Scintille tra Salvini e Di Maio su deficit, Pil e Pd

Il ministro dell'Interno all'attacco dell'alleato di governo. E da Verona insiste sull'autonomia. Di Maio: «Difende la casta, non lo riconosco più». Giorgetti: «Dura andare avanti con queste liti».

14 Maggio 2019 16.36
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Più si avvicinano le Europee più le frecciate tra i due alleati di governo si fanno avvelenate. E M5S e Lega ormai fanno ormai la parte della maggioranza e pure quell'opposizione anche su temi che una volta li avevano visti uniti, anzi che erano stati i loro cavalli di battaglia contro tutto e tutti. Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sono messi a litigare persino sul rapporto deficit – Pil. Per Salvini se serve si può sforare il 3%, mentre Luigi Di Maio sembra aver dismesso gli abiti da incendiario e aver cambiato atteggiamento rispetto a conti pubblici e risparmi. Il leader grillino ha infatti richiamato Salvini a evitare le sparate che fanno aumentare lo spread. Chi lo avrebbe detto solo pochi mesi fa. Intanto il differenziale Btp Bund ha registrato le fibrillazioni schizzando a 280 punti base, dopo aver toccato quota 283.

GIORGETTI: M5S INSOSTENIBILE SE SI CONTINUA COSÍ

Intanto altre ombre si addensano dopo le parole di Giancarlo Giorgetti. «Non è che non è vero, certo è difficile e complicato. Alla fine uno è esausto e si lascia andare a questi stati d'animo», ha detto il sottosegretario leghista durante la registrazione di Porta a Porta, rispondendo a Bruno Vespa che gli chiedeva se fosse vero che sia stato uno fra i primi ad essere arrivato al limite della pazienza coi grillini. «Questo stato» di conflittualità fra i due partiti «se continua dopo il 26 maggio è insostenibile», ha spiegato, «ma sono convinto che dopo ci sarà un altro indirizzo per la convivenza e un altro metro di lavoro».

Ma nello storytelling di "guerra" non può mancare il topic "accoppiamento". Se Di Maio insiste sul fatto che il governo è fermo perché la Lega è offesa dall'affare Siri e accusa il Carroccio di cercare voti a destra, Salvini replica citando la troppa sintonia tra M5S e Pd. Dopo le insinuazioni pentastellate circa la tentazione della Lega a tornare a braccetto con Silvio Berlusconi, la presentazione di una legge contro il conflitto di interesse, e l'accusa di difendere la Casta, martedì 14 maggio Matteo Salvini ha giocato la sua carta: «Io per 11 mesi ho mantenuto la parola con gli italiani e con i 5 stelle», ha affondato il ministro dell'Interno da Verona. «Inizio a notare troppi accoppiamenti fra Pd e 5 stelle, troppa sintonia». Per poi rincarare la dose: «No alla flat tax, no ad Autonomia, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti», ha aggiunto. «Mi spieghi qualcuno se vuole andare d'accordo con il Pd o con gli italiani e la Lega rispettando il patto». Troppi no, dunque. Come quelli, secondo Salvini, dell'Europa. «Sono stufo dell'Europa dei no, che ci vuole tutti precari e in pensione a 97 anni per risparmiare. Ci vadano la Merkel, Soros e Juncker in pensione a 97 anni, qui abbiamo altre idee per i nostri figli», ha detto durante un comizio a Negrar.

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E dal Veneto il segretario federale della Lega non poteva che insistere proprio sull'autonomia. Altro tema spinoso nel rapporto con il M5s. Rispondendo a una domanda sulla posizione dei cinque stelle ha messo in guardia: «Se uno ha cambiato idea, vuole perdere tempo, lo dica. Non solo ai veneti o ai lombardi ma a tutti perchè l'autonomia la stanno chiedendo tutti». Il titolare del Viminale ha poi assicurato che l'Iva non aumenterà. «Lo garantisco: devono passare sul mio corpo. Il voto del 26 maggio è fondamentale per andare in Europa in forze e scardinare un sistema sbagliato. Dobbiamo prima almeno dimezzare la disoccupazione».

LE PROPOSTE LEGHISTE PER INCALZARE IL M5S

Il leader della Lega intanto sta mobilitando tutte le energie dei suoi per mettere in campo proposte «concrete» per la volata finale verso il voto, incalzando così i grillini. Il Carroccio sta lavorando a una flat tax al 5% su tutti gli aumenti di stipendio. E Il ministro dell'Interno si prepara ad annunciare una nuova proposta da realizzare «entro l'anno per tanti italiani in difficoltà». Tra i leghisti massimo riserbo. Ma emergono i profili di una proposta fiscale che intervenga là dove il reddito di cittadinanza non è arrivato.

SCONTRO ANCHE SULLA FAMIGLIA

Pure la famiglia diventa terreno di scontro. Alla vigilia della riunione di Di Maio al ministero con il forum delle famiglie, per elaborare una proposta da coprire con il miliardo risparmiato dal reddito, il ministro leghista Lorenzo Fontana, non invitato al tavolo, ha presentato alla Camera due emendamenti al decreto crescita proprio sulla famiglia. Le coperture? I soldi risparmiati dal reddito. La prima proposta è aumentare il bonus bebè da 80 a 110 euro per il "ceto medio", chi guadagna fino a 35mila euro di reddito. E la seconda è una detrazione fiscale al 19% per spese fino a 1800 euro annui per pannolini e latte. «Finalmente proposte concrete», ha esultato Salvini. Ma dal M5s è arrivata l'accusa di plagio: «Copia solo».

DI MAIO: «SALVINI DIFENDE LA CASTA»

Luigi Di Maio non è rimasto a guardare. «I primi sei mesi di governo Salvini si presentava come una persona interessata ai problemi della gente, ora non lo riconosco più», ha detto il capo politico M5s a Matrix. «È come si fosse tolto la felpa e avesse messo l'abito buono della vecchia politica. Nel caso Siri si è schierato a difesa della casta». «Io e Salvini non siamo persone che vogliono tirare a campare», ha aggiunto, «ma questi dissidi tra noi e la Lega non sono dovuti alla campagna elettorale: su certi temi continuerò a marcare la Lega, come sulle donne che devono restare in casa come ho sentito al congresso della famiglia. Dobbiamo fare una serie di cose da giugno a dicembre per gli italiani, spero che dopo le elezioni questa sta cosa dei mitra finisca perché dobbiamo fare delle cose concrete. Il governo deve andare avanti per cinque anni».

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