Salvini e Di Maio ora litigano sull’abolizione dell’abuso d’ufficio

Per il leader della Lega il reato è da eliminare per permettere ai sindaci di lavorare. Secco il "no" del ministro del Lavoro su Facebook: «Più lavoro e meno stronzate!». 

23 Maggio 2019 09.28
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Non passa giorno che tra i due vicepremier non scoppi una polemica. Dopo le tensioni per l'ultimo consiglio dei ministri concluso con la mancata approvazione del decreto sicurezza bis di marca leghista, Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono tornati a litigare sul reato di abuso d'ufficio.

SALVINI: «REATO DA TOGLIERE». MA POI PARLA DI «MODIFICA»

Il 22 maggio, ospite di Porta a Porta, il ministro dell'Interno aveva rilanciato il tema di una possibile abolizione del reato: «Toglierei l'abuso d'ufficio», aveva spiegato, «non posso bloccare 8 mila sindaci per la paura che uno possa essere indagato. Ci sono sindaci che non firmano niente per paura di essere indagati». Il giorno dopo, ospite di Radio Anch'io, il leader leghista ha rincarato la dose confermando in modo "assoluto" di voler abolire il reato. «Io», ha sottolineato, «voglio scommettere sulla buona fede degli italiani, degli imprenditori, degli artigiani, dei sindaci» e invece oggi c'è «una burocrazia e una paura di firmare atti, aprire cantieri, sistemare scuole, ospedali». Nel corso del 23 maggio la parziale marcia indietro del ministro sulla scia delle parole di Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale Anti-corruzione che ha detto di essere «assolutamente contrario all'abolizione» del reato, ma di ritenere che «sia opportuno che ci sia uno spazio per pensare una modifica»: «Pienamente d'accordo col presidente dell'Anti-corruzione», ha detto Salvini, «bisogna modificare la norma sull'abuso di ufficio per punire i veri colpevoli ma lasciare lavorare serenamente cittadini, imprenditori e funzionari pubblici», ha precisato.

«FACCIO QUELLO CHE RITENGO GIUSTO PER GLI ITALIANI»

«Io non so cosa fanno Berlusconi, Renzi, Monti, Di Maio», ha poi risposto Salvini a chi gli ricordava le polemiche scoppiate quando ci provò il Cavaliere a modificare il reato, «io faccio quello che ritengo sia giusto per gli italiani. Bisogna togliere burocrazia, togliere vincoli, aprire cantieri. Se per paura che qualcuno rubi blocchiamo tutto allora mettiamo il cartello affittasi ai confini dell'Italia e ci offriamo alla prima multinazionale cinese che arriva. Se uno ruba», ha concluso, «lo metto in galera, ma non possiamo per presunzione di colpevolezza bloccare tutto».

DI MAIO: «PIÙ LAVORO E MENO STRONZATE»

Secca e tagliente la risposta a stretto giro dell'altro vicepremier, Di Maio. L'abuso di ufficio, ha scritto il capo politico del Movimento 5 stelle su Facebook, «è un reato in cui cade spesso chi amministra, è vero, ma se un sindaco agisce onestamente non ha nulla da temere. Non è togliendo un reato che sistemi le cose. Il prossimo passo quale sarà? Che per evitare di far dimettere un sottosegretario togliamo il reato di corruzione? Sia chiara una cosa, per noi il governo va avanti, ma a un patto: più lavoro e meno stronzate!». Voler togliere questo reato «è forse un modo per chiedere il voto ai condannati o per salvare qualche amico governatore?», ha attaccato.

Il reato di abuso d’ufficio esiste quando un incaricato di pubblico servizio, un dirigente o un politico ad esempio,…

Geplaatst door Luigi Di Maio op Donderdag 23 mei 2019

«NON STARÒ ZITTO DAVANTI A CHI VUOLE APRIRE AI RACCOMANDATI»

Ha scritto ancora Di Maio: «Il reato di abuso d'ufficio esiste quando un incaricato di pubblico servizio, un dirigente o un politico ad esempio, nello svolgimento delle sue funzioni fa qualcosa che, intenzionalmente, procura a sé o ad altre persone a lui vicine un vantaggio ingiusto, arrecando ad altri dunque un danno. Volete un esempio? Un sindaco, un ministro, un presidente di Regione o un qualsiasi altro dirigente pubblico che fa assumere sua figlia per chiamata diretta, invece di convocare una selezione pubblica e dare a tutti la possibilità di ambire a quel posto di lavoro». E ancora: «Ora, vedete come vanno le cose? Io dovrei stare zitto davanti a queste affermazioni? Dovrei stare zitto davanti a chi apre ai raccomandati, a chi chiude le porte al merito, a chi favorisce qualcuno solo perché ha avuto qualcosa in cambio? E poi ci lamentiamo dei cervelli in fuga e dei nostri ragazzi che devono espatriare per cercare un lavoro? Ma per favore…». «Il colmo è che, se parlo, qualcuno fa la vittima e dice che insultiamo; se non parlo però siamo conniventi. Ma di fronte a questa stupidaggine io non posso tacere. Chi l'ha detto stavolta ha toppato alla grande», ha concluso.

LEZZI (M5S): «LA MISURA NON È NEL CONTRATTO»

Oltre a Di Maio, nel governo ci sono altri ministri che si sfilano, come Barbara Lezzi, titolare del dicastero per il Sud. A proposito dell'abolizione lanciata da Salvini la ministra, ospite della trasmissione Circo Massimo su Radio Capital, ha detto che «non è nel contratto». «Bisogna concentrarsi sulle cose da fare», ha aggiunto, «senza mettere altra carne sul fuoco. E non vedo ragione per ampliare il contratto: dobbiamo fare una spending review fatta bene e la legge sul conflitto di interessi, evitare di far aumentare l'Iva (e non aumenterà), abbassare le tasse alle famiglie e alle imprese. Direi di arrivare almeno almeno al 90% del contratto prima di immaginarne un altro».

CANTONE APRE A UNA REVISIONE DEL REATO

Sulla vicenda Cantone ha aggiunto che è «opportuno che ci sia uno spazio per pensare una modifica: c'è una quantità enorme di provvedimenti che non arrivano a condanna, che non arrivano a sentenza, per cui è evidente che qualcosa nella norma non funziona, ma una norma che punisca gli atti evidenti di favore è necessaria», ha spiegato. «Che il reato di abuso d'ufficio vada, a mio avviso, modificato, l'ho detto un anno fa, in tempi non sospetti», ha aggiunto parlando a margine della presentazione di un libro. «Spesso si dice che il Paese è bloccato dalla indagini, e si usano le indagini come un alibi. Quest'alibi spesso è fasullo, è usato in maniera strumentale», ma su alcuni aspetti «è opportuno che ci sia uno spazio di miglioramento».

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