Salvini detta la linea della distensione sul Russiagate

Il ministro dell'Interno tiene un basso profilo sull'inchiesta dei presunti fondi russi e chiede ai suoi di evitare polemiche con M5s e Conte. Ma sul governo è calato il gelo siberiano.

14 Luglio 2019 22.39
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Spegnere polemiche «sterili», non rispondere alle «provocazioni», attendere «fiduciosi» il lavoro della magistratura. Matteo Salvini detta ai suoi la linea della distensione. I leghisti vorrebbero salire sulle barricate, trasformare in parole il loro sdegno e l’irritazione per il modo in cui Giuseppe Conte e Luigi Di Maio si sono smarcati sulla vicenda dei presunti fondi russi. Al vertice del governo sembra calare il gelo: a fine giornata non risultano contatti tra il premier o il leader M5s e il ministro dell’Interno. Ma da via Bellerio nulla trapela se non la «fiducia» che l’inchiesta della magistratura si concluda, in fretta, con un nulla di fatto. Ancora alcuni aspetti della conversazione intercettata all’hotel Metropol di Mosca restano da chiarire, a partire dalla identità del terzo italiano, il “Francesco” presente al tavolo con Gianluca Savoini e Gianluca Meranda. Ma l’email pubblicata da La Stampa con cui Claudio D’Amico, consulente di Salvini a Palazzo Chigi, chiede di invitare Savoini al forum Italia-Russia in occasione della visita di Putin in Italia, è una novità cui Conte e Di Maio rispondono accentuando la loro presa di distanza.

MALUMORI SULLA DIFESA DI PALAZZO CHIGI

Una scelta che qualche leghista definisce «gratuita», anche perché – fa notare – gli inviti passavano comunque al vaglio dell’ufficio diplomatico di Palazzo Chigi, come dimostra lo scambio di email. D’Amico, viene spiegato, ha agito con una iniziativa del tutto personale. Ma Salvini non commenta – né fa commentare – le prese di distanza dei suoi alleati. Alla richiesta di riferire in Aula non dà per ora risposte: «Non è un rifiuto, perché se ci saranno cose da dire saranno dette, ma ora la Lega aspetta che l’inchiesta faccia il suo corso, con piena fiducia nel lavoro dei magistrati».

IL M5S ACCELERA SULLA COMMISSIONE D’INCHIESTA

I Cinque stelle in settimana intendono «accelerare» la commissione d’inchiesta sui finanziamenti ai partiti (un’arma, secondo il Pd, spuntata rispetto a una commissione specifica sul caso Savoini). Di Maio in persona invita il leader leghista ad andare in Aula, anche «a sua tutela». Se non ha nulla da nascondere, qual è il problema?, domanda il M5s. Ma il silenzio, ribattono dalla Lega, non serve a nascondere qualcosa ma a spegnere una polemica su quello che sarebbe «poco più di un pettegolezzo». Al Viminale Salvini ha convocato sindacati e parti sociali per un’intera giornata di incontri su una serie di dossier, dalla Flat tax, alle infrastrutture, e su questo prova a puntare l’attenzione. Ha mobilitato gli uomini della Lega con competenze nei diversi settori economici e arriverà con alcune proposte e l’idea di ascoltare per poi fare una sintesi da presentare al tavolo di governo. Ma, dopo che Conte la scorsa settimana aveva criticato l’iniziativa, i Cinque stelle alla vigilia sottolineano che Salvini «ha la libertà di vedere chi vuole, ma mentre lui fa incontri, a risolvere questioni come Alitalia e l’Ilva c’è Di Maio».

SALVINI CERCA DI TENERE INSIEME I PEZZI

Di più. I pentastellati, mentre dicono di non voler attaccare l’alleato, mettono il dito nella piaga: «A noi interessa», dicono, «che non si rallenti l’azione del governo per i problemi interni alla Lega, come successo anche con il tavolo sull’autonomia, perché noi vogliamo andare avanti». Nessun problema, nessun rallentamento, ribatte la Lega. Non è un mistero che nel partito «uno dei pochi» a non voler staccare la spina al governo sia Salvini. «Vado avanti fino a che si possono fare le cose», ripete. Sono le tasse il tema – assicurano i parlamentari leghisti – su cui potrebbe far saltare tutto: Tav, sicurezza bis e Autonomia di sicuro passeranno. La versione M5s è un’altra: a inchiesta aperta non può far saltare il banco perché «sembrerebbe un’ammissione di colpa». L’inchiesta, dicono a via Bellerio, finirà in un nulla di fatto, come il caso Siri. Ma qualche Cinque stelle insinua il dubbio che si voglia invece aspettare di capire fin dove arrivano i magistrati, quanto l’affaire si ingrosserà.

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