Salvini grida all’inciucio tra M5s e Pd

Il leader della Lega: «Se arrivassero altri tre no su giustizia, autonomia e manovra allora cambia tutto». E liquida così il Russiagate: «Tutte balle». Poi l'affondo: «Grillini e dem sono già al governo insieme a Bruxelles».

18 Luglio 2019 08.31
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Giustizia, autonomia, manovra: le cose si fanno o non si fanno, e la Lega va avanti. Ma «se arrivassero altri tre no, allora cambia tutto». Sono questi gli ultimatum lanciati a mezzo stampa dal vicepremier Matteo Salvini all’alleato M5s, in due interviste concesse a Repubblica e al Corriere della Sera. Che poi ha rincarato la dose, gridando all’inciucio tra M5s e Pd: «Da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles. Tradendo il voto degli italiani che volevano il cambiamento, i grillini hanno votato il presidente della nuova Commissione europea, proposto da Merkel e Macron, insieme a Renzi e Berlusconi. Una scelta gravissima, altro che democrazia e trasparenza».

IL RUSSIAGATE? SOLO «FANTASIE»

Il leader della Lega ha detto anche che andrà in parlamento a riferire sul caso dei presunti finanziamenti dalla Russia. Ma l’idea è sempre quella di rispondere nel corso di un question time. E al giornalista del Corriere che gli ha fatto notare che questo «non equivale a riferire in Aula», ha replicato facendo spallucce: «Allora faremo una conferenza internazionale». Salvini si sente comunque tranquillo «sulla corruzione e quelle fantasie lì», e dice di fidarsi di chi gli sta vicino. Insomma: «Tutte balle», come sintetizza in prima pagina Repubblica. «Ma se poi qualcuno sbaglia, con me paga doppio». Messaggio diretto al presidente dell’associazione Lombardia-Russia, Gianluca Savoini, e a Claudio D’Amico, consigliere di Salvini per le attività strategiche di rilievo internazionale. Al momento D’Amico non risulta indagato, ma alcune fotografie su Facebook fanno pensare che si trovasse a Mosca il 18 ottobre 2018, giorno della riunione all’Hotel Metropol. E l’avvocato Gianluca Meranda, che invece è sotto inchiesta come Savoini, «non conferma e non smentisce» la presenza di un quarto italiano al tavolo russo, oltre a Savoini, allo stesso Meranda e al suo collaboratore Francesco Vannucci.

LA LEGA RIVENDICA LA SCELTA DEL COMMISSARIO EUROPEO ITALIANO

Il vicepremier si è poi detto non interessato a sapere se il presidente della Camera, Roberto Fico, stia lavorando oppure no per un governo Pd-M5s («Fico lavora a un governo col Pd? Ma chi se ne frega di Fico»). E un’altra stoccata ai pentastellati ha sullo sfondo l’Europa: «Mi auguro che il loro voto a Merkel e Macron non significhi una manovra alla Monti». Nel mirino è finito pure il premier Giuseppe Conte, che riferirà in parlamento sul Russiagate: «Che ne sa il premier dei presunti finanziamenti alla Lega? Ribadisce ogni giorno che è lui il presidente del Consiglio. Chi l’ha mai messo in dubbio?». Nessuna paura nemmeno per l’inchiesta in corso della procura di Milano: «Possono cercare quello che vogliono, ma non trovano un euro, un dollaro, nulla». Mentre sulle conseguenze che la vicenda potrebbe avere sulla scelta del commissario europeo che spetta all’Italia, Salvini ha risposto così: «La Lega ha preso il doppio dei voti degli altri. Ma se i voti non contano, lo sceglieremo su Rousseau».

DI MAIO GETTA ACQUA SUL FUOCO

La replica dell’altro vicepremier, Luigi Di Maio, è arrivata sempre con un’intervista al Corriere della Sera: «La crisi non c’è e non ci sarà, quello che c’è è l’unico governo possibile. Quanto all’ipotesi di una nuova maggioranza con il Pd, «non faremo mai alleanze con il partito di Bibbiano». E sullo scontro con la Lega per il voto divergente che ha portato all’elezione della nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il leader M5s ha chiamato Salvini ad assumersi le proprie responsabilità: «La Lega ha vinto le elezioni europee, ora dimostri qualcosa».

MA POI PASSA AL CONTRATTACCO

Poi, ospite di UnoMattina, il 18 luglio Di Maio ha aggiunto: «Io sono sicuro dell’esecutivo e ritengo ingiusto che ogni giorno si minacci una crisi di governo. Dal mio punto di vista ci sono delle riforme che si devono fare. Non ci sono tre no» su giustizia, autonomia e manovra. Ma «se avessi il minimo sospetto che la Lega ha preso soldi dalla Russia, non starei al governo con loro». Il punto è che «se il parlamento chiede un’audizione, è giusto che Salvini vada in parlamento». Quanto alla partita europea, per Di Maio «il rischio che corre la Lega è di isolare l’Italia» e «quando avremo bisogno di aiuto saremo isolati come la Grecia». E sulla decisione del Carroccio di non votare Von der Leyen alla presidenza della Commissione, ha spiegato: «C’era un accordo per cui la Lega avrebbe votato lei in cambio di un commissario. Hanno capito che non avrebbero avuto il commissario europeo e si sono ritirati. Con l’accusa che lancia al M5s, la Lega sta mentendo. Se tu ti isoli e voti contro la presidente della Commissione, e poi le vai a chiedere di nominare un leghista come suo vice, c’è qualche difficoltà».

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