E la stampa se la prese col Salvini bullo anti-giornalisti

Dopo le domande impedite al videomaker del "caso moto d'acqua", l'Usigrai contro il ministro: «La prossima volta i giornalisti lascino la conferenza». La Fnsi: «Anziché insultare risponda». Avvenire: «Allusioni ai limiti della diffamazione».

02 Agosto 2019 17.24
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Un hashtag buono per tutte le stagioni. Quando su Twitter spunta il #SalviniRispondi di solito rappresenta il tentativo di incalzare il ministro dell’Interno affinché riferisca – possibilmente in parlamento – a proposito di vicende o accuse che riguardano la Lega: il Russiagate e la figura di Paolo Arata nell’indagine su Armando Siri, giusto per restare ai temi caldi. Ma stavolta la questione è più banale, o meglio letterale: si chiede a Salvini di rispondere semplicemente alle domande dei giornalisti. Non come accaduto il primo agosto 2019 nella strana conferenza stampa messa su nell’ancor più strana location balneare del Papeete Beach, a Milano Marittima. Lì Salvini ha ignorato i quesiti che gli sottoponeva Valerio Lo Muzio de la Repubblica sul caso del figlio del ministro sulla moto d’acqua della polizia. Anzi, è passato al contrattacco con insinuazioni che suonavano da insulti. Tanto da provocare la reazione della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) e dell’Usigrai, l’Unione sindacale dei giornalisti Rai.

QUEL «VADA A RIPRENDERE I BAMBINI CHE LE PIACE TANTO»

Andando con ordine, un seccato Salvini aveva replicato così al giornalista che gli chiedeva chiarimenti: «Lei che è specializzato vada a riprendere i bambini, visto che le piace tanto». Tanto da suscitare la risposta del videomaker de la Repubblica: «Mi sta dando del pedofilo?». Ma il capo politico della Lega, primo partito in Italia secondo i voti delle elezioni europee 2019 e anche stando agli ultimi sondaggi, ha tirato dritto sulla sua linea: «I figli devono essere tenuti fuori dalla polemica politica, attaccate me, lasciate stare i bambini (anche se suo figlio ha 16 anni, ndr)». E infine un’altra battutina: «Andiamo insieme in pedalò, visto che sei maggiorenne ti posso invitare».

USIGRAI AI GIORNALISTI: «LA PROSSIMA VOLTA ANDATEVENE»

L’Usigrai il giorno dopo è intervenuta esprimendo «solidarietà al collega de la Repubblica Valerio Lo Muzio», perché «l’attacco e le insinuazioni del vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini è di estrema gravità. Che un esponente di governo impedisca a un giornalista di fare domande è semplicemente inaccettabile. La libertà di stampa e i valori costituzionali si difendono con l’unità e la compattezza». Quindi una sorta di appello finale alla categoria: «L’auspicio è che di fronte a episodi del genere tutti i giornalisti lascino la conferenza stampa». Anche la Repubblica in un editoriale del direttore Carlo Verdelli ha sottolineato «la mancanza di qualsiasi reazione dei presenti a un atto di bullismo e di intimidazione da parte di uno dei più potenti esponenti del governo».

LA FNSI: «CLIMA OSTILE NEI CONFRONTI DEL PENSIERO CRITICO»

Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della stampa, invece aveva detto: «Anziché insultare i giornalisti, Salvini farebbe bene a rispondere alle loro domande. Un ministro della Repubblica ha il dovere di rispondere: non c’è alcun attacco contro un minore, soltanto la necessità di fare chiarezza su una vicenda di rilevanza pubblica che non può essere derubricata ad affare di famiglia». Sul caso della moto d’acqua la posizione della Fnsi è che «è gravissimo che le forze dell’ordine abbiano preso l’abitudine di chiedere le generalità, quando non ricorrono alle minacce, o ai pestaggi ai giornalisti che fanno il proprio lavoro, documentando fatti e situazioni che l’opinione pubblica ha il diritto di conoscere. Quanto accaduto, con l’attacco ai giornalisti de la Repubblica, è l’ennesima conferma che in Italia si sta cercando di creare un clima ostile nei confronti di chi fa informazione, di chi pone domande e del pensiero critico in generale. È una situazione che deve preoccupare e far riflettere».

AVVENIRE: «DA UN MINISTRO SI ATTENDONO PAROLE DECENTI»

E a proposito di stampa, pure Avvenire, il quotidiano dei vescovi, è intervenuto sugli atteggiamenti di Salvini, invitandolo a «fermarsi un minuto, a pensare a un Paese, il suo, il nostro, l’Italia, in cui tutti parlano come lui». In questo caso il riferimento è a quel «Zingaraccia, ora arriva la ruspa», detto su Sky Tg24 e ripetuto con un tweet, riferito a una persona rom «che pure avrebbe pronunciato una frase gravissima», ha ricordato Avvenire. Che non ha tralasciato nemmeno il battibecco con il giornalista: «”Vada a riprendere i bambini, visto che le piace tanto” è una risposta allusiva e al limite della diffamazione».

Immagini, il ministro Salvini, un Paese in cui ogni persona rivestita di autorità derida chi gli pone domande sgradite

Avvenire

Insomma, ha concluso il giornale, «immagini, il ministro dell’Interno Salvini, un Paese in cui ogni cittadino si sente libero di rispondere a un insulto con un insulto al quadrato o di catalogare, per disprezzarli, gli esseri umani. E ancora immagini, il ministro Salvini, un Paese in cui ogni persona rivestita di autorità derida chi gli pone domande sgradite. Questa Italia già così difficile da governare diventerebbe una giungla, un far-west, un “tutti contro tutti” dissennato e pericoloso».

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