Mario Margiocco

Qualcuno avvisi Salvini che in Europa ha perso

Qualcuno avvisi Salvini che in Europa ha perso

Il tanto sbandierato balzo sovranista non c’è stato. Lui che cita Vangeli, bacia crocefissi e invoca la Madonna dovrebbe conoscere Matteo 13, 42. Là dove tutto finisce con «pianti e stridor di denti».

02 Giugno 2019 14.00

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Si può vincere al voto nazionale, stravincere anche, e perdere in Europa. E allora è forte la tentazione di dire che conta la patria e non l’Europa. E di confondere vittoria e sconfitta e proclamare che è stata tutta una vittoria. Intanto, il popolo vede le cose vicine e assai meno quelle lontane.

Matteo Salvini ha stravinto in Italia, il 26 maggio, essenzialmente sui temi immigrazione e sicurezza come sempre; forse fra pochi mesi sarà presidente del Consiglio. Ma ugualmente rischia, a meno di forzare davvero la via nazionale italiana con tutti i rischi connessi, di non andare da nessuna parte perché ha perso in Europa. I sovranisti, e conteggiati nella misura più larga possibile, avevano 155 deputati nell’ottavo Parlamento Ue e ne hanno 175 nel nono Parlamento uscito dalle urne di 28 Paesi il 26 maggio. Questo grazie quasi esclusivamente ai forti aumenti dovuti alla Lega nel Gruppo Enf, Europa delle Nazioni e delle Libertà.

IL VERO BOOM SOVRANISTA IN UE FU NEL 2014

Qui si trovano i salviniani e Marine Le Pen con un totale oggi di 58 eurodeputati contro i 36 della precedente legislatura, e a loro dovrebbero aggiungersi 11 deputati tedeschi di Afd. L’aumento della compagine sovranista è dovuto tutto all’exploit italiano perché le perdite del gruppo Ecr (sostanzialmente i conservatori britannici più adesioni minori) e i guadagni dei brexiteer di Nigel Farage nel gruppo Efdd, Europa delle Libertà e della Democrazia Diretta dove sono i cinque stelle, si equivalgono. Come si equivalgono guadagni e perdite sovraniste, tutti di pochi seggi, nel complesso dei restanti Paesi.

Con il 24,86% del voto francese Le Pen era cinque anni fa meglio piazzata che non con l’attuale 23,30%

I sovranisti hanno il 23,30% dei seggi e avevano nel precedente parlamento il 20,70. Confermano di essere una forza ben presente, e con la quale occorre fare i conti se non si vuole regalarle ulteriore spazio alla prossima tornata del 2024. Ma non c’è stato nessun balzo. L’annus mirabilis dei sovranisti è stato piuttosto il 2014 quando la loro componente passò dall’11,50 dei seggi conquistati nel 2009 al 20,30%, quasi raddoppiando. Già nel 2014 infatti, cosa che analisi e commenti di questi giorni hanno poco ricordato, Le Pen uscì al primo posto nel voto proporzionale europeo in Francia. Passando da tre a 24 eurodeputati. Con il 24,86% del voto francese era cinque anni fa meglio piazzata che non con l’attuale 23,30% e la conseguente perdita di un eurodeputato.

IN QUESTE ELEZIONI HA VINTO L’EUROPA

È almeno dall’inizio dell’anno che le promesse e la dichiarata certezza di un voto capace “di cambiare tutto” non si contano in Italia. Da parte di Matteo Salvini e anche di Luigi Di Maio. Questo aveva fra i distratti creato notevoli aspettative. I sondaggi su scala europea hanno in genere previsto che non sarebbe cambiato molto, ma sono stati sempre ignorati in particolare da Salvini. Del resto anche in altri Paesi l’incognita sovranista era ben presente. Quella di una netta maggiore affluenza ai seggi e di un “sì” all’Europa di Bruxelles soprattutto da parte dei giovani era una speranza, poi avveratasi, e non una certezza.

L’ERRORE DI PROSPETTIVA DEI SOVRANISTI

I sovranisti invocano un ritorno al nazionalismo, parte ben nota della storia europea degli ultimi 150 anni, e lo chiamano futuro. Poi, accanto a questo macroscopico errore di prospettiva, un vero “ritorno al futuro”, hanno anche ragioni valide. L’esistenza di queste ragioni, che si possono riassumere nel necessario rispetto delle identità nazionali a fronte di immigrazione e altro, ha fatto prendere in seria considerazione un ripetersi dei successi del 2014. Che non c’è stato. Nella tappa 2019 ha vinto l’Europa e perso il sovranismo.

Matteo Salvini e Marine Le Pen.

Uno studio dell’Ecfr, lo European Council on Foreign Relations, tracciava a febbraio 2019 un possibile scenario della vittoria sovranista. Per decretarla era indispensabile però un salto dal 20 al 33% almeno della componente parlamentare. L’ipotesi era quella di un sovranismo che arrivasse da un minimo del 33,3% dei seggi al 49,9% e le conseguenze sarebbero state chiare. Bloccando soprattutto il lavoro delle Commissioni parlamentari l’esercito neonazionalista sarebbe stato in grado di bloccare l’intera Unione. Creando un contropotere capace di far saltare Commissione e Consiglio. Che in qualche modo questo fosse nelle ipotesi di lavoro di Salvini e Le Pen lo conferma l’aver posto fra gli obiettivi comuni, nell’incontro di inizio aprile 2019 a Parigi, il ritorno alla supremazia delle legislazioni nazionali su quella comunitaria. Il grimaldello per far saltare il tutto. Gli elettori europei il 26 maggio hanno deciso diversamente.

SALVINI FALSIFICA IL RISULTATO DEL VOTO EUROPEO

Ma Salvini invoca la vittoria nazionale, da vero nazionalista. Falsifica la sconfitta europea, e la prima mossa dopo il voto è stata chiara. Il 28 maggio con procedura davvero inusuale, nel corso di un lungo messaggio trionfale video su Facebook di quasi mezz’ora, ha chiesto piena libertà di azione per l’Italia perché così ha deciso il popolo, profonda revisione delle regole Ue, ha dichiarato vittoria sovranista al voto europeo. Confondendo ampiamente quanto accaduto in Italia con il trionfo della Lega e quanto accaduto in Europa con i modesti passi avanti sovranisti rispetto a cinque anni fa dovuti tutti peraltro all’Italia. Soprattutto Salvini, questo conta più di ogni altra cosa nell’attuale situazione italiana, ha chiesto una grande conferenza Ue per rivedere varie cose ma soprattutto «il ruolo della Banca centrale e la garanzia dei debiti».

IL RITORNELLO SU BCE E GARANZIA DEL DEBITO

Se questa linea continuerà, lo scenario è già sufficientemente chiaro: vogliamo spendere di più, “investire” si dice e fare assunzioni, tassare di meno, il popolo così ha votato in Italia (vero) e in Europa (falso), se spendiamo di più cresceremo di più (dipende, è comunque dubbio), la Bce deve garantire il nostro debito. Su questo ultimo punto ha sempre battuto da par suo, in modo tanto chiaro quanto becero cioè, il leghista Claudio Borghi Aquilini, e in modo più appropriato ma altrettanto fantasioso il professor Alberto Bagnai. Entrambi portati da Salvini ai vertici del lavoro parlamentare. A formare un terzetto si è aggiunto il neo eurodeputato Antonio Maria Rinaldi, campione dell’assurdo dove tutto diventa facile basta spararle grosse.

Nuovo Parlamento, nuova Commissione, nuovo Presidente Bce. Quali sono le scadenze della Ue dopo il voto per Il Parlamento europeo ANSA/CENTIMETRI

Meglio di tutti lo diceva a inizio governo gialloverde il ministro Paolo Savona: la Bce deve garantire il debito sovrano dei Paesi (e chi è a livello di guardia e ha bisogno urgente di garanzie se non l’Italia?). Se non lo fa resta il piano B, l’uscita dall’euro. Il ritorno alla lira e la fine dell’autonomia di Bankitalia dal Tesoro che la deve poter costringere a sottoscrivere il debito. Insomma, se non lo fa la Bce lo farà la Banca d’Italia. Così fece Juan Domingo Perón con la Banca centrale argentina più di 70 anni fa. I risultati si vedono ancora adesso. È stupefacente come ci sia ancora chi pensa che la creazione di moneta da parte di una Banca centrale sia una strategia vincente e non, passato poco o pochissimo tempo, soprattutto per uno Stato già fortemente indebitato, la rapida via della rovina nazionale.

QUALCUNO HA SBAGLIATO I PROPRI CALCOLI SULL’EUROPA

Folli o disonesti? Certamente è una balla che consente di apparire agli occhi di chi si occupa d’altro come portatori di una facile ricetta salvifica. Vedremo quanti leghisti vorranno il ritorno alla lira. Perché delle due l’una: o Salvini riserva certe uscite a Facebook e poi annacqua in politica, o l’Italia si troverà messa assai male. La partita britannica si sta chiudendo, per quanto riguarda la Ue, lasciando nella politica britannica una ferita profondissima, e non è affatto certo che ci sarà una Brexit. Certamente non sarà una vera Brexit, se ci sarà. A questo punto può anche aprirsi la partita italiana. Se qualcuno a Roma si illude che l’Europa si farà carico del nostro debito, a partire dai sovranisti amici di Salvini, ha proprio sbagliato calcoli. Potrà aiutarci, se di un avvio di soluzione ce ne faremo carico noi.

IL LEADER LEGHISTA MENTE SIA SULLE CAUSE, SIA SULLA CURA

Il sovranismo il 26 maggio ha vinto – forse, si tratta di vedere quanti elettori leghisti accetterebbero il ritorno alla lira – in Italia. Però ha perso la manche in Europa. Qualcuno lo dica a Salvini. Che lo sa benissimo. Ma è ormai e più che mai partito per un grande trip di demagogia. Racconta frottole gigantesche su come ci siamo ridotti così e soprattutto su come possiamo uscirne. Lui che cita Vangeli, bacia crocefissi e invoca la Madonna dovrebbe conoscere Matteo 13, 42. Là dove tutto finisce con «pianti e stridor di denti».

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Commenti: 1

  1. La Lega è diventato partito ‘nazionale’ soltanto ‘pro forma’, nella sostanza continuerà a perseguire i suoi interessi regionali cioè l’autonomia fiscale a favore della Lombardia e del Veneto al fine di trattenere le tasse destinate allo Stato: il tutto da discutere nel CdM entro il 21 giugno. Per far approvare questi obiettivi, il Volpone milanese avrà bisogno, ancora per breve, dell’apporto del Pollo napoletano che non dovrebbe opporsi, dal momento che l’autonomia è inserita nell’accordo di governo: questo è l’unico punto che interessa al capo della Lega. In caso contrario, è disposto a far saltare il banco, andare a nuove elezioni mirando al ruolo di premier e ottenere l’agognata secessione economica.

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