Il voto su Salvini e la Diciotti in Giunta delle immunità al Senato

19 Febbraio 2019 13.32
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Anche la Giunta per le immunità del Senato ha graziato Matteo Salvini sul caso Diciotti, respingendo l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno. Dopo l'esito della consultazione online fatta dal M5s sulla piattaforma Rousseau era scontato che la relazione presentata dal presidente Maurizio Gasparri, che proponeva di negare l'autorizzazione, passasse anche in questa sede. Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia e Movimento 5 stelle contavano infatti 16 dei 23 componenti: 16 sono stati i contrari all'autorizzazione, 6 i favorevoli (i quattro rappresentanti del Pd più Pietro Grasso e l'ex grillino Gregorio De Falco del gruppo Misto). La palla deve passare poi all'Aula di Palazzo Madama, chiamata a dire l'ultima parola entro il 24 marzo.

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SALVINI: «AL GOVERNO C'È UNA SQUADRA, GRAZIE»

Da Bari è arrivata anche la reazione di Salvini: «Siamo una squadra. Al governo c'è una squadra, non ci sono dei singoli, quindi ringrazio per la fiducia alla squadra». Poi il vicepremier ha ripetuto: «Per me prima viene la difesa dei confini e la sicurezza della mia gente quindi lavoravo tranquillo ieri e lavoro tranquillo oggi. I senatori hanno fatto e faranno le loro scelte. Avrei accettato qualunque risposta, consapevole del fatto che quello che sto e stiamo facendo lo facciamo per il bene del nostro Paese. Quindi ero e sono pronto a qualsiasi tipo di giudizio».

PROTESTA DEI SENATORI DEL PD CHE HANNO URLATO «VERGOGNA»

Non appena il presidente Gasparri e i commissari sono usciti dall'Aula di Sant'Ivo alla Sapienza, i senatori del Pd che protestavano nel cortile hanno cominciato a gridare «Vergogna!» e «onestà!». Le urla erano rivolte verso il parlamentare pentastellato Mario Michele Giarrusso che aveva incrociato i polsi a mo' di manette. Poco prima il grillino aveva sbottato: «Io non ho i miei genitori agli arresti domiciliari», riferendosi alle vicende dei genitori di Matteo Renzi.

IL CINQUE STELLE GALLO: «IL 41% DEGLI ISCRITTI CHIEDE UN CAMBIO DI PASSO»

Ma chi pensava che la questione fosse finita dopo la consultazione online su Rousseau e il voto della Giunta si sbagliava. In un post su Facebook il presidente grillino della commissione Cultura della Camera Luigi Gallo ha scritto: «Non liquiderei così facilmente questa votazione. Il 41% degli iscritti al M5s chiede ai vertici un cambio di passo e il ritorno ai principi del M5s. Il 41% è un numero enorme. C'è qualcuno che dice che il 41% deve andarsene, qualcun altro vuole etichettare il 41% come dissidenza. Io so invece che il 41% e pronto a mobilitarsi e vuole chiedere conto della direzione di questo governo, vuole più coerenza».

LA POLEMICA TRA GIARRUSSO E GRASSO

Arrivando alla riunione della Giunta, Giarrusso aveva smentito che la Base del suo stesso partito si fosse divisa sulla vicenda della nave della Guardia costiera italiana: «Non c'è nessuna spaccatura, c'è un voto democratico. I voti bulgari appartenevano a un'altra epoca, a un altro sistema. Nel Movimento 5 stelle c'è stato un approfondito e acceso dibattito. Viva la democrazia!». Immediata (e polemica) la risposta del senatore di Liberi e uguali Pietro Grasso: «Giarrusso ha detto "viva la democrazia"? Evidentemente scambia la democrazia per uno Stato di polizia». Quanto al rischio di espulsione per i parlamentari del M5s in caso di voto favorevole all'autorizzazione a procedere, Giarrusso ha spiegato: «Di questo se ne occupa Luigi Di Maio». Mentre il senatore ex M5s Gregorio De Falco, anche lui membro della Giunta, ha criticato l'applicazione di una eventuale linea dura: «L'espulsione dal M5s è prevista quando non si applica il programma. E il programma non prevede la sottrazione di un ministro dal giudizio di un tribunale».

LE DICHIARAZIONI DI VOTO DEI MEMBRI DELLA GIUNTA

Nel corso della sua dichiarazione di voto, Grasso aveva definito la vicenda della nave Diciotti un caso di «detenzione lunga e illegale. Si potrebbe ipotizzare anche il sequestro di persona a scopo di coazione di Stato estero, punito con la reclusione dai 25 ai 30 anni». Per il senatore di Liberi e uguali, il governo avrebbe dovuto far sbarcare subito i 177 migranti a bordo, proprio per perseguire il «preminente interesse pubblico» in gioco.

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