Sanremo 2024: cosa rimarrà della 74esima edizione del Festival

Michele Monina
11/02/2024

No, non proveremo nostalgia per la maratona infinita di Amadeus e Fiorello. Nel cuore però restano Angelina Mango con la sua cumbia e l'interpretazione toccante di La Rondine, i Negramaro, Bigmama e Ghali, l'eleganza di Diodato. Nelle orecchie i futuri tormentoni di Annalisa e The Kolors. Tanti invece i momenti da dimenticare: dai fischi a Geolier all'ospitata di Travolta. Un bilancio.

Sanremo 2024: cosa rimarrà della 74esima edizione del Festival

È finita la 74esima edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Viva il Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Quello degli share bulgari, quasi al 70 per cento. Quello delle canzoni che hanno invaso le radio. Quello dei big big che sono andati in gara. Ma cosa ci lascia il Festival della Canzone Italiana di Sanremo?

LEGGI ANCHE: Sanremo 2024, Angelina Mango ha vinto il Festival con il brano La noia

Amadeus ha concluso il suo quinto Sanremo con l’ennesima puntata interminabile

Prima una piccola premessa, per mettere sul tavolo tutte le carte. Capita spesso, quando si stanno per vivere esperienze totalizzanti come un viaggio, la leva militare, l’esame di maturità che, arrivati quasi alla fine se non addirittura alla fine, si provi un certo senso di malinconia. Quasi che manchi qualcosa che sta per scivolarci via dalle mani. A Sanremo no. Non perché non sia a suo modo una gran bella esperienza, lo è. Si incontra un sacco di gente, parlo dei cantanti in gara (perché 30 persone, 51 tra duetti, band e solisti sono tante), ma anche addetti ai lavori, e si vivono esperienze che, dall’esterno, sembrano sicuramente invidiabili, e che quindi star qui a descrivere con spocchia o, peggio, con intenti sminuenti sarebbe quantomeno controproducente. Mica si lavora in miniera con un canarino nella gabbietta per vedere se sta arrivando il grisù. Solo che in una settimana buona – qui a Sanremo il Festival inizia la domenica, e comunque chi lavora sul Festival sapendo che andrà al Festival ci lavora da mesi – si è dormito un complessivo di circa 10 ore, a essere ottimisti, si è mangiato o tanto e bene o poco e male, spesso a orari improbabili, bevendo caffè su caffè, ingurgitando quel che capitava, come i pellicani che puntano a fare scorte per quanto non ci sarà poi cibo, lavorando ininterrottamente dalla mattina presto alle prime ore dell’alba con una costanza che in altre settimane risulterebbe mortale.

Sanremo 2024: cosa rimarrà della 74esima edizione del Festival
Fiorello e Amadeus (Ansa).

Il tutto, e qui è il punto, per raccontare una gara di canzonette, che non è esattamente come essere inviati di guerra ma che comunque, a tratti – quando per fortuna hai cinque minuti di tempo e non devi correre da una parte all’altra della città, come tutte le città liguri posta su più livelli e spalmata anche in orizzontale – induce a tirare le somme complessive della tua vita. Di fatto è finito il Festival, e visto che stava finendo, Amadeus ha deciso di diluire il tutto in una puntata interminabile, non tanto nella durata quanto piuttosto nella modalità. Lo sanno tutti che quando ci si diverte il tempo sembra non passare mai, c’è tutta una letteratura a riguardo, letteratura che evidentemente non riguarda Amadeus e il suo Sanremo. Quindi anche solo l’idea di passare del tempo a pensare a cosa resterà di questa gita della terza media, in fondo, è straniante, come arginare il mare con  uno scoglio.

Resteranno il pop di classe de Il Volo, il capolavoro dei Negramaro e il tocco internazionale di Mahmood

Veniamo però a cosa resterà, a cosa scomparirà e a cosa siamo felici di aver visto, e soprattutto avremmo preferito non vedere. Le canzoni sono tante, lo si è detto allo sfinimento, non perché si è ripetitivi, ma per provare a mimetizzarsi col Festival, ripetitivo. Dunque, cosa resterà…I ragazzi de Il Volo, con Capolavoro, hanno fatto un piccolo miracolo, portando a Sanremo un brano che è al tempo stesso un classico, iscritto nel novero del bel canto e quindi del loro repertorio, e qualcosa di estremamente contemporaneo, un pop di classe che potrebbe traghettarli verso  un pubblico più giovane del solito, tipo di loro coetanei. Cresce ascolto dopo ascolto. Invece non cresce Ricominciamo tutto dei Negramaro, perché oltre il capolavoro è difficile andare, e Ricominciamo tutto è indubbiamente un capolavoro, bene hanno fatto a fischiare la loro posizione troppo bassa in classifica. Tuta gold di Mahmood è una canzone che finalmente comincia a diventarmi comprensibile, articolata com’è. Un tocco di internazionalità, anche più di un tocco. Di cosa parli, esattamente, non saprei dirlo, ma non credo sia poi così importante.

Sanremo 2024: cosa rimarrà della 74esima edizione del Festival
L’esibizione di Mahmood durante la finale del Festival (Getty Images).

Ti muovi di Diodato si candida a diventare un classico mentre Ghali parla dell’oggi

Diodato e la sua Ti muovi, che sin da subito ci ha mostrato lacerti di bellezza, e che arrivati a sabato regala ben più che lacerti, non solo resterà, ma diventerà un altro brano duraturo, come Fai rumore. Stesso discorso per Fiorella Mannoia, capace di veicolare messaggi con tanta grazia da potersi permettere di twerkare a beneficio di chi l’ha messa nella propria squadra del FantaSanremo. Cresce anche Ghali (arrivato quarto) fin qui penalizzato dai fonici, con una canzone che parla dell’oggi e come quella di Dargen D’Amico lo fa usando linguaggi e suoni forse ostici per chi ha più di 30 anni. Mr Rain, mettiamoci comodi, non ce lo leveremo presto dalle scatole, e forse è un bene, perché col suo cantare è diventato una sorta di taumaturgo in grado di farsi carico dei dolori degli altri.

Sanremo 2024: cosa rimarrà della 74esima edizione del Festival
Diodato (Getty Images).

Il tormentone killer dei The Kolors ci accompagnerà fino all’estate 

Rose Villain ha presentato la canzone più originale in gara, metà ballad dai colori scuri metà uptempo con la cassa dritta e un testo assolutamente contemporaneo, ultima parte che mashuppa il tutto. Un gioiello. Su Loredana Bertè si è detto molto. Che poteva vincere, che aveva il brano più sincero, l’unico rock. In realtà coi giorni la sua stella si è un po’ spenta, seppur le sia andato il premio della critica, quasi un premio alla carriera, peccato, perché Pazza era una bella canzone. Più di tutti, però, resterà nelle radio, nelle playlist Spotify e un po’ ovunque il duetto di tormentoni Sinceramente e Un ragazzo e una ragazza. Annalisa (terza classificata) prosegue sulla scia di Bellissima, Mon Amour e Euphoria senza osare tanto, perché mai avrebbe dovuto farlo? Il brano dei The Kolors, invece, è scritto nelle stelle, ci accompagnerà fino all’estate e anche all’autunno, tormentone killer, con tanto di balletto già bello e pronto. Certo, Emma ha osato con nuove sonorità e anche un nuovo modo di cantare, Clara ha sorpreso per il suo essere intonata come una spada e decisamente aggiornata su cosa gira oggi. Ma non è che stiamo qui a citarli tutti, no?

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Sanremo Rai (@sanremorai)

Non lasciano il segno Il Tre, Maninni e anche i Santi Francesi troppo raffinati per l’Ariston

Passiamo a chi scomparirà, o almeno si auspica. Il Tre resterà per il suo pubblico, anche vasto, che magari si sarà ulteriormente ampliato, ma è un restare effimero, che non lascerà traccia nel tempo. Come non lo lasceranno tanti altri concorrenti in gara, penso all’enigma Maninni, bravo, ma non incisivo, o anche agli originali La Sad, entrati anticristi però usciti dal Festival come i cuginetti strani con cui passavamo le vacanze estive, strani ma del tutto innocui. Fred De Palma temo resterà, lui ha successo specie tra i tamarri, e il brano presentato è esattamente collocabile in quell’area. Ma sperare non costa niente. I Santi Francesi sono raffinati, sofisticati, colti, ma dentro queste 30 canzoni sono schiacciati, spiace. Spiace anche per Sangiovanni che è uscito dalla sua comfort zone e ne ha pagato scotto, scivolando in fondo alla classifica, lui che ha un seguito enorme. Ci si brucia velocemente, come sperava di fare Kurt.

Sanremo 2024: cosa rimarrà della 74esima edizione del Festival
Alessandro De Santis dei Santi Francesi (Getty Images).

Momento cringe: l’ospitata di Travolta e le esibizioni dei Ricchi e poveri

Prima di arrivare alle cose da conservare nel cuore, ecco i momenti imbarazzanti, cringe, trash. Sicuramente un posto di rilievo lo devono avere le gaffe della Rai, dalle pubblicità occulte dell’anno scorso, la cui multa è arrivata in questi giorni, a quella che probabilmente arriverà nei prossimi giorni per le scarpe da lavoro griffate di John Travolta, John Travolta e il suo Ballo del Qua Qua, poi cancellato dall’universo, altro momento mitico. Come sono ‘mitici’ il passaggio ad alto tasso di imbarazzo di Mengoni vestito da spazzacamino o da attore shakespeariano, e le scenette da terza media di Fiorello. Senza dimenticare le esibizioni dei Ricchi e Poveri coi vestiti bizzarri che giocano un campionato a parte. Tranne quella con Paola e Chiara nella serata cover perché lì siamo nel mondo dei sogni.

Sanremo 2024: cosa rimarrà della 74esima edizione del Festival
I Ricchi e poveri (Getty Images).

Il giallo del televoto in finale e i fischi a Geolier

La faccenda dei televoti, che per tutta la finale non sono stati attivi, migliaia e migliaia di segnalazioni, comprese quelle di chi scrive, non rientra nel campo dell’imbarazzo, quanto dell’illegale, e credo che qualcuno dovrà indagarci su, sempre che non abbia già cominciato a farlo. Come avranno fatto a decidere chi mandare avanti, in assenza di televoto, quando era proprio il televoto a decidere, è un mistero degno di Giacobbo. Non è cringe, imbarazzante ma semplicemente urticante il passaggio di Giovanni Allevi, che con retorica viene piazzato a parlare di dolore a beneficio di camera, per poi passare a suonare manco fosse un pianista di rilievo. Ma il momento più basso, perché un momento più basso c’è, è quello della proclamazione della vittoria di Geolier la sera dei duetti. Magari anche chi scrive, che poi sarei io, non è che auspicasse questo, Angelina Mango decisamente più meritevole. Ma vedere una sala fischiare un ragazzo di 23 anni, e addirittura andarsene prima che si esibisca, per protesta, per non dire dei tantissimi insulti che gli sono piovuti addosso sui social, bè, è davvero molto molto triste.

Sanremo 2024: cosa rimarrà della 74esima edizione del Festival
Guè e Geolier durante la serata cover (Ansa).

Da ricordare il messaggio lanciato da Bigmama e il duetto di Alfa con Vecchioni

Arriviamo ai momenti da ricordare, perché momenti ce ne sono, eh. Ghali che prende a schiaffoni i razzisti, ci piace pensare avesse focalizzato in mente il viso di Salvini, con il medley Un italiano vero. Ecco, questo è un gran momento, anche di musica, ma soprattutto di politica. Bigmama che entra in scena unendo le mani a fare il gesto della vagina, salvo poi togliersi la gonna lasciando esposte calze con i medesimi simboli, lei che è femminista dentro, ecco un altro bel momento. Anche vedere ballare Pino D’Angiò, ospite dei BNKR44, lui che è così malconcio. Bei momenti. Il brano che Stefano Massini e Paolo Jannacci hanno portato sul tema delle morti sul lavoro, L’uomo nel lampo, perché certi argomenti, su quel palco, non si sentono mai. Come raramente si sente parlare di guerra, e ben venga che a farlo sia un rapper coi pelusche sulla giacca o con un alieno al fianco. Passiamo al momento che ci ha davvero rapito, non prima di aver detto che la serata cover ha regalato davvero tanti momenti belli, da Alfa che si commuove cantando Sogna ragazzo sogna con Vecchioni a tutti quei giganti arrivati a dar supporto a giovani artisti.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Sanremo Rai (@sanremorai)

L’abbraccio finale tra Angelina Mango e Geolier riempie il cuore

Ma il momento più toccante di questo Festival è stato l’esecuzione di La rondine di Pino Mango da parte di sua figlia Angelina. Lei che ha portato anche la canzone più potente in gara, La noia, cumbia modernissima, con un testo assai intelligente e dei suoni che sono il meglio al momento in circolazione. Una interpretazione incredibile, commovente anche per l’eleganza che Angelina ha dimostrato nel tenersi dentro le emozioni, sommergendone però il pubblico. Il top di questo Festival, sicuramente, anche perché se Geolier, accompagnato da Guè, Luchè e Gigi D’Alessio ha fatto tanto di buono come col brano in gara, qui c’è in gioco un’anima che si è messa a nudo, dimostrando comunque un talento incredibile, vero frutto di questo Festival che potremo gustarci d’ora in poi. Vederla in finale abbracciata a Geolier, lei 22 anni, lui 23, ottimi artisti pronti a conquistarsi il presente e il futuro, riempie il cuore. Più volte Fiorello ha sottolineato come questo sia l’ultimo Festival di Amadeus. Lo ha già detto più volte, quindi probabilmente non è vero. Ma ci piace credere che un qualche cambiamento ci sarà, pur apprezzando la musica di questa edizione come non capitava da tempo immemore. Con almeno cinque o sei canzoni che sentiremmo anche fuori da quel contesto, buttale via. Da domani Sanremo sarà un ricordo, ci si augura, e si tornerà a parlare d’altro. Per ora facciamo nostre le parole proprio de La noia di Angelina Mango, (vincitrice meritata davanti a Geolier): «una corona di spine sarà il dress code della mia festa». Sembra perfetta per descrivere i giorni che stiamo vivendo. Altro che noia.