Gianfranco Rotondi

Il modello politico di Salvini è la turbodemocrazia di Putin e Trump

Il modello politico di Salvini è la turbodemocrazia di Putin e Trump

26 Febbraio 2019 11.16
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Questa settimana la Casta canta con qualche giorno di ritardo per aver voluto attendere il risultato delle elezioni sarde. Che sono, grosso modo, una replica di quelle abruzzesi: in apparenza la Lega ha preso metà dei voti abruzzesi, ma in Sardegna essa esprimeva il candidato presidente e dunque i voti della sua lista sardista vanno sommati a quelli del Carroccio; la stessa operazione va fatta su Forza Italia (Fi), affiancata dalle due liste cugine di ‘Progetto 2020’ e dell’Udc. Dunque la cifra del turno sardo è una conferma dell’Abruzzo: la Lega sfonda, magari un po’ meno, ma guida elettoralmente il centrodestra; Fi tiene sorprendentemente mentre Giorgia Meloni ottiene cifre poco più che testimoniali. È questa la coalizione nazionale del futuro? Silvio Berlusconi dice di sì, Matteo Salvini di no. E siamo di nuovo da capo a dodici: il centrodestra serve a collezionare assessori, ma i partiti a Roma hanno sogni diversi.

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SALVINI È IL MIGLIORE PROFESSIONISTA DELLA POLITICA IN CIRCOLAZIONE

Non sono un fan del centrodestra salviniano, e non giuro neppure che alle prossime elezioni politiche lo voterò, se resta tal quale. Ma sono un estimatore di Salvini, che considero il migliore tra i professionisti della politica rimasti sul campo. Io non deploro i politici di professione, anzi li considero l’unica specie di politici esistenti in natura, essendo la politica un’attività totalizzante (l’unica eccezione parrebbe Berlusconi, che in realtà conferma la regola: da 25 anni non si occupa che di politica). Il vicepremier è un talento naturale, ed è suo il miracolo di aver trasformato il cespuglio leghista nel primo partito italiano. Ho seguito, da appassionato di politica, i suoi passi. E prevedevo il suo successo, pur se in misura minore di quello attuale.

Salvini si è messo a capo di uno strano partito a due teste, a Nord erede di federalismo e modernità, e a Sud evocativo di un populismo

Salvini infatti ha capito che davanti a sè aveva una prateria: la destra italiana orfana di Gianfranco Fini e ancora, specie a Sud, carica di voti e classe dirigente. Si è messo a capo di uno strano partito a due teste, a Nord erede di federalismo e modernità, e a Sud evocativo di un populismo di destra ricco di precedenti storici, da Achille Lauro ad Alfredo Covelli, fino a Giancarlo Cito e Nicola Cucullo e via ricordando la destra che fu. Il capo del Carroccio è partito da questo doppio legato ereditario di Umberto Bossi e Fini e ha creato una base di massa attrattiva nel tempo di un elettorato non più solo di destra. La crisi dei partiti di massa ha fatto il resto della sua fortuna.

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IL LEADER DELLA LEGA VUOLE UN PARTITO DEL CAPITANO

Salvini non lavora a un nuovo centrodestra e forse nemmeno a un centrodestra. Matteo progetta un partito del Capitano sul modello delle turbodemocrazie dominanti nel tempo di Vladimir Putin e Donald Trump. Del catalogo di generali e capitani circolanti, forse Matteo è il migliore: gentile in privato come pochi politici, tollerante nella sostanza a dispetto della baldanza dei comizi. Non è il razzista che dice la sinistra, né lo zotico che racconta la stampa radical chic. Fatti però questi riconoscimenti, penso che il ministro dell'Interno prepari un progetto politico che è l’opposto di chi come me ha vissuto l’avventura democristiana e quella berlusconiana. Ecco perché gli faccio i migliori auguri, ma lo considero – come direbbe Vittorio Gorresio – ‘un carissimo nemico’.

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