La mappa dei presunti finanziamenti russi ai partiti Ue

Barbara Ciolli

La mappa dei presunti finanziamenti russi ai partiti Ue

Non solo l'audio sulla Lega. I 9 milioni ricevuti (e riconosciuti) da Le Pen. L'apertura di Strache a fondi sospetti. Il documento su AfD. Cosa sappiamo (e cosa no) sui legami tra Mosca e alcune destre europee.

11 Luglio 2019 18.58
Like me!

A sua discolpa il consigliere di Matteo Salvini, e suo ex portavoce, Gianluca Savoini, tra i protagonisti dell’audio finito alla redazione di BuzzFeed (e solo parzialmente diffuso), grida alla «trappola» sui presunti soldi russi alla Lega. Se anche lo fosse, la dinamica non sarebbe nuova agli scandali degli ultimi anni sui tentativi del Cremino di finanziare le estreme destre europee. Ben disponibili a prendere rubli, a quanto si sente nelle registrazioni. Tant’è che in Francia per il partito di Marine Le Pen gli abboccamenti erano andati a buon fine: questa è finora l’unica certezza. A fronte di molte illazioni, indizi, aperture e sospetti di membri di partito che però insieme non fanno una prova.

LEGGI ANCHE: Il Russiagate all’italiana in un minuto

L’affaire che questa estate mette sotto la lente il Carroccio ha molte similitudini con i casi precedenti. E infatti non sorprende l’opinione pubblica.

Strache, leader dell’estrema destra austriaca, con Salvini.

L’INTERESSE DI STRACHE PER I FINANZIAMENTI RUSSI

È vero che la trappola ordita alla vigilia delle Europee al leader dell’estrema destra austriaca (Fpö) Christian Strache fu una macchinazione, a quanto è emerso, quantomeno a scopi giornalistici. Se dietro al video del 2017,  pubblicato a un anno di distanza dai fogli tedeschi Süddeutsche Zeitung e der Spiegel, ci fossero qualche politico o delle intelligence interessate non lo sapremmo probabilmente mai anche per la tutela delle fonti. Ma certamente Strache a Ibiza, davanti alle offerte di corruzione di una sedicente nipote di oligarchi, era molto interessato.

Come Savoini per la Lega, Gudenus era l’uomo dei russi della Fpö

La messa in scena nella villa ha rivelato una verità, di forte interesse pubblico per gli elettori che si apprestavano a votare. Tant’è che nel maggio scorso Strache si è dimesso sia da presidente della Fpö sia da vice cancelliere di una coalizione con i popolari a onor del vero ormai logora. In Austria, complici i risultati delle Europee, è caduto il governo e a settembre si tornerà a votare.

LEGA E FPÖ, DINAMICA E ATTORI SIMILI

Fpö e Lega sono stretti alleati in Ue. E tanti aspetti della storiaccia che ha fatto crollare l’immagine di Strache si ritrovano nel protagonista dell’audio sulla Lega. Il neo indagato Savoini, ex giornalista come Salvini, ha un passato di frequentazioni neofasciste ed è l’attuale consigliere per la Russia del vicepremier. Un profilo simile a quello del convitato di Strache nella serata disinvolta alle Baleari: con lui, ad accettare a tambur battente i 250 milioni di euro di fondi opachi dai russi, c’era il compagno della destra più estrema del partito Johann Gudenus (figlio di un colonnello negazionista dell’Olocausto), referente con i Paesi dell’ex Urss e russofilo al punto da venir chiamato in Austria «l’uomo dei russi». Come Strache anche Gudenus ha lasciato tutti gli incarichi, uscendo persino dalla Fpö. I pochi passaggi dell’audio di ottobre 2018 resi noti dalla testata americana, con l’esponente della Lega che parla con tre russi nella hall dell’hotel Metropol di Mosca, sono meno chiari, molto più brevi – e molto più generici – delle conversazioni a Ibiza dei politici austriaci. Tuttavia, come per la Fpö, le conversazioni esistono.

Il leader della Lega Nord con Marine Le Pen.

I 9 MILIONI AMMESSI DA LE PEN

Tant’è che Salvini non le ha smentite, bensì ha escluso sovvenzioni di ogni tipo da Mosca, annunciando pronta querela. La sporgerà? Sulla materia la procura di Milano indaga da febbraio, alla pubblicazione dell’Espresso di un’inchiesta su una presunta trattativa tra «fedelissimi di Salvini», ossia Savoini, e «pezzi pregiati dell’establishment putiniano», che nella ricostruzione del magazine collima con quanto BuzzFeed afferma di essere in possesso. Per una questione di trasparenza verso i cittadini, se l’Italia fosse l’Austria forse anche Salvini avrebbe fatto un passo indietro, perlomeno come vice premier. Già 9 milioni di euro dei russi al Fronte nazionale (poi Raggruppamento nazionale) sono stati ammessi dalla leader Marine Le Pen, molto vicina a Salvini e anche lei nel blocco xenofobo-sovranista della Lega e dell’Fpö all’europarlamento. Il flusso di rubli dalla Russia alla Francia nel 2014, in cambio del sostegno all’annessione della Crimea di Putin, è stato in questo caso dimostrato dalle inchieste delle testate Le Monde e Mediapart, che ha ipotizzato fino a 40 milioni di finanziamenti.

L’INCHIESTA IN GERMANIA SU AFD

Della Russia connection è sospettata in Germania l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD). Tra i flussi di denaro contestati al movimento, che a Strasburgo siede con il Carroccio e il Raggruppamento nazionale, figurano quelli che potrebbero essere partiti da Mosca. In un’inchiesta congiunta del 2019 di der Spiegel, dell’emittente tedesca Zdf e della Bbc sui tentativi del Cremlino di influenzare le Legislative del 2017 è saltato fuori un documento russo sul deputato di origini dell’Est Markus Frohnmaier (AfD) come «uno dei parlamentari che sarà sotto assoluto controllo». Secondo un’informativa di un’intelligence dell’Ue in mano all’emittente britannica, Frohnmaier avrebbe chiesto aiuto ai russi per la campagna del 2017 in cambio della fedeltà poi in politica estera. Tanto AfD quanto il partito di Le Pen però sono all’opposizione, mentre la Lega è al governo. Il presunto baratto riportato da BuzzFeed, e prima dall’Espresso, avrebbe coinvolto 3 milioni di tonnellate di gasolio da far arrivare all’Eni, per un valore di 1 miliardo e mezzo di dollari, 65 milioni dei quali per le casse della Lega.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 2

  1. La forza dei media attuali come buzzfeed che non accusano ma danno indicazioni che in assenza di prove fanno ragionare comunque, come mette in evidenza l’articolo, è un ritorno alle origini altro che fake news…e dimostra come anche il sospetto ha una funzione importante per chi ha ruoli pubblici, essere come la moglie di cesare , stessa cosa vale per i magistrati che devono sembrare e non solo essere imparziali
    ma io aggiungerei le grandi aziende anche, già che si parli di eni come strumento di pagamento è di uno squallore inaudito. A questo punto vorrrei chiedere a chi ne sa più di me: ma chi cazzo comanda in eni? non è che forse il fondo balckrock e altri nell’azionariato tengono per le palle il tesoro e cdp, in quanto emanazione di governi che abbaiano senza avere denti?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *