Salvini imbattibile? Ricordatevi di Segni, Fini e Renzi

La Seconda repubblica in Italia ha prima creato leader che sembravano imbattibili per poi fagocitarli e farli crollare miseramente in un batter d'occhio. Il capo della Lega farà la stessa fine.

12 Luglio 2019 10.45
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Sono personaggi politici diversi, per orientamento, per caratura intellettuale e – perché no? – anche sotto il profilo morale, ma in tempi recenti, diciamo nell’Italia della Seconda repubblica, almeno quattro potenziali leader sono stati vicini al successo clamoroso, lo hanno toccato per mano e poi sono crollati miseramente.

MARIOTTO SEGNI, L’UOMO NUOVO DIVENTATO PRESTO VECCHISSIMO

Il primo è stato sicuramente Mariotto Segni che intercettò la stanchezza degli italiani per il sistema politico e mise in moto un movimento referendario che lo travolse. Sembrava destinato a prendere in mano tutto, aveva un buon consenso virtuale, tutti i media ne parlavano come l’uomo del futuro, attorno a lui si costruivano progetti di alleanze. Mariotto Segni d’improvviso smise di volare. Non era un grande leader e se ne accorse dapprima lui medesimo poi gli elettori che via via lo abbandonarono. Il furbissimo Giulio Tremonti le fece immediatamente. L’“uomo nuovo” divenne improvvisamente vecchissimo.

Mariotto Segni (foto LaPresse).

GIANFRANCO FINI, IL PREDESTINATO ROVINATO DALLA FAMIGLIA

A prendere il posto nell’immaginario popolare, già dominata dalla figura carsmatica di Silvio Berlusconi, fu l’uomo più a destra di Italia, Gianfranco Fini. Era un fascista senza acuti e col vestito della domenica (un Facis?), veniva da Bologna ma sembrava figlio di una periferia più profonda, aveva galleggiato nel suo partito facendo il successore, tipo il principe Carlo di Inghilterra, del vecchio Giorgio Almirante e poi di Silvio Berlusconi.

Fini ebbe il merito di aver portato la destra al tavolo dei conservatori di tutto il mondo

L’uomo rivoluzionò la destra in modo profondo. Grazie a lui e, soprattutto, alle intuizioni del mitico Pinuccio Tatarella, e alla generosità politica di Berlusconi, il piccolo arrancante Msi si proiettò sulla scena nazionale e ripudiando, lentamente ma inesorabilmente, il proprio passato si trovò alleato e competitor del Cavaliere, sopravanzava tutti gli altri, era l’uomo più amato dagli italiani, se ci fosse stata l’elezione diretta del capo dello Stato lui forse avrebbe vinto. Cercate di ricordare i sondaggi dell’epoca.

Gianfranco Fini (foto Roberto Monaldo / LaPresse).

Fini era il dominus. Poi litigò con Berlusconi, ma soprattutto Fini finì invischiato in una roba familiare che ne rovinò l’immagine e tuttora gli fa correre qualche rischio giudiziario. Tuttavia ebbe il merito di aver portato la destra al tavolo dei conservatori di tutto il mondo, si era aperto un varco in Israele, aveva radunato fior di intellettuali attorno a sé. Una donna, l’amore per una donna e la sua famiglia, lo ha rovinato. Oggi è nessuno, i suoi lo hanno dimenticato persino con esagerata ingratitudine.

MATTEO RENZI, IL ROTTAMATORE CHE SI AUTOROTTAMÓ

Matteo Renzi arriva al potere come l’uomo della pulizia etnica contro i comunisti residui. È la sua missione storica. Tutte le destre, anche quelle del Pd, lo adorano. I grandi commentatori si esaltano di fronte a questo ragazzo volitivo che dice pane al pane e vino al vino e soprattutto che sembra voler liberare l’Italia non solo dalla presenza fisica dei post comunisti ma persino del loro ricordo nella storia nazionale.

Matteo Renzi (foto Vincenzo Livieri – LaPresse).

Renzi sembrava inaffondabile, infatti è affondato

La “rottamazione” appare il termine più adatto per una politica che mescolava la combattività anticomunista del vecchio Amintore Fanfani (altra pasta d’uomo, sia chiaro!) ai sogni degli editorialisti del Corriere della Sera, ciascuno dei quali ha un suo conto accademico da regolare con la elite rossa che ha dominato alcune università. Renzi raggiunge alle Europee addirittura il 40%, cifra sbalorditiva. Sembra inaffondabile, soprattutto crede, come Segni e Fini, di essere inaffondabile. Difatti affonda.

MATTEO SALVINI, IL FANFARONE MOLLATO DAGLI ALLEATI

Matteo Salvini è l’ultimo prodotto di questa genìa di persone che si credevano o si credono Mandrake. La forza del capo della Lega sta nel fatto che è uomo totalmente senza qualità. Segni era un uomo colto, Fini incarnava la voglia di protagonismo del suo popolo troppo a lungo emarginato, Renzi era il grande ritorno della vecchia Dc aggressiva che riprendeva la scena. Salvini, invece, è niente, qualcuno lo sussurri ad Annalisa Chirico perché ormai è grande e certe cose le deve sapere.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, durante la presentazione dei nuovi distintivi di qualifica della polizia presso il palazzo della Consulta a RoMA (foto Ansa/Claudio Peri).

Però Salvini ha incrociato, per merito proprio, esattamente come per meriti propri erano saliti alla ribalta Mariotto Segni, Gianranco Fini e Matteo Renzi, un sentiment popolare. Con lui l’Italia si sente improvvisamente maschia, ha voglia di spezzare le reni a qualcuno e, come in tutti gli episodi di machismo, fondati su una sessualità insicura, rivolge le sue attenzioni dove può vincere facile, cioè contro i disgraziati che vengono dal mare.

Persino un fascistone come Viktor Orban non difende più Salvini

Salvini cerca di fare anche una politica internazionale come hanno cercato di fare Segni, Fini e Renzi. E prende da lì, da quel mondo, le prime serie scudisciate. Il leader fanfarone di un Paese tornato a essere una espressione geografica dovrebbe levarsi dalla testa di fare il fenomeno sulla scena mondiale. Persino un fascistone come Viktor Orban non lo difende. La signora Marine Le Pen, a un passo dal vertice del suo Stato, lo tiene sempre meno vicino a sé.

LEADER CHE SEMBRAVANO IMBATTIBILI SONO SPARITI DALLE SCENE

Il quartetto Segni-Fini-Renzi-Salvini è quindi pronto per un romanzo storico sull’avidità di potere che porta alla auto-distruzione. Chi considera oggi Salvini imbattibile tenga conto che gli altri tre nel giro di qualche anno sono spartiti dalla scena. Capite la parola “spariti”? Certo è sconfortante che questa successione di uomini di fragile successo di destra, chi più e chi meno di destra, non veda mai partecipare al gioco uno di sinistra. La risposta è che tutte queste destre (incarnate da Segni, Fini, Renzi o Salvini) hanno inventato personaggi vitali “rivoluzionari”, mentre a sinistra si sono dimenticati delle “rivoluzioni” e dominano facce incartapecorite prive di voglia di rischiare.

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Commenti: 1

  1. Sul fini fottuto da una donna non convengo con lei gentile caldarola, soltanto ha ritenuto di non fare il secondo ad un ormai insuperbito berlusconi sulla via discendente del suo corso politico. Uno schiaffo secco è stato quello di fini all’eccesso di inclusione del cavaliere. Grande stile e stoffa morale da cui gli ex dc aggressivi solo a breve termine potrebbero prendere spunto, sto sopire troncare troncare sopire ha rotto il cazzo, padre renzi reverendo. Grande fini! Saluti cordiali
    p.s. Renzi: ma hai chiesto scusa alla guidi che era l’unica del governo valida e lhai cacciata subito?

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