Peppino Caldarola

Troppa viltà di fronte ai diktat di Salvini

Troppa viltà di fronte ai diktat di Salvini

Il leader della Lega è forte perché combatte ogni giorno, dice cose inconcepibili, si mette in posizione di scontro con tutti. Nel Pd di Zingaretti invece si vede solo un preoccupante immobilismo.

18 Aprile 2019 07.22

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Non c’è una iniziativa parlamentare adeguata contro gli strappi istituzionali del ministro degli Interni. Che si aspetta, che i militari facciano da soli? Che i sindaci facciano come promette giustamente di fare Leoluca Orlando?

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Il tema del blocco dell’immigrazione sta diventando lo schermo dietro al quale Matteo Salvini costruisce la sua rete autoritaria. I poveracci che vengono dal mare non solo servono a galvanizzare una destra di popolo incattivita, ma oggi sono utili per spezzare gli equilibri istituzionali. Qui c’è il vulnus democratico del leader della Lega. Non è uomo da colpo di Stato, a meno che non si possa fare in pizzeria. Ma può svuotare dall’interno la democrazia rendendola incapace di reagire e quindi attaccabile in qualsiasi momento. Il problema non è il Salvini di governo, è il Salvini che perderà il governo e che non se ne vorrà andare.

MANCA UNA REAZIONE ADEGUATA ALLE INIZIATIVE DEL GOVERNO

In Italia abbiamo sopportato per decenni la propaganda xenofoba e anti-meridionale della Lega di Umberto Bossi, abbiamo accettato, e molti di sinistra si sono eccitati, le parole di guerra del movimento di Beppe Grillo, oggi abbiamo il governo che aizza la guerra sociale, che spacca l’Europa, che ci mette a rimorchio di potentati internazionale guidati da una destra mondiale che fa paura. Che si aspetta per avere una reazione adeguata? Una reazione adeguata non è gridare al fascismo. Si tratta, invece, di fare cose, ad esempio un passo solenne presso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché dica ora cose in difesa delle Forze Armate che lui guida, si tratta di cercare alleanze, anche con forze lontane, che abbiano al centro la difesa della democrazia e chissenefrega se i radical di sinistra protesteranno. Perché solo Leoluca Orlando deve saper reagire di fronte al commissariamento dei prefetti? Ci vuole animo, ci vuole schiena dritta.

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ZINGARETTI DEVE IMPARARE A FARE LA GUERRA

Nicola Zingaretti sta cercando di portare il Pd fuori dal burrone in cui l’aveva precipitato Matteo Renzi. Tuttavia lui sa che non è a capotavola di un pranzo di gala. Mi permetto di dire che la questione gigantesca che ha di fronte non è il destino di Catiuscia Marini, che probabilmente uscirà bene dalla sua storia umbra, ma come riuscirà il segretario dem a diventare l’uomo-simbolo di una battaglia democratica. Salvini è forte perché combatte ogni giorno, dice cose inconcepibili, si mette in posizione di scontro con tutti, persino il papa. Chi lo ispira, sia nel mondo dei reazionari statunitensi, sia fra i giovani estremisti che lo circondano, non ha paura di niente, non ha tabù. All’opinione pubblica un leader così sfrontato piace. La sinistra non ne ha alcuno e allora Zingaretti deve forzare il proprio carattere e imparare a fare la guerra.

DAL PD TROPPE PAROLE AL VENTO E POCHE AZIONI CONCRETE

Perché una delegazione di parlamentari del Partito democratico non è andata allo Stato maggiore della Difesa a portare la solidarietà? Perché oggi i sindaci Pd non si danno appuntamento per difendersi dagli ignari prefetti. Perché non parte una campagna di disubbidienza civile che coinvolga anche aree dell’amministrazione? Il fascismo non verrà perché Salvini è un fascista. Il fascismo, o come vorrà chiamarsi, verrà quando la democrazia sarà diventata una fictio juris. Troppa indifferenza e troppe parole al vento. Troppi strateghi da tavolino si stanno esercitando a studiare se Luigi Di Maio si sia spostato a sinistra e se si possono fare cose con i cinque stelle. Salvini è lì per merito di Beppe Grillo e del M5s. Altro che dialogo. In tutte le convulsioni delle democrazia traballanti si è sempre notata questa sindrome di viltà e di indifferenza che sta uccidendo la politica. Non va bene così, non va proprio bene.

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