup, 170 hanno sede proprio in Lombardia. A Milano sono ben 60. Alla 4.20 Hemp Fest, dallo slogan «Io non sono una droga», hanno partecipato 150 espositori da tutto il mondo, attivi in settori molto diversi tra loro. Si va infatti da quello "grow e fertilizzanti" alla cosmesi, dall'alimentare al tessile, dal mercato delle infiorescenze alla bioedilizia e ai derivati del Cbd. Non è mancata qualche infrazione. Gli agenti della divisione di polizia amministrativa e quelli del gabinetto regionale della scientifica hanno battuto palmo a palmo gli 8 mila metri della fiera, compiendo analisi a campione con narco-test: due sono risultati positivi e con percentuale di principio attivo Thc (delta-9-tetraidrocannabinolo) superiore allo 0,5%. Casi contenuti, eppure le polemiche politiche attorno all'evento sono state tali che gli organizzatori hanno minacciato di andarsene dall'Italia.

CANNABIS LEGALE, UN MERCATO DA 40 MILIONI DI EURO

Già, ma quanto vale il mercato italiano? Secondo Coldiretti la "new canapa economy" tricolore pesa oltre 40 milioni di euro. Nel giro di cinque anni, ha evidenziato lo studio, sono aumentati di 10 volte i terreni coltivati a canapa: dai 400 ettari del 2013 si è passati ai quasi 4 mila del 2018. Un boom che ha fatto temere l'effetto bolla di cui si accennava sopra. Il commercio italiano non si focalizza ovviamente solo sul consumo dello spinello leggero. Molto forte è il settore alimentare, dai biscotti ai taralli, dal pane di canapa alla farina di canapa e all’olio, le cui proprietà benefiche – ha sottolineato Coldiretti nel proprio report – sono state riconosciute dal ministero della Salute, dall’Oms e da numerose ricerche. Dalla canapa si ricavano inoltre oli usati per la cosmetica, resine e tessuti naturali apprezzati nel settore dell’abbigliamento, poiché tengono fresco d’estate e caldo d’inverno e dell’arredamento, grazie alla grande resistenza della fibra. C’è chi utilizza la canapa per produrre eco-mattoni in grado di assicurare capacità isolante e chi la trasforma in pellet a combustione pulita per riscaldare case e aziende. Ovviamente senza sostanze psicotrope e conseguenze allucinogene.

LEGGI ANCHE: Uso e proprietà della canapa sativa in cucina

CANAPA E AGRICOLTURA

Ma il dato interessante è un altro: fino agli Anni 40 in Italia era più che naturale imbattersi in campi di canapa a perdita d'occhio. Tanto che il nostro Paese, annota Coldiretti, con quasi 100 mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione sovietica). Il declino è arrivato nel decennio successivo, sia per l'arrivo sul mercato delle fibre sintetiche, sia soprattutto a causa della campagna internazionale contro gli stupefacenti. «Il governo italiano nel 1961 sottoscrisse una convenzione internazionale chiamata “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti” (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui», ricorda la Coldiretti, «la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la “legge Cossiga” contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono».

LA MARIJUANA DI STATO POTREBBE VALERE 1,4 MILIARDI

Un discorso a parte riguarda la coltivazione della cannabis a uso terapeutico che, secondo un altro report di Coldiretti, potrebbe generare un giro di affari di 1,4 miliardi e garantire almeno 10 mila posti di lavoro, riducendo al contempo la dipendenza dall’estero. Attualmente la “marijuana di Stato” è prodotta nello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, dove «si punta peraltro ad aumentare la produzione, passando dagli attuali 100 chilogrammi l’anno a circa 300».

LEGGI ANCHE: Il M5s ha proposto di legalizzare la cannabis

NEL MIRINO LA LEGGE 242/2016

In Italia lo spinello leggero è stato reso legale dalla legge 242/2016 sulla coltivazione e la filiera della canapa. La normativa ha introdotto una esenzione di responsabilità per l'agricoltore nel caso in cui la quantità di Thc risulti superiore a 0,2%, ma inferiore a 0,6%. Per evitare ulteriori problemi, la maggior parte delle aziende nel settore della cannabis light si è affidata a disclaimer sulla falsariga di: «Non è un prodotto medicinale, da combustione o alimentare e non si vende ai minori». Si parla di cannabis "light" in quanto le proprietà del cannabidiolo sono inalterate rispetto al prodotto originale pur difettando degli effetti psicoattivi che lo riconducono nel genere delle “droghe”. Dato che la legge del 2016 nulla dice sui fiori, limitandosi alla coltivazione delle piante, per la cannabis light vengono utilizzate le infiorescenze di varietà di canapa già presenti nell'elenco ufficiale delle sementi coltivabili in Italia principalmente destinati ai settori della cosmesi o del vestiario, che devono ovviamente possedere un tenore di Thc inferiore al limite di legge.

LEGGI ANCHE: La video-inchiesta sulla cannabis light e sugli effetti dell'erba legale italiana

STOP ALLA VENDITA GIÀ CHIESTO DAL CONSIGLIO SUPERIORE DI SANITÀ

Contro la vendita della versione light si era già espresso il Consiglio superiore di Sanità. L’organo consultivo, sollecitato dal ministero della Salute nel 2018, in un parere aveva motivato che «non può essere esclusa la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa» raccomandando che venissero attivate «nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita».

UN ITALIANO SU TRE FUMA LO "SPINELLO PESANTE"

La liberalizzazione del mercato non sembra aver diminuito il consumo della cannabis "pesante". Secondo l'ultimo European Drug Report, oltre a restare anche nel 2018 la sostanza illecita più consumata in Europa, è fumata dal 33% degli italiani. Percentuale che ci posiziona al terzo posto per uso nel Vecchio continente, dietro Danimarca (38,4%) e Francia 41%. Attenzione, però, perché non si parla di consumo abituale: il sondaggio chiedeva infatti se si fuma o se si è mai fumato almeno una volta nella vita uno spinello. Nell'ultimo anno in Italia ne avrebbero invece fatto uso 24 milioni di adulti e il 20,7% di giovani tra i 15 e i 34 anni. Dalla Relazione 2017 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia del dipartimento Politiche antidroga emergeva infine che circa 90 mila studenti ne facevano un uso pressoché quotidiano mentre quasi 150 mila studenti «un uso problematico».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *