L’ultima cosa che vuole Salvini è il voto anticipato

Nonostante il pressing di molti suoi consiglieri per far cadere il governo, il capo della Lega tiene in vita l'alleanza con Di Maio. Rompere ora potrebbe essere fatale al suo consenso e creare una nuova maggioranza Pd-M5s.

08 Luglio 2019 12.31
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L’anticamera di Matteo Salvini è affollata di consiglieri che mai l’hanno votato ma oggi ardono dal desiderio di distillargli preziosi suggerimenti.

Generalmente sono boiardi in cerca di collocazione, politici a caccia di candidature o conferme, insomma le cose della vita. Consiglio comune della rumorosa pletora di postulanti: Salvini corri a elezioni anticipate, ora o mai più. Io non ho niente da chiedere a Matteo, non foss’altro per essere collocato oltre la trincea a cui più fieramente indirizza i suoi anatemi: sono democristiano, berlusconiano, fan della Prima repubblica, felicemente adattato alla Seconda, oppositore viscerale della Terza dominata dal Capitano.

SE CADE IL GOVERNO MATTARELLA TROVERÀ UN’ALTRA MAGGIORANZA

Questa mia collocazione insospettabile mi dá diritto di rivolgermi al capo della Lega porgendogli non un consiglio, ma addirittura un endorsement: sulle elezioni anticipate ha ragione Salvini e torto i suoi nuovi consiglieri. Matteo ha ragione a scansare le urne perché vede quello che vedo io (del resto usiamo gli stessi occhiali, quelli di chi fa politica dalle scuole medie).

Un terzo del parlamento è targato M5s, e per un nuovo governo saranno schierati tutti: governisti, movimentisti e fuoriusciti

Salvini sa che se fa cadere il governo le cose non andranno come predicano alcuni editorialisti: e non perché Sergio Mattarella briga e impiccia, ma semplicemente perché il mestiere del presidente della Repubblica è di verificare se in parlamento c’è un’altra maggioranza. Mattarella la cercherà e la troverà. Dove? I conti sono semplici: un terzo del parlamento è targato M5s, e per un nuovo governo saranno schierati tutti: governisti, movimentisti e persino fuoriusciti (l’alternativa sarebbe andare al voto e lasciare a casa due terzi di eletti).

CON LE ELEZIONI ANTICIPATE IL PD RISCHIA 20 ANNI DI OPPOSIZIONE

Il Pd potrebbe avere interesse a elezioni anticipate: Nicola Zingaretti non è parlamentare, e gli attuali gruppi gli obbediscono a corrente alternata. Ma il segretario dem viene dalla ditta e mastica la politica: sa che una vittoria di Salvini coi numeri che girano sarebbe epocale, spedirebbe il Pd nel ruolo di ventennale opposizione gialla, come un novello Pci. Salvini non è Berlusconi e Zingaretti lo sa: Silvio non creó mai un partito, fu mecenate gioioso e spesso innamorato degli avversari, il suo fu dominio gentile come oggi riconoscono gli avversari più truci. Salvini ha alle spalle un partito, e che partito: il più antico del parlamento, è dotato di una classe dirigente che è la migliore del Nord (citofonare Zaia, Maroni, Fontana, Giorgetti, Centinaio).

SALVINI VUOLE CONTINUARE A CANIBBALIZZARE IL CENTRODESTRA

Zingaretti sa che questi – se vincono – vincono davvero. Ecco perché il Partito democratico alla fine comprerà tempo, votando la fiducia a un nuovo governo assieme ai cinque stelle e a quella parte di Forza Italia che dannunzianamente andrà verso la vita anziché verso elezioni anticipate foriere di morte collettiva. Tutto questo Matteo lo sa, e perciò si tiene stretto questo governo e la golden share che ne deriva. Intanto coltiva la sua tela: fa scorgere a Giorgia Meloni una futura alleanza, più nascostamente la promette a Berlusconi, e intanto si intesta tutto l’elettorato opposto ai democrat. Quando le elezioni verranno – e prima o poi verranno – Matteo avrà dinanzi un catalogo di partiti in fallimento, più che alleanze farà qualche acquisto al massimo ribasso.

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