Sanremo 2024, cinque motivi per guardarlo facendo pace con la coscienza

Redazione
06/02/2024

Basta fare gli snob, il Festival della canzone italiana va seguito. Perché è l'ultimo baluardo dell'opposizione a tele-Meloni, per non sentirsi tagliati dalla "bolla" social, perché ha un effetto anestetizzante dal resto della cronaca che ci inquieta nel quotidiano, per goderci la polemica pronta a scatenarsi e per sentirsi un po' meno vecchi e più indie e trapper. Guida di sopravvivenza all'evento nazional popolare per antonomasia.

Sanremo 2024, cinque motivi per guardarlo facendo pace con la coscienza

L’ora è giunta, inutile continuare a fare i vaghi. La settimana più nazional popolare dell’anno è pronta a irrompere bruscamente e devastare le vostre routine con la furia di un trattorista che protesta, e nulla sarà più come prima: in famiglia, coi colleghi, alla macchinetta del caffè, sui social. Ovunque si parlerà per cinque giorni ininterrottamente di musica e tutto ciò che le ruota intorno, ossia il nulla ma a forma di panna montata. Inizia il Festival di Sanremo, edizione numero 74. E basta con questa storia di voler fare gli alternativi a tutti i costi, gli snob che non guardano nulla che non sia in corsa alla Berlinale. Arrendetevi dolcemente e nessuno si farà male, al massimo finirete sfiniti sul divano a notte fonda mentre Amadeus vi annuncia in sogno la classifica parziale. Ecco dunque almeno cinque motivi per guardare cosa succede sul dannato palco dell’Ariston e fare pace con la coscienza.

1 – Dopo la tele-Meloni di Insegno e De Girolamo, qui siamo all’opposizione

In tempi di tele-Meloni, con la Rai lottizzata dalla destra (esattamente come facevano prima quelli che ora protestano, a sinistra) e affossata negli ascolti dai vari Pino Insegno e Nunzia De Girolamo, l’ultimo baluardo dell’opposizione alla fiamma tricolore di governo è il Festival targato Amadeus. Si scherza, ma nemmeno troppo: guardatevi la prontezza di riflessi con cui “Ama” e Marco Mengoni hanno risposto «sì» alla domanda sul sentirsi antifasciti posta in conferenza stampa di quella Iena di Enrico Lucci. In tempi di crisi improvvise di balbuzie dei vari La Russa e Sangiuliano di fronte al temutissimo quesito, fa quasi sollievo sapere che esiste qualcuno che si ricorda ancora cosa c’è scritto nella Costituzione. Il Bella ciao intonato dai due subito oltre che un inno della Resistenza è stato un “ciaone” a Giorgia.

2 – Hashtag, trend, Fantasanremo: se non li cavalcate siete fuori dal mondo

Più che allarme bomba, come sempre poi rivelatosi infondato, sarà un lungo “allarme bolla”: quella social, in cui tutti parlano della stessa cosa, infilano un hashtag dietro l’altro, cavalcano i trend, indicizzano articoli, giocano al Fantasanremo, che è come il Fantacalcio ma senza quei rimasugli di mascolinità tossica da spogliatoio. Chi siamo noi per sottrarci a tutto questo? Che sia frittatona di cipolle con Peroni ghiacciata, pizza tra amici o cena di famiglia, il rituale di accendere Rai1 con un occhio al televisore e il dito sullo smartphone è irrinunciabile.

3 – Una (meritata) pausa dalle brutture del mondo

C’è anche un effetto terapeutico: non parlare di “altro” per una settimana. Bombe su Gaza, stallo del conflitto ucraino, il fantasma Trumpone pronto a ripopolare gli incubi di mezzo mondo, l’inflazione, le Europee di giugno coi partiti di governo che fanno a gara a chi è più di destra imbarcando in lista un impresentabile peggio dell’altro, il ministro dell’Agricoltura e “cognato d’Italia” Francesco Lollobrigida che ne spara ogni volta una più grossa. Tasto stop, effetto anestetizzante. Potete parlare della canzone dal titolo furbetto dei Santi Francesi o del look spregiudicato di Annalisa senza sentirvi così tanto frivoli e insensibili.

4 – In trepidante attesa della polemica o dello scazzo alla Bugo-Morgan

Le canzoni e gli artisti sono solo una parte dello spettacolo, mica la sua totalità. Sanremo si guarda anche per la polemica gratuita, per la gaffe indimenticabile, per uno scazzo che si possa definire davvero tale nella scala di valutazione Bugo-Morgan. Per dire, finora una delle controversie più vivaci è stata sull’uso del napoletano di Geolier, che si presenta con un brano in dialetto anche se il Festival è della “canzone italiana”. Un po’ pochino. E nemmeno la gag di Ama che imita l’autogol di Gatti in Inter-Juve potrà scaldare minimamente gli animi del “Twitter calcio” come ha fatto Fedez scambiando un tifoso-hater per l’altro. Si può fare di meglio, siamo fiduciosi. Intanto prepariamo i popcorn e scaldiamo l’indignazione che è in noi, pronta a farla esondare alla prima disputa.

Durante l'evento 64 Bars live di Red Bull che si terrà a Scampia, Napoli, sabato 7 ottobre si esibiranno anche Noyz Narcos, Rose Villain, e Luchè.
Geolier (Ansa).

5 – Rimedi anti boomer: ascoltare rapper sconosciuti, cantanti indie o codici fiscali

Infine, anche se siete boomer – all’anagrafe o nell’animo – da quando Amadeus ha rinfrescato un po’ la competizione aprendo la gara a rapper, trapper, cantautori indie e idoli dei giovanissimi, anche voi potrete dire di aver ascoltato almeno per una sera artisti che sembrano codici fiscali (BNKR44), cantanti tristoni e impegnati come Gazzelle o i semi sconosciuti Maninni, Il Tre, La Sad. Poi certo, ci sono pure i Ricchi e Poveri che tornano all’Ariston raggiungendo a quota 13 partecipazioni Fausto Leali, Claudio Villa e Michele Zarrillo. Se di queste ne avete viste almeno la metà, è il momento buono per svecchiarsi.