La doppia trincea di Fontana e Gallera

Redazione
16/04/2020

Il presidente della Regione Lombardia e il suo assessore al Welfare rispondono alle critiche sulla gestione dell'emergenza coronavirus. Dall'ospedale in Fiera rimasto inutilizzato alle indagini sul Trivulzio e le altre Rsa milanesi. Per non parlare dell'incauto annuncio di riaprire il 4 maggio.

La doppia trincea di Fontana e Gallera

Il governatore e l’assessore contro tutti. O quasi. «In trincea», come ha detto Giulio Gallera, ma non solo per fronteggiare il coronavirus. Pure per difendersi dalle critiche e le accuse che piovono contro Regione Lombardia. E per più di un motivo.

La situazione sanitaria in Lombardia e a Milano, provincia e città, continua infatti a rimanere drammatica. L’ospedale “del miracolo” in Fiera finora – e per fortuna – non è servito a nulla ma è stato sommerso dalle polemiche. Non solo politiche. Quei 21 milioni donati – compreso l’assegno del Cav – per 10 pazienti attualmente ricoverati, con il senno di poi, potevano essere spesi diversamente. Forse, fa notare qualche medico, sarebbe stato meglio potenziare reparti e strutture già esistenti. Tant’è.

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Anche l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera ha ammesso candidamente che l’ospedale che aveva fatto sentire Guido Bertolaso «fiero di essere italiano» (prima di ammalarsi) e inaugurato in pompa magna in barba venne osservato alle misure di distanziamento, «fortunatamente non è servito a ricoverare centinaia e centinaia di persone in terapia intensiva e di questo siamo contenti».

L’INCHIESTA SUL TRIVULZIO E L’ISPEZIONE DEL MINISTERO

Dopo le polemiche per la mancata chiusura di Alzano e Nembro, nella Bergamasca, e dopo i ripetuti appelli dei medici tra cui quello, il 5 aprile, della Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Lombardia, Fnomceo che aveva scritto una lettera ai vertici della sanità lombarda individuando una decina di criticità nella gestione dell’emergenza, è piombata su Regione Lombardia l’inchiesta relativa al Pio Albergo Trivulzio e altre Rsa milanesi. La Gdf giovedì ha acquisito documenti e direttive inviate dall’amministrazione alle strutture. Ora si vedrà. Ma le morti sospette di anziani pesano come un macigno. Intanto si è chiusa l’ispezione alla Baggina del ministero della Salute e venerdì la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa risponderà in una interrogazione parlamentare. Ma a Circo Massimo ha già attaccato: «Dal primo giorno la loro (Regione Lombardia, ndr) politica è stata quella di disattendere le indicazioni del governo, di andare in direzione contraria, prendere le distanze. Questo è avvenuto per ragioni politiche. Ma dovremmo chiederci come mai la Lombardia abbia un numero di contagiati sproporzionatamente alto rispetto alle altre regioni». Già. per ora nessuna risposta.

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IL LEGALE DI FONTANA: «BASTA ATTACCHI DI NATURA PERSONALE E FALSE NOTIZIE»

«Siamo impegnati a combattere il virus e a proteggere i lombardi, massima collaborazione verso chi svolge le indagini», aveva risposto Fontana. Subito dopo la nota del suo legale all‘Ansa: «Il presidente Fontana accetta qualsiasi critica e polemica politica, essendo ben consapevole che la sua posizione pubblica e apicale lo espone più di qualsiasi altro amministratore. Ma ha il diritto e il dovere di non sopportare più attacchi di natura personale, consistenti nel dileggio, nella falsa notizia e nelle indegne accuse di indifferenza per la vita umana». Assumerà dunque, ha continuato il legale, «ogni doverosa iniziativa a difesa della sua onorabilità, per il ripristino della verità dei fatti, travisata e offesa in più occasioni».

GALLERA: «ERAVAMO E SIAMO ANCORA IN TRINCEA»

Anche Gallera non ha mostrato l’altra guancia. «Assisto disgustato a molteplici azioni di gigantesca deformazione della realtà e di sciacallaggio politico e mediatico», si è sfogato su Facebook dopo gli attacchi dell’opposizione e la lettura dei giornali che, dice, lo hanno «amareggiato». «Abbiamo vissuto qualcosa di pazzesco. Ci siamo trovati a dover prendere decisioni immediate per problemi giganteschi. Senza consultare un avvocato, scegliendo sempre per salvare la vita alle persone. Il senno di poi è un gioco facile per chi è rimasto a guardare. Noi eravamo in trincea, e lo siamo ancora».

Leggo stupito e molto amareggiato gli articoli che appaiano in questi giorni su importanti giornali. Assisto poi…

Posted by Giulio Gallera on Thursday, April 16, 2020

Contro Fontana, Gallera & Co le opposizioni in Consiglio regionale hanno chiesto di istituire una commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid. Mentre la Rete Milano 2030 – formata da partiti di sinistra, associazioni e movimenti – ha lanciato una petizione per commissariare la Sanità lombarda.

LO SPOTTONE DELLA REGIONE SUI QUOTIDIANI

Nulla però sembra scalfire davvero Fontana e il suo assessore che ogni giorno, nella consueta conferenza stampa – che conferenza stampa non è visto che non ci sono domande – racconta di quanto sia efficiente ed eccellente la sanità lombarda. Non paghi, in Regione hanno deciso di comunicare questo entusiasmo ai cittadini pure dalle pagine dei giornali. «28.224 vite salvate in Lombardia», si legge negli spazi acquistati. Tutto grazie alla «sanità privata insieme alla sanità pubblica». Non poteva mancare l’hashtag #unasolasanità. Gli 11.377 morti in Regione (dato aggiornato al 15 aprile) passano in secondo piano.

ERRORI? «SCIOCCO SE DICESSI CHE NON SE NE SONO FATTI»

Fontana però una cosa l’ha ammessa a Stasera Italia: «Sarei sciocco nel dire che non si sono fatti errori. Probabilmente si sono fatti degli errori ma sicuramente non sono quelli che ci vengono contestati e per i quali oggi siamo sulle prime pagine di tutti i giornali». Ma attenzione: «Io credo che le questioni proposte oggi come motivo di accusa nei nostri confronti siano tutte assolutamente infondate e prive di ogni possibile contestazione. In una situazione emergenziale, tutti hanno commesso degli errori dall’Organizzazione mondiale della sanità ai cambiamenti di opinione di tanti nostri scienziati, alla mancanza di precisione nelle linee guida». Il rimpallo di responsabilità continua. Se ha sbagliato l’Oms, se hanno sbagliato gli scienziati, allora gli errori di Regione Lombardia sono se non da giustificare quanto meno da comprendere.

L’AZZARDO DI RIAPRIRE IL 4 MAGGIO

In attesa di conoscere i veri dati – anche se di tamponi non ce ne sono più: l’istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna ha scorte per altre 48 ore, ha scritto il Fatto quotidiano. Fino alle 23 di sabato sera la struttura che processa fino a 3 mila tamponi al giorno, non si fermerà ma a quell’ora i reagenti saranno finiti – dei contagi e dei morti si accusano i runner, i proprietari di cani e i milanesi tutti che da irresponsabili se ne vanno bellamente in giro. Forse a cercare le mascherine che ancora non arrivano. E intanto Fontana annuncia la riapertura il 4 maggio. Contro i pareri di virologi e specialisti che invitano alla cautela. Ma anche contro il governo. «La richiesta della Lombardia di avere il via libera alle attività produttive a partire dal 4 maggio è un errore», ha detto senza mezzi termini il viceministro al Mise Stefano Buffagni. «Da sempre Fontana ha sostenuto una linea rigorosa e fortemente restrittiva e oggi, sorprendentemente, decide – non si comprende sulla base di quali dati – di aprire. Andare in ordine sparso rischia di alimentare confusione nei cittadini e nelle imprese che invece esigono chiarezza».

SALA: «QUELLO DELLE 4 D È UNO SLOGAN SENZA CONTENUTO»

«La ripartenza il 4 maggio in Lombardia l’ha decisa la Regione o Salvini? Stanno passando dal terrore sul numero dei contagi di due giorni fa al liberi tutti. Un po’ più di equilibrio non guasterebbe», ha risposto pure il sindaco di Milano Beppe Sala in una intervista a Repubblica. Per rimettere in moto l’economia, sottolinea il primo cittadino, bisogna che siano «fornite le garanzie adeguate per chi andrà a lavorare. Quello delle 4D è uno slogan senza contenuto», facendo riferimento alle 4 D proposte dalla Regione: distanza, dispositivi e mascherine, digitalizzazione e diagnosi. Che per Buffagni forse dovrebbero essere sostituite con 4 C: calma, coerenza, coscienza e criterio.