Tutti i selfie-agguati contro Matteo Salvini

Redazione
07/05/2019

Doppia beffa per il vicepremier a Salerno, contestato da un ragazzo e una ragazza durante autoscatti. Il leader della Lega teme la moda, e ha chiesto alla giovane di cancellare il filmato.

Tutti i selfie-agguati contro Matteo Salvini

Uno degli strumenti più amati e usati da Matteo Salvini per la sua propaganda politica rischia di ritorcerglisi contro. Da alcuni mesi ormai, il vicepremier è vittima di agguati fatti attraverso i selfie da parte di suoi contestatori, che si avvicinano fingendo di volere un autoscatto con il “Capitano” per poi criticarlo o insultarlo. La selfie-guerrilla, come inizia a essere chiamata su Twitter, può diventare velocemente una moda, e il ministro dell'Interno sembra aver annusato il pericolo. In un video selfie fatto dopo un comizio a Salerno il 6 maggio, si sente il leader della Lega chiedere (non è chiaro se all'autrice del filmato o a un agente della Digos) di cancellare subito il video.

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Poco prima aveva anche ricevuto la domanda di un esponente dei Giovani democratici, Giancarlo Cirillo. Invece di un selfie, come era sembrato aver proposto al vice premier, immortalato da un video ha chiesto al ministro «che fine hanno fatto i 49 milioni» riferendosi alla vicenda dei fondi Lega. Salvini ha risposto «li hai tu», per poi cercare di uscire dalla inquadratura scartando il contestatore. Cirillo è stato fatto allontanare dalla zona del palco.

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Il 26 aprile era stato un bacio tra due ragazze a cogliere di sorpresa Salvini, stato avvicinato dalla coppia per un selfie a margine di un comizio elettorale per le amministrative a Caltanissetta.

I primissimi a dare vita al fenomeno sono stati due ragazzi sardi, che in due episodi diversi a febbraio hanno attaccato il ministro con la scusa dei selfie. Il ragazzo che ha fatto partire tutto contestava al leader della Lega proprio la vicenda dei 49 milioni, uno dei tasti più delicati per il Carroccio.

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Dopo che lui ha aperto la strada, un'altra ragazza in quei giorni ha giocato lo stesso tiro al ministro, anche se in maniera decisamente più volgare.

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