Massimo Del Papa

Sanremo 2017, i voti alla prima serata

Sanremo 2017, i voti alla prima serata

07 Febbraio 2017 23.08
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Gli «eroi del quotidiano» finiscono a Sanremo, li presenta Maria e il dolore, il coraggio, il sacrificio, la stessa sciagura sembrano un talent, qualcosa che c'è e non c'è, uno slancio che pare concepito per nobilitare una scaletta. Chissà se è giusto, ma il Festival (e i suoi propri eroi) deve ogni anno rifarsi la verginità. E cosa c'è di meglio che celebrare certe umanissime fiammelle di speranza, per un Paese che ogni giorno sembra dare il suo peggio e ogni tanto prova disperatamente a riscattarsi?

Così l'altruismo di chi rischia la pelle si confonde all'ambizione di chi si gioca tutto in tre minuti di melodia, oppure trova testimonial patinati come Raoul Bova che è geneticamente buono, bravo e bello. Tutto il resto se non noia è tedio, con Carlo e Maria che ricordano l'aforisma di Karl Kraus: «E così lui la costrinse a fare quello che voleva lei». Sanremo, vincolato da brani deboli oltre ogni dire, celebra se stesso come non mai: scomodando Flaiano, «i suoi progetti li fa al passato». Ma quando fanno vedere, per un attimo, Mia Martini, il cuore s'ammala ancora. E il pubblico premia il risultato d'insieme, con un boom da 11 milioni 374 mila spettatori medi e il 50.4% di share. Meglio del 2016, quando gli spettatori furono 11 milioni 134 mila spettatori e lo share il 49.48%.

I big in gara

Giusy FerreriFa talmente male sentirla, anche perché obiettivamente la sbaglia: tira la voce, non riesce a slegarla. Brano radiofonico, con liriche per modo di dire. 5/6

Fabrizio Moro – In passerella è il più tenebroso, ma è anche un'eterna promessa che sta appassendo. Portami via ha ambizioni pop-cantautorali ma testo debole: la arrocchisce benino. 6+

Elodie – Questa probabile figlia segreta di Maradona sfoggia versi insidiosi come «nella stanza l'odore di noi»: colpa di chi le mette in bocca una canzone simile. Eppure non la canta male. 6–

Lodovica Comello – Tipica canzone da supermercato, di quelle che passano mentre scegli i surgelati. Ce la mette tutta, ma tutto è datato qui. 5+

Fiorella Mannoia – Il pronostico logora ma, con qualche incertezza (la voce non è più quella di un tempo), lei non tradisce, anche se la canzone è parrocchiale. Qui ed ora, però, funziona. 6/7

Alessio Bernabei – Ma è Nek? Ah no, è Mengoni. No, è Carta. No, è chi ti pare. E poi dice la qualità, Carlo Conti… 5–

Al Bano – Se ha una cosa buona, è la voce. Ma in apnea com'è, rauco sui toni bassi, sforza come un vecchio leone sugli acuti e pur troppe volte cede. Merita rispetto, ma il suo epilogo è amaro. 5/6

Samuel – Sai cos'hanno questi ex indie di fastidioso? Il finto basso profilo. Coniuga pop sanremese e presunto d'autore: potreste essere gentili e non chiamarla disco '70? Robetta, con un suo perché. 6

Ron – Renditi conto che al Festival ci torna da 47 anni, mica uno. E la sensazione, è che i tempi migliori siano passati: L'ottava meraviglia cerca nuove aperture, ma riesce scolastica. 5/6

Clementino – Fa più o meno la stessa cosa tutti gli anni, l'equivoco è considerarlo un rapper, uno della strada. Per favore. Le sue storie di Ragazzi fuori sono spugnose e lui fuori quota. 5–

Ermal Meta – Tra i favoriti, e stasera si capisce meglio perché. Vietato Morire sulla violenza domestica è in sospetto di malizia, non chissà che, ma è autobiografica e, vuoi non vuoi, tocca. 6+

Gli ospiti canori

Tiziano Ferro – su Tenco dà il massimo, ma Luigi era ad un'altezza profonda che lui non può raggiungere; arrangiamento incongruo, pareva la Notte sul Monte Calvo di Musorgskij. Un po' rigido, ma è una star e sa gestirsi con intelligenza e senza tracotanza. 6 1/2 (Carmen Consoli 6)

Mina – (in spirito) Da quanto tempo fa cose insulse facendosi pagare anche più di Crozza? 0 in condotta

Ricky Martin – Un eterno ritorno a Sanremo da 32 anni (settima volta). Guarda com'eri, guarda come sei, me pari tu' zio. Però sempre tamarro. Almeno fa casino. 6

I conduttori

Carlo Conti – L'esperienza non si discute, ma possiamo dire che, al terzo anno di fila, tanta implacabile medietà comincia a stufare? 5+

Maria de Filippi – Singolare incrocio tra Christine Lagarde e Lina Volonghi. Quanto legnosa, però! Non ha i tempi della diretta, e si sapeva: non se ne cura, si siede sulle scale ed è chi è. 5-

Maurizio Crozza – Un po' Grillo, un po' Gilberto Govi. Di un altro si direbbe qualunquista, ma va di moda trovarlo geniale, poiché dice cose giuste. Specie in registrata, dove non si rischia. 6

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