L’antico vizio bipartisan di fare rimuovere gli striscioni

Governo che vai, censura che trovi. Nel 2016 e nel 2017 la polizia tolse cartelloni contro Renzi e Minniti. Ma anche lenzuolate in favore di Berlusconi. 

14 Maggio 2019 10.58
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La rimozione degli striscioni contro Matteo Salvini da parte delle forze dell'ordine – dalla polizia ai Vigili del fuoco – ha sollevato un polverone. Eppure a guardare il passato recente, pare che questo tipo di "censura" sia un vizio non solo antico, ma pure bipartisan.

Anche Matteo Renzi finì nell'occhio del ciclone per la rimozione – o meglio censura vera e propria – di uno striscione a Prato, nel settembre 2016. Ad affiggere il cartello «Renzi hai fallito» in occasione della visita dell'allora premier in città era stata la sezione giovanile locale di Forza Italia.

Nella notte però il cartello venne tagliato in un anonimo «hai fallito». Un'operazione, disse il questore, volta a «stemperare gli animi».

Nel settembre dell'anno successivo, era il 2017, cartelloni contro il Pd, Renzi e Maria Elena Boschi furono affissi ad Arezzo in occasione della visita in città dell'allora segretario dem. A denunciarlo la presidente dell'associazione delle vittime salvabanche Letizia Giorgianni.

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Nel 2017 invece era finito nel mirino dei contestatori livornesi l'allora ministro dell'Interno Marco Minniti. Un gruppo di antagonisti aveva appeso uno striscione contro il titolare del Viminale per l'inaugurazione di Effetto Venezia, rassegna estiva della città.

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Il lenzuolo fu rimosso subito dalla polizia. In quel caso a sollevare il caso era stato via Facebook Filippo Nogarin, sindaco pentastellato di Livorno. «Non condivido i contenuti politici di questo striscione e nemmeno la scelta di "sfruttare" la vetrina di Effetto Venezia per mandare questo tipo di messaggi. Ma capisco ancor meno la reazione delle forze dell'ordine che per rimuoverlo si sono immediatamente schierate in assetto anti sommossa», scrisse il primo cittadino.

Non condivido i contenuti politici di questo striscione e nemmeno la scelta di "sfruttare" la vetrina di Effetto Venezia…

Geplaatst door Filippo Nogarin op Donderdag 27 juli 2017

Il 27 novembre 2013, il giorno della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, le forze dell'ordine rimossero dalla facciata di Palazzo Grazioli, residenza romana del Cav, un maxi striscione con la scritta «È un colpo di Stato» affisso in occasione della manifestazione di Forza Italia.

«Da oggi siamo in uno stato di polizia. E da domani in un regime», commentò senza giri di parole Daniela Santanché, ora candidata alle Europee con Fratelli d'Italia. «Apprendiamo la notizia secondo la quale alcuni funzionari delle forze dell’ordine hanno sequestrato preventivamente un cartello che sarebbe stato esposto questo pomeriggio durante la manifestazione di Forza Italia a sostegno del nostro presidente Silvio Berlusconi», scrissero in una nota congiunta i capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta. «Giudichiamo molto grave quanto accaduto e, in attesa di chiarimenti, preannunciamo sin d’ora interrogazioni urgenti al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, affinché venga fatta piena luce su questo inaccettabile episodio».

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