Carlo Panella

Lo scontro con Salvini plasmerà l'Ue del futuro

Lo scontro con Salvini plasmerà l’Ue del futuro

La reazione della Commissione di fronte alle provocazioni di Roma avrà conseguenze: proseguire sulla via del rigore rischia di dare ulteriore fiato ai sovranisti.

31 Maggio 2019 19.07

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Nella partita cruciale per gli assetti dei vertici in Ue l’Italia parte in netto svantaggio per la semplice ragione che nella passata legislatura ha avuto troppo: il presidente della Bce Mario Draghi (merito mai riconosciuto a Silvio Berlusconi), il presidente del Parlamento Antonio Tajani (merito tutto suo) e la pleonastica Federica Mogherini. Che nulla ha portato né al suo Paese, né all’Europa (demerito perituro di un Matteo Renzi che l’ha voluta non si è mai compreso perché).

Nei prossimi vertici il massimo che il nostro Paese può quindi portare a casa è un commissario di peso (Concorrenza, Affari Economici, Occupazione). Con la certezza che il nuovo presidente della Bce non ci sarà favorevole quanto è stato l’eccezionale Draghi. E su questo terreno, la conquista finalmente, dopo cinque anni di inutile Mogherini, di un commissario di peso, l’Italia ha carte serie da giocare. E le giocherà, anche se oggi è appesantita nella trattativa dalla crisi esistenziale dei cinque stelle che impalla il governo.

TRA SALVINI E UE SI VA VERSO LO SCONTRO FRONTALE

Per il resto, la presidenza della Commissione, come quelle del Consiglio europeo e del Parlamento, sarà il frutto esclusivo delle scelte della nuova alleanza tra popolari, socialisti (in crisi come non mai, tranne che in Spagna) e liberali dell’Alde. Con la possibile ma improbabile aggiunta dei Verdi. Un consesso chiuso, forte della maggioranza schiacciante nel Parlamento europeo, nel quale il governo italiano di destra non avrà gioco, condannato come è dai numeri all’opposizione. Ma questo è il punto, questo è il tema: quali rapporti si instaureranno tra l’asse Ppe-Pse-Alde e la ribelle Italia?

Salvini è già pronto a capitalizzare ulteriori consensi. Se non si potrà introdurre la flat tax, la responsabilità sarà di un’Europa matrigna

La partita va letta dai due punti di vista. Da quello italiano, il trionfatore delle elezioni europee, Matteo Salvini, ha già scoperto le carte: sarà uno scontro frontale. Con questo o col prossimo governo il leader della Lega giocherà infatti la partita – quantomeno farà il tentativo – di superare il tetto sacro del 3%. E se l’Europa sanzionerà questo provocatorio sforamento, Salvini è già pronto a capitalizzare ulteriori consensi e comunque giustificazioni. Se non si potrà introdurre la flat tax, se non si potranno fare investimenti, la responsabilità sarà di un’Europa matrigna.

IL VERO DILEMMA? LA REAZIONE DELLA COMMISSIONE

Non solo. Salvini si appresta anche a far votare il parlamento per la fine del fiscal compact, il pareggio di bilancio iscritto nella Costituzione imposto dall’Europa (a suo tempo, solo il saggio Giorgio La Malfa si oppose con preveggenza). Ma a quel punto si aprirà il vero dilemma: come reagirà la nuova Commissione? Continuerà sulla linea del rigore alla Wolfgang Schaeuble? O si renderà conto che in questo modo rischia di far crescere ulteriormente le forze sovraniste che alle prossime elezioni europee possono salire nei consensi popolari al punto di imporre un ribaltone (e la fine della loro idea di Europa), non senza aver rovesciato nel frattempo le maggioranze nazionali?

Matteo Salvini.

Insomma, le élite che hanno sinora governato la Ue si sono rese conto o no che il sovranismo e soprattutto la caduta verticale del consenso per i partiti popolari e socialisti sono il prodotto della loro cecità politica? Del miope attaccamento alle regole del mercato (vedi Grecia), esattamente come lo sono della loro cinica scelta di lasciare l’Italia sola a fronte dell’emergenza clandestini, là dove si sono invece impegnati con 5 miliardi di euro per soccorrere la Germania di fronte all’identico sconvolgimento?

LA RIVOLTA DEI CETI MEDI E BASSI

La nuova maggioranza Ue, la nuova Commissione si accorgerà finalmente che il tema in Europa è la rivolta dei ceti medi e bassi travolti dall’intreccio tra crisi del 2008 e globalizzazione, rivolta acuita dalle politiche rigoriste e non espansive? Prenderà atto che a fronte di un simile quadro politico – anche se non identico – la politica espansiva e tutta in deficit e debito di Donald Trump sta funzionando alla grande? Questo è l’interrogativo. In questo ambito si muove Salvini, in una partita dalle dinamiche nuove. E drammatiche.

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