Bankitalia, province, Siri: tutti i fronti dello scontro Salvini-Di Maio

M5s e Lega cercano di arrivare a un compromesso sui dossier che hanno fatto scendere il gelo sull'esecutivo. Conte cerca la mediazione in vista del cdm del 30 aprile.

28 Aprile 2019 21.46
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Se è vero che, salvo colpi di scena, il governo non cadrà nelle prossime ore, a Luigi Di Maio e Matteo Salvini servirà tuttavia un profondo chiarimento per capire come andare avanti: il caso Siri ha portato il livello del rapporto tra i due vicepremier oltre il minimo consentito. Ciascuno, in queste ore, rilancia le proprie proposte e, sui nodi più urgenti – dalle province all'autonomia – il compromesso è lontanissimo. Del resto, da qui a martedì, d-Day di un Consiglio dei ministri ad alto rischio scontro, le occasioni di confronto saranno poche. Di Maio, la sera del 29 aprile, da Varsavia, volerà direttamente a Tunisi salvo tornare il giorno dopo a Roma con aereo rigorosamente di linea. Nessun vertice "in intinere", quindi, con Salvini prima di atterrare a Roma. E, in queste ore, nessun contatto c'è stato tra Giuseppe Conte e Salvini nonostante lo scambio a distanza sul ruolo del premier nella vicenda Siri.

IL DOSSIER PROVINCE E QUELLO DI BANKITALIA

Su due punti Conte è inoltre chiamato a una laboriosa mediazione: sul dossier province, dove le posizioni di Lega e M5s restano lontanissime e sulle nomine del direttorio di Bankitalia. Quest'ultimo punto sarà sul tavolo del Cdm e l'accordo nel governo stavolta sembra vicino: il governo dovrebbe infatti ratificare le nomine indicate dal Consiglio superiore di Via Nazionale, con qualche interrogativo nella maggioranza ancora legato ad Alessandra Perrazzelli. Ma, al Cdm di martedì i rischio è che deflagri la "bomba" della permanenza o meno di Siri al governo. Conte, infatti, ha optato per non incontrare il sottosegretario prima del Cdm. La mossa potrebbe indicare la volontà del premier di prendere tempo per fare in modo che una exit strategy venga trovata senza strappi, ovvero che sia Siri, spontaneamente a fare un passo indietro. Ipotesi, quest'ultima che, sebbene sia seccamente smentita dalla Lega, si starebbe facendo strada, secondo fonti della maggioranza. Di certo, il M5s non mollerà la presa complice anche l'esigenza di ricompattare una base rimasta a dir poco scottata dalla decisione presa dai vertici del M5s sul caso Diciotti. Ma quei tempi, ora, sembrano lontanissimi.

DI MAIO RIPARTE DAI CAVALLI DI BATTAGLIA M5S

Da Varsavia, dove Di Maio domani incontrerà gli imprenditori italiani (alle prese con il nodo dell'aumento dei prezzi si materie prime e forza lavoro per i grandi progetti italiani in Polonia), il vicepremier lancia la "crociata" sulla legalità puntando sui cavalli di battaglia delle origini: tagli alla casta, lotta alla corruzione, una legge sul conflitto di interessi. Non solo. È possibile che il Movimento porti al Cdm anche la riforma del processo penale e civile annunciata da giorni dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e legata a doppio filo con quella riforma della prescrizione mai digerita dalla Lega. Nel medio periodo, invece, si stagliano all'orizzonte i nodi dell'Autonomia e della Tav. Ed è qui che, se il governo supererà questo fine aprile incandescente, l'alleanza M5s-Lega potrebbe davvero finire contro un muro.

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