Sanremo 2024, tutta dance e niente melodia: così Amadeus trasforma l’Ariston in una discoteca

Michele Monina
20/01/2024

Solo un terzo delle canzoni in gara è sanremese doc, tra cui quelle di Amoroso, Diodato e dei Negramaro. Il resto è tutto un unz unz, con Annalisa favorita. Il risultato è un appiattimento generale dovuto all'ossessione per la radio e il tormentone del direttore artistico. Ci resta sempre il rockettone solitario di Loredana Bertè.

Sanremo 2024, tutta dance e niente melodia: così Amadeus trasforma l’Ariston in una discoteca

La colpa è tutta di Giorgio Moroder. O, per dare una rinfrescata, di Stash dei The Kolors. Si avvicina l’inizio del Festival di Sanremo, giunto con scioltezza alla 74esima edizione, la quinta di fila con Amadeus conduttore e direttore artistico, e la stampa di settore è stata stata chiamata in Rai per ascoltare in anteprima i brani che si contenderanno la vittoria finale. Trenta, per la precisione, ascoltati dai giornalisti e critici musicali accreditati nelle sedi di Milano, dove era presente Amadeus, e Roma. Un ascolto lievemente forzato – 30 canzoni in due ore e poco più, giusto cinque minuti di pausa in mezzo per un caffè – che ha portato a una conclusione: quello del 2024 sarà indubbiamente il Festival più dance di tutti, anzi, il più italodisco di tutti.

Sanremo 2024, tutta dance e niente melodia: così Amadeus trasforma l'Ariston in una discoteca
L’Ariston a Sanremo (edizione 2021) (Getty Images).

Le pagelle che seguono i preascolti servono solo a fornire carne fresca per le agenzie di scommesse

Su 30 canzoni in gara infatti ben 20 si sono presentate con un numero di BPM, che sta per battiti per minuto, decisamente alto, una buona porzione anche con la cassa dritta, che sarebbe quell’unz-unz della batteria elettronica tipico, appunto, della dance italiana d’epoca. Venti su 30 è un numero impressionante, comunque lo si voglia vedere. Tanto più che buona parte dei brani che nel preascolto hanno ricevuto i voti più alti rientrano proprio in questo maxi-gruppo. Per la cronaca, permettetemi un inciso, le pagelle che seguono i preascolti, una sorta di petting atto a creare ulteriori aspettative sui lettori sempre più incuriositi di ascoltare poi le canzoni in tv a partire da martedì 6 febbraio – preparate i thermos col caffè, possibilmente corretto – nei fatti servono solo a fornire carne fresca per le agenzie di scommesse che su questi voti rimodulano le quotazioni. Una sorta di grande servizio gratuito che la stampa fa a Snai e compagnia bella. Questo finché qualcuno non si renderà conto del cortocircuito. La Sala Stampa, composta in buona parte da chi ha preso parte ai preascolti, ha il suo peso nel determinare le quotazioni. Ma, insieme alla giuria delle radio, del web e al televoto, decreterà anche la classifica finale del Festival. Come dire, posso decidere chi far quotare poco una canzone, dando bassi voti nelle pagelle, per poi farla votare, magari dopo averci scommesso sopra. Il Codacons, non fosse troppo impegnato a fare esposti contro la Ferragni, avrebbe pane per i suoi denti.

 

Il primo Sanremo di Amadeus senza il manager Presta

Tornando alle 30 canzoni, e a Giorgio Moroder, la cassa dritta è quindi la caratteristica primaria del quinto Festival targato Amadeus, il primo senza il suo manager Lucio Presta, rimasto ai blocchi di partenza a poche settimane dall’inizio della kermesse. Si mormora che presto sarà sostituito dal solito Ferdinando Salzano, quello dei conflitti di interessi ai tempi di Baglioni. Se ci si pensa bene, per altro, Amadeus proprio da quelle polemiche e quelle querelle, con Salzano che uscì momentaneamente di scena, vide aprirsi il varco alla conduzione del Festival, altrimenti saldamente in mano prima a Carlo Conti e poi a Claudio Baglioni. Se riuscisse a entrare nel libro dei record conducendo l’anno prossimo il suo sesto Festival, in virtù di un cambio di agente (nessun agente ha in genere modo di accaparrarsi Sanremo così a lungo) sarebbe veramente il colmo dei colmi.

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Ferdinando Salzano con Alessandra Amoroso (Imagoeconomica).

Ci sono solo una manciata di canzoni sanremesi doc: da Amoroso a Mannoia, fino a Negramaro

Ma stavamo appunto parlando di canzoni e di cassa dritta. Quest’anno di canzoni sanremesi – la canzone sanremese è un genere a sé stante, chiunque a sentirne parlare capisce l’oggetto della discussione – non ce ne sono. O meglio, ce ne sono giusto un paio, quella di Alessandra Amoroso, in parte, e quella dell’enigma Maninni, il solo nome sconosciuto fin qui proprio a tutti, addetti ai lavori compresi. Per il resto è tutto un brano dance, un brano urban, un electropop contaminato dal rap, l’uso di autotune non prepotente ma comunque presente. Poca melodia, quasi niente, lasciata per lo più a chi in effetti ha la voce per sostenerla. Oltre ad Amoroso, che potrebbe comunque ambire alla vittoria anche per quel suo essere approdata per la prima volta in gara dopo già oltre 15 anni di carriera, Diodato, indubbiamente col brano più elegante, Fiorella Mannoia che si lancia in un brano latineggiante sulle donne, Gazzelle, qui nei panni di Tommaso Paradiso, per intendersi, Il Volo, che però abbandona in parte la lirica per traghettare il proprio mood nel pop di classe, i Negramaro, con quella che a parere di chi scrive è la canzone più bella in gara. E poi ci sono Renga e Nek che propongono un brano abbastanza sanremese, insieme con Sangiovanni e, un po’, i Santi Francesi. Nient’altro.

Sanremo 2024, tutta dance e niente melodia: così Amadeus trasforma l'Ariston in una discoteca
Diodato (Getty Images).

Amadeus e quella ossessione per la radio

Poi, certo, c’è Rose Villain che ha indubbiamente la canzone più sorprendente di questo Festival. La sua Click Boom, titolo più stravagante insieme a Tuta Gold di Mahmood, comincia come fosse una ballad, salvo poi ingranare la quarta nel ritornello dando vita a una sorta di centauro musicale. A voi stabilire quale parte sia il toro e quale l’umano, un vero gioiello. Per il resto, invece, siamo in terreno veloce, come se l’operazione di trasformare il Festival in Festivalbar, quell’ossessione per la radiofonicità dei brani così tanto sbandierata da Amadeus, la voglia pazza di vedere i singoli sanremesi in classifica tutto l’anno, gli fosse di colpo sfuggita di mano, lasciando che del Festival per come lo conoscevamo non rimanessero che le scenografie di Castelli, accompagnato ormai dalla figlia.

 

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Senza melodie e bel canto cosa venderemo noi italiani all’estero?

Solo che, attenzione, abbiamo un problema, anzi due. Primo, se il Festival diventa Festivalbar, e il Festivalbar rimane il Festivabar (sia esso Power Hits Estate, gli Award di Rai1 o i vari Battiti Live e affini), per altro fagocitando anche il Concertone del Primo maggio, dove andrà a finire un’idea anche vaghissima di pluralità? Anche perché, notizia ormai conosciuta, gli autori dei brani sanremesi, che sanremesi non sono più, sono i medesimi delle hit estive e di quelle di mezza stagione, una sorta di omogeneizzato spalmato sul calendario. Secondo: noi italiani, popolo di santi, navigatori e confezionatori di belle melodie e del bel canto, per questo siamo conosciuti nel mondo, in assenza di melodie e bel canto – quest’anno persino i Ricchi e Poveri cantano un brano con la cassa dritta e le voci filtrate – cosa andremo mai a vendere all’estero? Tutti i giornalisti, ascoltando le 30 canzoni, hanno concordato che la canzone di Annalisa, data anche oggi per vincente dai bookmaker, è la più adatta all’Eurovision, perché molto dance Anni 80, come Bellissima e Mon Amour (ma per questo anche Un ragazzo una ragazza dei The Kolors non scherza) e per quello strato di tamarraggine che veicola, pur essendo il modo di cantare di Annalisa assolutamente di classe. Ma in fondo da noi, anche all’Eurovision, si aspetterebbero Il Volo, che non a caso quando ha partecipato con Grande Amore ha vinto al televoto (il terzo posto finale è stato dovuto a una certa antipatia delle varie giurie nei nostri confronti). Il bel canto e le belle melodie quest’anno sono messe di fatto al bando, perché ad Amadeus è venuta voglia di ballare, e pensa che al pubblico di Rai1, quello è in fondo il titolare del programma in questione, piaccia ascoltare quella musica lì.

 

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Solo Loredana Bertè porta un rochettone: la rivoluzione dei Maneskin è rimasta sulla carta

Per questo, ma non solo, pur ritenendo che Annalisa potrebbe in effetti meritare la vittoria finale, sia per come Sinceramente suona, sia perché in fondo sarebbe il coronamento di un anno per lei davvero glorioso, e pur ritenendo che altrettanto meritevoli sarebbero la ballata di Amoroso, che tratta di attacchi di panico e turbamenti psicologici così come quella dei Negramaro, un piccolo gioiello (anche loro erano assenti dal 2005 quando furono eliminati alla prima serata da Sanremo Giovani, con quella che poi sarebbe diventata la megahit Mentre tutto scorre) e toh, La noia di Angelina Mango, un vero concentrato di talento ed energia che sul palco saprà sicuramente fare molto bene, esiste sempre l’opzione rivincita cioè che a sbancare sia Loredana Bertè con la sua Pazza, rockettone dritto con testo autobiografico che potrebbe mettere d’accordo tutti. Una vittoria che suonerebbe come premio alla carriera per chi da una cinquantina d’anni accompagna le nostre giornate. Un brano veloce, certo, come buona parte di quelli in gara, ma che è anche un po’ rock, unico esempio del genere in gara come, in parte, Autodistruttivo degli outsider La Sad, e in realtà molto poco punk e piuttosto pop nelle sonorità. Alla faccia di chi sosteneva che i Maneskin, con la loro vittoria, avrebbero aperto un’autostrada a tutti i rockettari italiani, andando anche a ispirarne chissà quanti di nuovi. C’eravamo tutti sognati un mondo fatto di borchie e giubbotti di pelle, e invece ci troviamo vestiti di maglina sotto una palla stroboscopica, destino baro.