La Commissione Ue contro Salvini sul caso Sea Watch

Redazione

La Commissione Ue contro Salvini sul caso Sea Watch

La Commissione s'inserisce nella polemica tra la Ong e il ministro. Bacchettando il secondo: «La Libia non è un porto sicuro».

14 Giugno 2019 13.16
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Dopo la Sea Watch stessa, anche l’Unione europea si schiera contro l’ipotesi di far sbarcare i migranti salvati dalla Ong in Libia. «Non commentiamo le dichiarazioni di un ministro», ha detto il 14 giugno un portavoce della Commissione europea. «In generale la Commissione non ha le competenze per decidere se una nave può sbarcare persone o indicare un posto per lo sbarco». Tuttavia, ha aggiunto il portavoce, «tutte le navi con bandiera europea sono obbligate a rispettare il diritto internazionale e il diritto sulla ricerca e salvataggio in mare che comporta la necessità di portare delle persone in un posto o posto sicuro. La commissione ha sempre detto che queste condizioni non si ritrovano in Libia».

L’ACCUSA DI SEQUESTRO DA PARTE DI SALVINI

Il riferimento è alle parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che il 13 giugno, in relazione alla Sea Watch, aveva detto: «Ha chiesto alla Libia il porto sicuro, li faccia sbarcare lì». «Tripoli non è un porto sicuro, sarebbe un crimine portare lì i naufraghi», aveva replicato la Ong tedesca. Si tratta dell’ennesimo braccio di ferro, con il titolare del Viminale che ha ribaltato l’accusa delle procure nei suoi confronti imputando a Sea Watch il reato di sequestro.

LA MINACCIA DI QUERELA DELLA ONG

Intanto, i legali della Ong, Alessandro Gamberini e Leonardo Marino, vogliono querelare il ministro dell’Interno per aver «rilasciato, ancora una volta, innumerevoli dichiarazioni diffamatorie a mezzo stampa insultando la Ong e l’operato della sua nave». Le autorità libiche, hanno sottolineato, «non hanno dato alcuna indicazione alla nave, la quale ha rispettato la vigente normativa internazionale che, come oramai noto, vieta il trasbordo e lo sbarco in territorio libico».

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