Francesco Peloso

La storia dei rapporti difficili tra Vaticano e Lega

La storia dei rapporti difficili tra Vaticano e Lega

Dagli attacchi di Bossi a Wojtyla a quelli di Salvini a Francesco. Dall'apertura di Fisichella fino alla strumentalizzazione di Ratzinger. Le frizioni tra Santa Sede e Carroccio. 

23 Maggio 2019 16.41

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Un tempo il rischio era la secessione del Nord dal resto del Paese, oggi la secessione sovranista dal resto d’Europa: la Lega da Umberto Bossi a Matteo Salvini ha cambiato radicalmente volto – non più movimento del Nord Italia ma partito nazionalista di stampo europeo – senza però mai incontrarsi davvero con la Chiesa italiana, nonostante qualche tentativo in passato.

LA METAMORFOSI DELLA LEGA

Del resto, in un primo tempo i vescovi avevano temuto che l’avventura leghista avrebbe portato alla fine dell’unità del Paese, con conseguente perdita di peso specifico dello Stato vaticano e di Roma, cioè della città sede della Chiesa universale che sarebbe stata ridotta a capitale dell’Italia centrale o poco più. Poi il tentativo di far saltare le istituzioni dell’Unione europea è diventato, nella prospettiva ecclesiale, la messa in discussione dell’unità di un continente costruita in modo specifico dai leader cristiani e democristiani del Dopoguerra a cominciare dall’italiano Alcide De Gasperi.

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D’altro canto la nascita della Comunità europea e poi dell’Ue può essere considerata la più grande realizzazione politica del cattolicesimo nel continente, e non è cosa da poco. Ora la Lega ha perso addirittura il "Nord", la secessione è andata in soffitta e il federalismo è rimasto un’opera incompiuta. Resta però il nazionalismo di marca salviniana con sponda nei Paesi dell’Europa orientale dove si muovono alcuni dei leader più impegnati a far valere le ragioni della singola nazione, a qualunque costo. È il caso dell’ungherese Viktor Orban, cattolico, che non ama più di tanto i principi democratici e liberali.

LA DISTANZA INCOLMABILE TRA FRANCESCO E SALVINI

L’evidenza delle cose salta agli occhi: Salvini con la sua propaganda a ritmo continuo contro gli immigrati – causa ultima e prima di molti mali del Paese nella vulgata del ministro dell’Interno – difficilmente s’incontrerà con papa Francesco, per quanto il santo cui si è ispirato Bergoglio nella scelta del nome, parlò, secondo la tradizione, anche con il lupo. Insomma mai mettere limiti alle virtù diplomatiche della Santa Sede capace di dialogare anche con i più lontani (c’è stato anche un incontro fra il papa e il presidente Donald Trump) ma con l’attuale leader leghista sembra davvero impresa ardua, tanto più che Salvini, in qualche modo, fa anche il rappresentante di un cattolicesimo tutto Dio, patria e confini blindati. Non è però sempre stato così.

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L’APICE DEL CATTOLEGHISMO CON BERTONE E FISICHELLA

Bisogna tornare infatti agli anni 2009-2010, regnava Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato era il discusso cardinale Tarcisio Bertone. Fu proprio quest’ultimo a ricevere in Vaticano, nel settembre del 2009, Umberto Bossi accompagnato dal figlio Renzo, e poi da una nutrita rappresentanza istituzionale: l’ex vice presidente del Senato Rosi Mauro e gli ex capigruppo della Lega Nord al Senato e alla Camera Federico Bricolo e Roberto Cota. In precedenza il Senatùr aveva già visto il capo della Cei e arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco: obiettivo del leader leghista, allora di governo, normalizzare i rapporti fra Chiesa e Carroccio dopo anni di polemiche a tratti aspre.

L'APERTURA DI FISICHELLA AI GOVERNATORI DEL CARROCCIO

Da parte ecclesiale si teneva conto della cattolicità dei leader e dell’elettorato leghista, magari non molto evangelico in fatto di migranti, libertà religiosa e dialogo con altre religioni; ma era la stagione in cui l’episcopato flirtava in particolare con il centrodestra e in generale con il governo di turno. Lo stesso Osservatore romano rilevava, all’indomani di un’importante tornata elettorale regionale, il radicamento territoriale della Lega che ricalcava, secondo il quotidiano vaticano diretto all’epoca da Gian Maria Vian, quella stessa presenza capillare che era stata caratteristica peculiare di Dc e Pci. Si segnalava inoltre «la maturazione dei suoi esponenti al di là degli accenti qua e là estremisti». Di lì a poco, l’allora presidente della Pontificia accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, era il 2010, apriva ai neo governatori del Carroccio di Piemonte e Veneto – Roberto Cota e Luca Zaia – che si opponevano all’introduzione della pillola abortiva Ru486 negli ospedali delle due regioni. Così anni di conflitti venivano messi tra parentesi.

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IL RITORNO ALLE RADICI LEFEBVRIANE

La luna di miele in realtà non durò a lungo, la drammatica crisi economica e la fine della stagione d’oro del berlusconismo indussero anche la Chiesa a compiere altre scelte e il cattoleghismo tornò nel suo alveo naturale, quello della vicinanza con i gruppi più conservatori e tradizionalisti a cominciare dai lefebvriani, la Fraternità di San Pio X, di cui a lungo Radio Padania ha trasmesso la messa di rito preconciliare. Forse per questo, sia pure impropriamente e strumentalmente, Ratzinger resta il papa più amato dalla Lega fino a Salvini compreso. Il tentativo di includere nuovamente nella Chiesa gli scismatici lefebvriani, una certa apertura alla messa in latino, la prudenza manifestata nel dialogo con l’Islam, l’impegno sui cosiddetti ‘principi non negoziabili’ lo hanno fatto diventare il pontefice della tradizione gradito al Carroccio. Tuttavia si dimentica che su immigrazione e squilibri fra Nord e Sud del mondo, sui temi ambientali, il magistero di Benedetto XVI contrastava nettamente con gli slogan leghisti.

QUANDO BOSSI ATTACCAVA WOJTYLA

In questo senso, lo stesso Giovanni Paolo II, Papa del dialogo interreligioso, dell’incontro con l‘islam e l’ebraismo, della globalizzazione della solidarietà, dell’accoglienza dei migranti fu detestato e criticato da Bossi e soci. Il capo della Lega Nord se la prendeva, nel 1997, con i «vescovoni» (termine che usò più volte negli anni), con il «clericalismo nazionalista» (modello che oggi sarebbe benedetto da Salvini…) definendo a più riprese e in modo sprezzante Giovanni Paolo II il «papa extracomunitario» ricevendo una dura reprimenda dall’Osservatore romano che arrivò a bollare il Senatùr «nano»: «La smaccata assenza di sensibilità, la grave ignoranza storica, gli atteggiamenti volgari espressi in più occasioni, il senso di irresponsabilità sono ormai caratteristiche ben note del responsabile del menzionato movimento politico».

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GLI AFFARI DI BELSITO

Vaticano e Lega si ritrovano un’ultima volta accomunati, questa vota da un’indagine giudiziaria: è il 2012 e cominciano a emergere i traffici illegali del tesoriere del partito Francesco Belsito con l’imprenditore e faccendiere Stefano Bonet (è il filone che porterà alla scoperta dei famosi 49 milioni sottratti dalla Lega alle casse pubbliche). Fra i piani dei due c’è quello di prendere un gigantesco appalto dal Vaticano: obiettivo dell’operazione la messa a punto di un osservatorio per monitorare le 125 mila strutture sanitarie cattoliche sparse per il mondo. I contatti con il Pontificio consiglio per la salute, retto all’epoca da monsignor Zygmunt Zimowski, sono avviate, ma l’inchiesta manderà all’aria ogni piano. Zimowski nel frattempo è morto, il dicastero sanitario è stato abolito, mentre il Segretario di Stato Pietro Parolin ha ordinato una riorganizzazione di tutta la sanità cattolica.

IL CONCILIO VATICANO II RESTA UN CONFINE INSUPERABILE

Dal 1997, dai conflitti fra Bossi e Vaticano, sono passati più di 20 anni, e siamo tornati al punto di partenza. La Chiesa, per quante posizioni e sensibilità possa esprimere al suo interno, resta legata al Concilio Vaticano II che l’ha proiettata in una dimensione definitivamente universale: i popoli fanno parte dell’unica famiglia umana e i primi senza la seconda non possono essere considerati. Francesco, poi, figlio di migranti, ha incisa nella sua biografia l’appartenenza a due mondi, a due continenti: per vocazione e sensibilità ama la patria (concetto caro agli argentini), ma ancor di più le persone per come esse sono, con la loro storia, il loro destino.

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