I numeri che smentiscono l'allarme di Salvini sulla tubercolosi

I numeri che smentiscono l’allarme di Salvini sulla tubercolosi

12 Settembre 2018 17.12
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Un migrante malato in fuga e il ministro Matteo Salvini lancia un sos tubercolosi, malattia, sostiene, che «in Italia è tornata a diffondersi: gli italiani pagano i costi sociali e sanitari di anni di disastri e di invasione senza regole e senza controlli». Il ministro dell'Interno lo ha scritto su Facebook commentando l'allarme lanciato dal presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, in merito alla fuga di un immigrato malato da una struttura di accoglienza profughi a Sandrigo (Vicenza).

Ma secondo il direttore del dipartimento Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma, Roberto Cauda, «non assistiamo in questo momento ad un aumento dei casi, almeno in Italia». La tbc però, ha rilevato, «si manifesta anche a distanza di anni dal momento in cui una persona viene infettata, quindi il problema è estremamente complesso. Non può essere attribuito ad un unico fattore». La tubercolosi è infatti una malattia contagiosa che si trasmette per via aerea mediante un batterio, il Mycobacterium tuberculosis. Il contagio può avvenire per trasmissione da un individuo malato, tramite saliva, starnuto o colpo di tosse.

FREQUENZA DI CASI DIMEZZATA NEI MIGRANTI

Quanto alla sua diffusione, in Italia nel 2016 risultano notificati 4.032 casi, con un tasso stimato di 6,6 per 100 mila abitanti, in calo rispetto agli ultimi dieci anni (8,1 per 100 mila nel 2006). I dati del Ministero della Salute indicano inoltre che, a partire dal 2009, la percentuale di nuovi casi di tubercolosi riferiti ai cittadini nati all'estero ha superato quella dei nati in Italia, passando dal 47% nel 2006 al 56% nel 2016. Se, tuttavia, «tali casi vengono messi in relazione con l'aumento della popolazione straniera in Italia, che negli ultimi dieci anni è più che raddoppiata», rilevano le Linee guida, «allora risulta una diminuzione dell'occorrenza di tbc, con frequenze più che dimezzate: da 84,1 casi per 100 mila stranieri residenti nel 2006 a 44,5 per 100 mila nel 2016. Questo dato conferma dunque che il rischio di malattia è in calo anche in questo gruppo di popolazione».

IL PRESIDENTE DELLA SIMM: «NESSUN AUMENTO LEGATO AI PROFUGHI»

Pronta anche la replica della Società italiana di Medicina delle migrazioni che precisa come nel nostro Paese non vi sia «alcuna epidemia di tbc legata ai migranti». Il presidente della Simm, Maurizio Marceca, dell'Università La Sapienza di Roma, invita invece a non creare «alcun allarme tubercolosi legato agli immigrati. Bisogna trattare questo tipo di tematiche», ha commentato, «con molto senso di responsabilità, perché quando si parla di tbc si rischia di creare allarme, anche laddove un allarme non esiste. Intervenendo con affermazioni poco scientifiche si rischia di creare panico sociale». Inoltre, ha ricordato l'esperto, «abbiamo a disposizioni strumenti scientifici come le Linee guida dell'Istituto superiore di sanità per il controllo delle tubercolosi tra gli immigrati in Italia, pubblicate nel 2018, e abbiamo un Servizio sanitario nazionale capace». Dunque, ha avvertito, «la popolazione deve sapere che non c'è allarme e che abbiamo tutti gli strumenti per governare il fenomeno».

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