Benvenuti nell’età dell’eccesso

Dalle minacce baciate e i rosari di Salvini fino ai "ciaone" che inquinano il nostro parlare quotidiano. Tutto è esagerato e urlato in questa era della dismisura.

02 Giugno 2019 09.00
Like me!

«Il Pd si faccia insegnare da Landini come parlare agli operai». L’invito, quasi incredibile, è di Massimo D’Alema. Lo stesso che nel 1995 invocava un Paese normale. Che già allora sopravviveva a stento, ma che oggi è letteralmente scomparso. E che nessuno vuole più. Forse perché si fa perfino fatica a immaginare il tempo, relativamente recente, nel quale la politica italiana s’accalcava al centro, facendo appello ai moderati e alla moderazione.

LEGGI ANCHE: Non è col moderatismo che si batte la destra

I DANNI DELLA DISINTERMEDIAZIONE

Quel mondo (di Pierferdinando Casini e Rocco Buttiglione) è infatti tramontato, cancellato dalla progressiva perdita di ruolo dei corpi intermedi, cioè sindacati, associazioni di categoria e professionali, partiti politici stessi. Il risultato di questa disintermediazione è stata la progressiva identificazione dei partiti nei rispettivi leader. Delfini, numeri 2, vicesegretari e presidenti onorari sono spariti. Come le segreterie, i direttivi e i comitati centrali. Al loro posto sono rimaste le assemblee e i capi, non più moderati da istanze intermedie, sono diventati padroni dei propri partiti. Ciò spiega la deriva personalistica della politica italiana che a partire da Silvio Berlusconi e passando da Matteo Renzi ora è, con Matteo Salvini, incontenibile.

LEGGI ANCHE: La Coscienza di Matteo

SALVINI E IL REPERTORIO DA BAR SPORT

Il capo leghista è infatti un uomo solo al comando. Oltre a lui la Lega è Giancarlo Giorgetti e la Bestia: il resto è tappezzeria. Il Capitano infatti dice e fa quello che sente. Quel che la gente vuole sentire. E quindi via con le promesse roboanti, le minacce condite di bacioni, le sfide a tutto e a tutti: un repertorio ideologico eclettico, da Bar sport dove tutto si tiene: l’evocazione dei santi e il crocifisso esibito, il Milan e Zorro. Insomma l’esagerazione conclamata, in una interpretazione però di grande successo, visti i risultati delle elezioni europee.

LEGGI ANCHE: La scomparsa dell’intellettuale collettivo e il disprezzo della cultura

Matteo Salvini in piazza Duomo a Milano.

DISMISURA, LO SPIRITO DEI TEMPI

Le paure e preoccupazioni per l’ascesa trionfale di Salvini, più o meno legittime, non devono però ignorare che essa non è un’anomalia e lui non è un alieno, bensì la puntuale traduzione politica dell’attuale spirito dei tempi che ovunque si manifesti mostra un disprezzo ostentato per la misura e viceversa un’aperta esaltazione della dismisura, della hybris, dell’eccesso. Come ha scritto Olivier Rey in Dismisura. La marcia infernale del progresso (edizioni Controcorrente): «Tutte le culture si sono sforzate di far maturare gli uomini fissando limiti e facendo del loro riconoscimento una condizione della saggezza…Ma uno dei grandi sconvolgimenti moderni è di aver rotto con il rispetto del limite, promuovendo l’illimitato, la dismisura».  

LA QUANTITÀ PIÙ DELLA QUALITÀ

In questo senso e per personalizzare Salvini è un personaggio perfetto nella “società della dismisura”, che è anzitutto una rappresentazione numerica. Ovviamente esagerata, tanto che si parla di big data e non c’è evento (fiera, congresso, festival, concerto, play list, sito web) che non si magnifichi in quantità (di relatori, di partecipanti, di biglietti staccati, di utenti, di follower). E i numeri sono quasi sempre da capogiro, soprattutto quando la dismisura sta in un boccettino di yogurt di soli 125 cl che però racchiude 125 miliardi di fermenti lattici attivi.

LEGGI ANCHE: Benvenuti nell’era degli psicopatici al potere

ORRORI LINGUISTICI QUOTIDIANI

Il linguaggio quotidiano esprime bene questa irresistibile tendenza all’escalation. Che non è solo verbale e che è terribile proprio nell’inconsapevolezza degli orrori linguistici che prendono piede o meglio bocca. Tra tramezzoni e insalatone, quizzoni e cose fichissime si fa fatica a scegliere la parola aumentata peggiore. Anche se nel peggio stanno sicuramente ideona, ciaone e lo stra-stra-stra abbinato a qualsiasi cosa o stato d’animo.

Anche la pubblicità punta all’esagerazione.

LA SPIA DEL MARKETING

Tuttavia è la pubblicità che forse proprio per essere un potente apparato ideologico ma non essendo percepito come tale, nel corso degli ultimi 30 anni, giorno per giorno, soprattutto attraverso la tivù e più in generale i media, ha dato sostanza quotidiana, nella promozione dei consumi a livello di massa, all’iperbole, all’eccesso, all’esagerazione. Dall’Impossible is nothing (Adidas) al Tutto è possibile (Wolksvagen) siamo approdati al triplice superlativo (Altissima, purissima, levissima) e poi all’aggettivo trasformato direttamente in marchio: Intimissimi, Cubissimi, Insalatisime, Danissimo, Illyssimo. Nel contempo la lievitazione linguistica s’è accompagnata a quella delle funzioni merceologiche. Dal semplice prodotto si è infatti passati al multi-prodotto. Dal 3 in 1 di Finish e Gillette si è approdati al 6 in 1 di Persil. Attualmente su Amazon c’è un kit per l’analisi delle acque 10 in 1. Della serie: esagerate, esagerate, qualcosa resterà! Già: ma cosa?

LA NORMALIZZAZIONE DELL’ECCESSO

Fondamentalmente la normalizzazione dell’eccesso comporta da un lato la cancellazione della normalità, dunque una crescente incapacità di fare i conti seriamente con la realtà, dall’altro una escalation verbale e comportamentale che a ogni livello della società induce in modo sempre più pervasivo a dirle e farle come meglio si crede, a spararle grosse, sempre più grosse. Con la conseguenza di un generale smarrimento di qualsiasi senso critico e autocritico rispetto a un sistema sociale, ma anche economico e politico, che ha tutta l’aria di essere ormai quasi fuori controllo.

LEGGI ANCHE: La nostra quotidianità ha un problema di estetica

UN MONDO DIVISO TRA POVERISSIMI E RICCHISSIMI

Se è vero, per fare esempi stranoti ma pur sempre indicativi di quanto sia oggi pervasiva e distruttiva la dismisura, che nel mondo come in Italia crescono i ricchissimi ma anche i poverissimi. I sociologi inglesi riferendosi all’enorme differenza di vita che si conduce a Londra rispetto a quella delle periferie o dei piccoli centri (dove vive chi ha votato per la Brexit) hanno coniato una nuova distinzione. A quella tradizionale tra chi ha (have) e chi non ha (have not) è subentrata quella tra chi ha molto (have a lot) e chi ha niente (have nothing). Ma non meno rappresentativi della dismisura come regola e come espressione di una sostanziale incapacità di regolare gli eccessi, di ricondurre a sintesi fenomeni estremi, ci sono altre situazioni che manifestano terribili sproporzioni: crescono infatti nel mondo e in Italia, sia i redditi sia i debiti, sia gli affamati sia gli obesi, sia gli euforici (consumatori di droghe e alcol) sia i depressi, gli iperattivi come gli insonni.

ADDIO PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE

Per la cronaca nel 2018, secondo l’Aifa, agenzia del farmaco, si è toccato il record nel consumo di benzodiazepine ovvero ansiolitici e del numero di morti di sonno cioè consumatori di sonniferi. Questo è il contesto di “Paese normale” in cui non ci si meraviglia e scandalizza più se il politico di turno dopo avere promesso la luna o minacciato chissà quali sconquassi e rivoluzioni, si contraddice, si ricrede, si smentisce. Così, con estrema naturalezza da un giorno all’altro, senza alcun imbarazzo, remora o paura di avere fatto figuracce o detto stupidaggini. Piuttosto stupisce chi si stupisce di ciò. Chi crede di abitare ancora un mondo e una società in cui vige il principio di non contraddizione e dove tesi e antitesi di qualsiasi tipo trovano prima o poi una sintesi.

LEADER FUORI TEMPO MASSIMO

Ma purtroppo è proprio chi avrebbe obbligo di comportamenti misurati, discorsi sorvegliati, gesti meditati, esternazioni soppesate che vi si sottrae spesso e volentieri. Che sia per presunzione, narcisismo o ego straripante è difficile stabilirlo, forse perché è tutte le quattro cose assieme. Certo è, per concludere, che sono fuori misura e fuori tempo (massimo) sia Salvini che bacia la corona del rosario che D’Alema che dice “qualcosa di sinistra” 21 anni dopo l’invito che gli rivolse Nanni Moretti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *