Le pagelle della terza serata di Sanremo 2019

07 Febbraio 2019 23.40
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da Sanremo

La serata del riascolto serve a riascoltare, direbbe l'ingiustamente dimenticato professor Catalano, quello di Arbore. Riascoltare, per uscire dallo stordimento di ogni novità, per capire dove c'era la ciccia e dove invece la fuffa. Specie qui a Sanremo, dove non fanno che rimbalzare i motivetti del festival 2019; e sentirli attraversarti la strada mentre pensi ad altro, t'affretti per un appuntamento o fai rifornimento di sigarette, fa un altro effetto, e bisogna scrivere altro: anche correggersi, all'occorrenza. Va bene, siamo qui per questo. Ma come non accorgersi che poi tutto si accende quando Venditti o Tozzi tirano fuori canzoni di quaranta e passa anni fa? Solo una bieca, scontata distorsione nostalgica? Non diremmo, c'è uno scarto evidente, una incontestabile perdita di memoria nell'arte di fabbricare gioiellini di musica popolare, arte che, intendiamoci, era maliziosa anche all'epoca.

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Ma nessuno scommetterebbe che da queste estenuanti serata di cinque ore uscirà qualcosa da ricordare tra mezzo secolo. Il festival dagli intenti avanguardisti si aggrappa, come sempre, alla mediocrità del rimpianto e normalizza tutto, conduttori, cantanti alternativi, puoi prometterlo come vuoi ma alla fine viene fuori, non può non venire fuori tutto quel perbenismo, quegli occhi alzati al cielo. Perché il festival, con le sue pretese rivoluzionarie, cerca, blandisce l'eternità immaginaria delle famiglie, dei focolari , non li sentite i cantanti con le zazzere ribelli e i forti odori di trasgressione, i catenazzi e gli stivaletti a punta come i mods di 55 anni fa, non lo sentite che è tutto un dedicare ai nonni, alle mamme che poi nominano amministratrici delegate delle società appena costituite, per sfruttarli meglio? Dietro il cinismo mercantile, davanti la trasgressione organizzata e i rossori virginali, i finti stupori, i finti pudori. E in cambio, diciamolo pure, tanta noia, tanta. Sì, il festival è una proposta che non si può rifiutare ma il prezzo che si paga, quasi sempre, è molto duro. È l'anima. E quella non torna.

LE PAGELLE DEI CONCORRENTI

MAHMOODSOLDI: 6

Al riascolto si stagliano meglio i pregi e i difetti. Uno fra i pezzi più memorabili, nel senso – non maleditemi, aspettate un attimo – che restano, si fanno ricordare: “cantabile” non è più una vergogna. Allo stesso tempo, si capisce che di spontaneità ce n'è meno di quanto sembri. Tutte le strade del mondo portano a Sanremo, insomma: con tutta la malizia che ci vuole.

ENRICO NIGIOTTINONNO HOLLYWOOD: 3

Lo stronco e vado a spiegare perché. Perché questo canto pel nonno a pile è una truculenta macelleria retorica, una overdose di sanremismo al cacciucco. Anche le parolacce acchiappacitrulli. Poi, certo, ci si può sempre acconciare in crocchia e tatuaggioni di tappezzeria: ma tu vuoi solo far successo a tutti i costi dopo una vita di sottoclou talent, ragazzo.

ANNA TATANGELOLE NOSTRE ANIME DI NOTTE: 1

Dicevamo, poco prima, che il riascolto serve a ricredersi e, all'occorrenza, ad ammettere, lealmente, francamente, di essersi sbagliati. Ebbene, io mi ero sbagliato: questa canzone, senza niente dentro, è molto peggio di come l'avevo giudicata. Per cui, se la prima volta le ho dato 2, adesso abbasso (inoltre se non clona Che tu sia benedetta della Mannoia di due anni fa, poco ci manca).

ULTIMO I TUOI PARTICOLARI: 2

Osservato da vicino, con discrezione, appare un ragazzino sospeso tra montatura e insicurezze anche serie. Gli hanno costruito un mondo fatato e opprimente intorno, che sostituisce il ghetto della borgata a un altro ghetto. La canzoncina serve al ghetto. Ma è davvero misera, e, anche questa, per combinazione, cova abbondanti semi o germi mannoiani (immaginala intonata da Fiorella: ti sembrerà naturale); non deve stupire, oggidì le canzoni le fanno a peso e le ricalcano a mucchi. Se vincerà, come si ipotizza, sarà uno scandalo annunciato.

FRANCESCO RENGAASPETTO CHE TORNI: 3

Io invece aspetto che vai via. E confermo: sembra un provino di Lucio Dalla (diciamo, per squadratura melodica, un'idea primigenia di Ayrton: chi ha un programma per isolare le tracce, o un orecchio assoluto, faccia la prova). «Mah, insomma, questo Francesco Menga…»mi scrive una gentile lettrice. Io capii, che si trattava di un refuso; ma lo lasciai.

IRAMALA RAGAZZA CON IL CUORE DI LATTA: 2

Irama La ragazza con il cuore di latta 2 Vestito come una stanza dei Casamonica. Pezzo perfetto. Per cosa, non dirò. Insomma, uno butta giù dodici quintali di parole per raccontare – non cantare, non evocare, non trasfigurare – un destino doppiamente straziante. E la canta come una performance dai mercati generali. Ma allora a che serve una canzone?

PATTY PRAVO E BRIGAUN PO' COME LA VITA: 3

Detto che stasera Patty canta sensibilmente meglio, forse l'hanno fatta star meglio fisicamente, vedere, sentire una settantenne come lei alle prese con una canzoncina così mocciosa, ecco, fa strazio. «Siamo una bella coppia, eh?». E manca la voglia perfino di carognare.

SIMONE CRISTICCHIABBI CURA DI ME: 8

Molto ha convinto, ma a volte ha fatto anche gridare alla retorica. Ma una canzone senza retorica che cos'è? Non c'è una retorica dei sentimenti, delle passioni, dell'impegno, dell'indignazione? Tutto dipende da come la risolvi, da come la trasfiguri: non c'è riuscito, forse? Canzone fuor d'acqua, sicuramente: non è un merito? Non conta questo piangerti in faccia, fottendosene anche della retorica? Me ne fotto anche io e voto così.

BOOMDABASHPER UN MILIONE: 4

Canzonetta piacevolmente innocua, paraculetta, fatta per rendere fede al titolo: ma sì, finiamola con i significati alternativi. Alle liriche, tra gli altri, il sommo Mogol al suo peggio; musica ottima quando ti provi le brache al camerino del centro commerciale.

MOTTADOV'È L'ITALIA: 4

Motta su un palco alternativo splende in fama di genietto; su quello dell'Ariston, scompare. Emergono tutti i limiti. Intanto, non è un cantante. Drammaticamente. La presenza scenica, lasciamola perdere. La gestualità del corpo, sorvoliamo. E questo pezzo non sa di niente.

ZEN CIRCUSL'AMORE È UNA DITTATURA: 5

Zen circus L'amore è una dittatura 5 Non cambia il discorso per gli Zen Circus: la loro presenza qui dimostra semplicemente una cosa, che la tanto annunciata, la tanto attesa scena indie non aveva le spalle abbastanza forti. Qualche idea, magari. Ma di quelle che non partono mai davvero.

NINO D'ANGELO E LIVIO CORIUN'ALTRA LUCE: 4

A una seconda passata, almeno sul personalissimo taccuino del vostro cronista, 'sto pezzo scade: dove va a parare? Forse è tempo di liberarsi della zavorra del rap a tutti i costi, perché questo rap, molto consumabile, molto di consumo, è diventato, come l'amore degli Zen Circus, una dittatura (D'Angelo può ancora cantare?).

LE PAGELLE DEGLI OSPITI

ANTONELLO VENDITTI: 6

Evviva Antonello, evviva quei formidabili anni, che allora si che ci s'impegnava, evviva Sotto il segno dei pesci, che noi ce l'abbiamo dentro e lui adesso – evviva evviva – ce lo riporta tutto quanto il tour. Chi lo organizza, a proposito? F&P Group, Salzano, quello di Baglioni.

ALESSANDRA AMOROSO: 5

Superospite, questa ingiustamente strappata al karaoke al decimo anno di carriera? Non è un po' azzardato? Ma no, ha un tour con già dieci date sold out. Chi lo organizza, a proposito? F&P Group, Salzano, quello di Baglioni.

ORNELLA VANONI: 7

Riparte dalla polemica, sacrosanta, con la Raffaele responsabile di una sua caricatura proprio truce. Bene, qui la Vanoni la surclassa con una controironia magistrale, immensa, spietata verso se stessa (e non solo, non solo…). Ornella è la vecchiezza che se ne frega di tutto sì, irride il suo grottesco e perfino una storia veramente trasgressiva. E ancora impone un saggio canoro da fuoriclasse (andatevi a nascondere, cantanti da karaoke di oggi). Certo, l'abbraccio con la Patty è ad alto rischio (e decidete voi di cosa), ma ne vale la pena: la vera trasgressione la portano le vecchie ragazze.

RAF E TOZZI: 6

Eh, il Raf. E il Tozzi. Quegli anni Ottanta (cosa ne resterà?). Tozzi pure prima. Tu, dabadà, dabadà. Che anni. Che estati. Grandi! Che tornano con un disco nuovo dopo più di trent'anni. E poi fanno anche il tour, oh! Chi lo organizza, a proposito? F&P Group, Salzano, quello di Baglioni.

LE PAGELLE DEI CONDUTTORI

CLAUDIO BAGLIONI: 5

Sul Baglioni conduttore-non conduttore ( n'altro po' e pare un cavo elettrico), si son già versati troppi fiumi di parole, per cui solo una osservazione, per quello che vale: prima del festival era anche lui un eterno ragazzo; dopo, ne esce, se ne esce, con tutta la sua età addosso. Cioè senza più freschezza.

VIRGINIA RAFFAELE: 5/6

Virginia ha quel certo non so che che non c'è, quel qualcosa che si sente che manca: mah.

CLAUDIO BISIO: 5

Bisio fa il Bisio, lui fa sempre il Bisio, comunque e dovunque fa il Bisio, anche a Sanremo fa il Bisio, solo che, essendo a Sanremo, sembra un altro: chi, forse non lo sa neanche lui.

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