Per cambiare l’Ue i sovranisti dovranno aspettare il 2024

Dopo il voto delle Europee 2019 la Lega si rafforza e cambia gli equilibri nel governo. Ma Salvini aveva indicato come fondamentale uno spostamento a Bruxelles dell’asse politico a favore degli euroscettici che non c’è stato.

27 Maggio 2019 08.33
Like me!

L’Europa di Bruxelles e di Strasburgo cambia, ma la conquista sovranista per fare «tutto diverso» non c’è stata, ammesso che qualcuno la considerasse credibile.

LEGGI ANCHE: Chi ha vinto e chi ha perso alle elezioni europee 2019

Quanto avevano promesso un mese fa Matteo Salvini e Marine Le Pen, avviare il disfacimento del tutto attraverso il ritorno alla supremazia del diritto nazionale su quello comunitario, è rinviato di cinque anni. Popolari e socialdemocratici non hanno più la maggioranza, ma con i liberaldemocratici sono in grado di recuperarla e questo lascia ancora un quarto gruppo in forte crescita, i verdi, come potenziale riserva. Non sarà lo stesso europarlamento, anche perché la voce sovranista si alzerà più forte, ma nella conta dei voti sarà sempre una maggioranza analoga a quella nota da 40 anni.

GLI EUROSCETTICI SFONDANO SOPRATTUTTO IN ITALIA

Il prossimo nuovo gruppo sovranista al parlamento Ue, dai contorni ancora incerti per la difficoltà della geografia dei gruppi europarlamentari, doveva essere il primo secondo Salvini e i suoi alleati e dovrà battersela invece per il quarto o quinto posto con i verdi, dopo popolari, socialisti e liberaldemocratici. Questo, in sintesi e a conteggio non ancora ultimato, il risultato complessivo del voto. Che sul piano italiano, il secondo livello di analisi per noi ugualmente importante, ha visto una smagliante affermazione della Lega e di Salvini. Ma l’Italia è il solo Paese dove i cambiamenti sono stati così vistosamente forti da stravolgere la rappresentanza nazionale che era uscita dal precedente voto europeo del 2014. L’Italia passa infatti da un rapporto 22/51 nel 2014 fra deputati euroscettici e filoeuropei a uno 43/ 30, e solo all’Italia sono dovuti i passi avanti delle forze nazionaliste nel conteggio complessivo, con una/due dozzine di seggi in più. In quasi tutti gli altri Paesi il rapporto filo-Ue/sovranisti, calcolato in prima battuta da Politico.com sulla base dei seggi previsti e contando anche il Regno Unito, vede una situazione di stabilità o di calo per le forze anti-Bruxelles .

LE PEN HA IL PRIMATO IN FRANCIA MA PEGGIORA RISPETTO AL 2014

La lotta finale è rinviata quindi al 2024, perché solo le prossime elezioni europee potranno dire se la marcia dei sovranisti avversari del progetto Ue aveva e ha nello zaino il bastone da maresciallo o, invece, non aveva già visto nel 2014 il suo zenit. Se si esclude l’Italia, infatti, il voto del 26 maggio è un surplace rispetto a cinque anni fa nella migliore delle ipotesi, con vari arretramenti, e questo su una partecipazione al voto che era stata complessivamente del 42,61% in media nel 2014 ed è stata superiore nell’ultimo voto al 50% secondo i servizi dell’Europarlamento, se si esclude il 37% della Gran Bretagna, e per la prima volta in aumento dopo il 62% iniziale del 1979. La cronaca non ha in genere la memoria lunga e molto spazio è stato dato in queste ore alla vittoria in Francia del Rassemblement National di Marine Le Pen che ha avuto il 23,31% contro il 22,41% dell’Lrem (La République En Marche) del presidente Emmanuel Macron. Ma la Le Pen aveva fatto meglio nel 2014, ugualmente prima con il 24,86% rispetto ai secondi dell’Ump, neogollisti in sostanza, finiti al 20,81%. Per Parigi il rapporto euroscettici/filo-Ue sugli scranni dell’europarlamento non cambia e resta uguale a 28 contro 46.

LEGGI ANCHE: Zingaretti lasci perdere sia Renzi sia la sinistra radicale

IL TRIONFO DI FARAGE IN GRAN BRETAGNA NON ASSICURA LA BREXIT

Ugualmente va letta con attenzione l’affermazione del Brexit Party di Nigel Farage in Gran Bretagna. Creato in poche settimane, ma con radici ben note, con il 31,71% dei voti ha avuto una grande affermazione ed è il primo partito e testimonia la forza del sentimento pro Brexit nel Paese. Tuttavia va visto alla luce anche dei rinati liberaldemocratici che con il 18,55% sono il secondo partito staccando nettamente i laburisti e umiliando i conservatori sprofondati all’8,7% e dietro anche ai verdi. Sommando i voti di tre formazioni chiaramente pro Ue, liberaldemocratici verdi e Snp, i nazionalisti scozzesi, ci sono più voti di quanti avuti da Farage, e questo peserà su una Brexit che contrariamente a quanto spesso si dice non è ancora garantita né lo sarà nemmeno con Boris Johnson a Downing Street; probabile, ma non si sa in che forma e senza essere garantita al di là di tutte le robuste dichiarazioni, entro il 31 ottobre (forse). Comunque a questo punto la delegazione britannica parteciperà con ogni probabilità alle prime sedute parlamentari e sarà diversa da quella del 2014 quando gli euroscettici avevano 45 seggi contro 28: scendono ora a 34 contro 39, e questa è una delle ragioni per cui l’aumento netto di veri voti sovranisti nonostante l’exploit italiano si può quasi contare sulle dita delle due mani. L’europarlamento cambia quindi maggioranza ma non orientamento.

I SOVRANISTI RIMANGONO ALL’OPPOSIZIONE IN EUROPA

Diverso il discorso italiano, segnato da tre fatti chiarissimi: forte vittoria di Salvini, netta sconfitta del M5s, buona affermazione del Pd che porta via il secondo posto in classifica ai pentastellati. Nel governo la Lega si rafforza. Ogni altra previsione sarebbe affrettata. Va ricordato tuttavia, per restare nell’ottica italiana, che lo stesso Salvini aveva indicato più volte come fondamentale anche per gli sviluppi interni italiani uno spostamento in Europa dell’asse politico a favore dei sovranisti. Questo non c’è stato. Se sapranno organizzarsi nella difficile geografia e psicologia dei nazionalismi (quelli del Nord e anche dell’Est non vedono bene le politiche di bilancio dell’indebitata Italia) i sovranisti si faranno sentire di più a Strasburgo e a Bruxelles. Ma in Europa sono sempre e nettamente all’opposizione e con numeri non molto superiori a quelli di cinque anni fa, Italia a parte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *