Qualcuno chieda conto a Salvini e Meloni delle promesse tradite in manovra

Paolo Madron
25/10/2023

I 400 COLPI. Volevano abolire la legge Fornero e incoraggiare la natalità. Risultato: si andrà in pensione più tardi, e l’Iva su pannolini, latte in polvere e prodotti per l’infanzia raddoppia. L'opposizione, troppo intenta a festeggiare la presa di Foggia, dirà qualcosa? E l'alleato Forza Italia, da sempre contro l'oppressione fiscale? Non si vive di sola propaganda.

Qualcuno chieda conto a Salvini e Meloni delle promesse tradite in manovra

Matteo Salvini voleva mandare la gente in pensione prima, e l’abolizione della legge Fornero era diventata la madre di tutte le sue battaglie. Giorgia Meloni, visto che quello che governa è sempre più un Paese per vecchi, aveva fatto lo stesso con la tutela delle mamme e dei nascituri, predicando la moltiplicazione degli asili e dei figli. Risultato: si andrà in pensione più tardi, e l’Iva su pannolini, latte in polvere e altri prodotti per l’infanzia raddoppia. È quanto viene fuori dall’ultima manovra, partita sotto le insegne della più sfrenata propaganda e approdata a un ineludibile principio di realtà. Certo, le scuse per il plateale dietrofront non mancheranno: c’è il debito pubblico che è fuori controllo, e l’improvvida guerra in Medio Oriente alle soglie dell’inverno apre fosche prospettive sui costi delle materie prime. Quindi tutto quel profluvio di promesse che a parole non costavano niente si può disinvoltamente smentire, e c’è spazio persino per rispolverare un classico delle finanziarie stile Prima Repubblica: l’aumento delle sigarette, che al tempo di monocolori poi pentapartiti assieme a quello della benzina era sempre il fondo del barile da raschiare.

Qualcuno chieda conto a Salvini e Meloni delle promesse tradite in manovra
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Nessuno si azzarderà a disturbare Meloni, affranta per Giambruno

Qualcuno chiederà conto al leader della Lega del perché di tanta sua prosopopea così clamorosamente smentita dai fatti? Qualcuno chiederà a Meloni come concilia il reiterato elogio della natalità col fatto che svezzare i figli costerà di più? Dopo che l’opposizione, campo largo o stretto che sia, avrà smaltito la sbornia per la conquista di Foggia, enfatizzata come se avesse trovato il suo Sacro Graal, forse succederà. Intanto però la narrazione sarà cambiata, i vecchi propositi della premier e del suo vice finiranno in cavalleria, sostituiti da nuove chimere che riempiranno la scena. Poi siccome Meloni è occupata a leccarsi le ferite private dell’affaire Giambruno, storia nata male e gestita peggio, nessuno si azzarderà a disturbarla. Neanche all’intero della sua maggioranza, dove Forza Italia è talmente impegnata a convincerla che i Berlusconi non c’entrano nulla con l’agguato di Striscia all’ex compagno e a scongiurare future ritorsioni che la politica passa in secondo piano. Eppure per chi, fin dalle origini (il mantra del Cav: «meno tasse per tutti») ha fatto della lotta all’oppressione fiscale una prerogativa fondante, motivi per alzare la testa ce ne sarebbero. Ma con comodo: prima la voce del padrone (c’è da capirli, i soldi per stare in piedi arrivano da lì), poi le tasche dei contribuenti.

Qualcuno chieda conto a Salvini e Meloni delle promesse tradite in manovra
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

 

Salvini: virtuoso del calciare la palla in avanti, spacciatore di sogni di gloria

E Salvini, il virtuoso della propaganda, lo Zelig sovranista, l’uomo del dire e fare? Si sta già costruendo un alibi. Anzi due. La legislatura è lunga, sentenzia il nostro, dura cinque anni. Non si può pretendere che il governo faccia tutto in una notte. Anzi, di legislature ne serviranno due: perché le magnifiche sorti e progressive che finalmente renderanno il Paese moderno ed efficiente troveranno compimento nel 2032. E la loro apoteosi sarà l’inaugurazione del ponte sullo Stretto. Specialista della dissimulazione, virtuoso del calciare la palla in avanti, spacciatore di sogni di gloria. Il capo della Lega, confidando sui ridottissimi tempi dell’oblio, può dire qualunque cosa senza il timore che il suo elettorato, e tanto più i suoi tremebondi compagni di partito, gli chiedano conto.