Sullo sciopero Salvini e Landini hanno lo stesso scopo: il personale tornaconto politico

Paolo Madron
15/11/2023

I 400 COLPI. Il leghista si è intestato la battaglia solo per ribattere al protagonismo di Meloni, che gli ha fregato pure il tema dei migranti: deve recuperare consensi da qui alle Europee 2024. Il sindacalista ha capito che la segreteria dem di Schlein è debole e sta guadagnando terreno a sinistra. Altro che cittadini e trasportatori, gli interessi dei due sono meramente elettorali.

Sullo sciopero Salvini e Landini hanno lo stesso scopo: il personale tornaconto politico

Apparentemente Matteo Salvini e Maurizio Landini non hanno nulla che li accomuna, se non i cognomi che fanno rima. In realtà su di una cosa sono uguali: la velocità supersonica con cui occupano spazi non adeguatamente presidiati dai rivali per loro evidente ed esclusivo tornaconto politico. Il leader leghista che si intesta la battaglia contro lo sciopero dei trasporti a difesa dei cittadini che ne subirebbero i disagi (ma che sciopero sarebbe quello che non li provoca?) ha capito che deve ribattere colpo su colpo al protagonismo di Giorgia Meloni che una dopo l’altra cerca di fare sue quelle del suo antagonista, financo quella sull’immigrazione, che di Salvini è il sempiterno cavallo di battaglia. L’accordo con l’Albania sui centri di accoglienza che lo ha visto mero spettatore è un affronto che non poteva restare senza risposta. E quale occasione migliore per il vicepremier che mostrarsi all’opinione pubblica come il solo nel centrodestra che, di fronte ad alleati tiepidi, si erge a strenuo oppositore della protervia sindacale? Obiettivo raggiunto, se è vero che i giornali di area gli tengono tutti bordone ergendolo a eroe della collettività vessata.

Salvini deve recuperare il distacco da Meloni in ottica Europee 2024

Lo sciopero è solo l’ultima delle occasioni su cui si gioca la rivalità tra Meloni e il capo del Carroccio. Molte altre ce ne saranno di qui alle elezioni europee di giugno 2024, dove per entrambi la posta in gioco è chiara. L’inquilina di Palazzo Chigi deve mantenere quei 20 punti di consenso in più che non consentono a nessuno di metterne in discussione la leadership, e probabilmente la fretta sul premierato risponde allo scopo di chiudere una volta per tutte la partita. Salvini quei punti li deve almeno in parte recuperare, sapendo bene che l’appuntamento di giugno può essere decisivo per la sua segreteria. E soprattutto avendo come inevitabile termine di paragone il risultato delle precedenti europee del 2019, dove con oltre il 34 per cento dei voti la Lega toccò il suo massimo storico.

Sullo sciopero Salvini e Landini hanno lo stesso scopo: il personale tornaconto politico
Maurizio Landini e, alle sue spalle, una foto di Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Landini ha capito che la segreteria dem di Schlein è debole 

Anche Landini si muove nella stessa ottica, pur nella diversità del contesto a sinistra. Il segretario della Cgil ha capito che quella di Elly Schlein, nonostante i 50 mila (ma erano molti di meno) portati a in piazza del Popolo nella recete manifestazione romana, è una segreteria debole, in grande difficoltà ad arginare lo strapotere delle correnti interne che infatti continuano ad agire indisturbate, e a rischio sudditanza di fronte alla concorrenza del Movimento 5 stelle. Per tradizione, il capo del più grande sindacato italiano, una volta smesso il mandato, finisce in politica, vedi Sergio Cofferati e più di recente Susanna Camusso. Landini ha ancora tempo davanti, visto che lo statuto della sua organizzazione gli consentirebbe di restare in sella fino al 2027. Ma in politica le occasioni non guardano alle scadenze per presentarsi.

Perché l’alfiere dei metalmeccanici non dice nulla su Stellantis?

L’uomo è molto più ambizioso di quel che racconta il suo aspetto dimesso, spregiudicato al punto da licenziare il suo storico portavoce ricorrendo al renziano Jobs Act che la Cgil ha severamente combattuto. E sa posizionarsi sulla scena badando alle personali convenienze. Non si spiegherebbe altrimenti, lui che è stato l’alfiere dei metalmeccanici, la remissività di fronte a Stellantis che sta drasticamente ridimensionando la sua presenza italiana. Maliziosamente qualcuno dice perché gli servono i giornali di John Elkann per fare da sponda alla sua futura discesa in campo. Che qualcuno prevede in anticipo sui tempi, addirittura alle prossime europee. Che di solito però, nell’ottica da cortile in cui si muove la politica italiana, sono il cimitero degli elefanti, buone anche per sbarazzarsi di un avversario che ti fa ombra in casa. Vediamo se Landini abbocca.