Sanremo 2024, la nostalgia per il Palarock e per i super-ospiti internazionali

Valeria Genesio
07/02/2024

Le grandi star straniere sono via via sparite dall'Ariston. E dire che su questo palco sono passati dai Queen a Elton John, da Bruce Springsteen a David Bowie, fino a Madonna. Era un altro Festival, racconta chi lo ha vissuto da vicino. E il ricordo va al Palatenda allestito a Portosole e alle scorribande dei Duran Duran. Il racconto.

Sanremo 2024, la nostalgia per il Palarock e per i super-ospiti internazionali

da Sanremo

Un Sanremo 2024 della canzone italiana. Anzi, italianissima. In cui, nonostante il ricco palinsesto, spicca un grande assente: la musica internazionale. Russell Crowe a parte (che ha chiesto e ottenuto di poter suonare), dal palco dell’Ariston mancheranno totalmente i super-ospiti stranieri. Dopo la cura “young” del Festival a opera di Amadeus – che visti gli ascolti record della prima serata (65,1 per cento di share) della prima serata pare averla azzeccata anche quest’anno – evidentemente sono sufficienti gli artisti nostrani in gara (più qualche vecchia gloria) per fare audience. Un modo, va detto, anche per risparmiare. Detto questo, l’assenza delle star che per decenni hanno trasformato la Città dei fiori in un palcoscenico internazionale un po’ si sente. Da Sanremo, per citarne solo alcuni, sono passati nomi come Elton John, Tina Turner, i Depeche Mode (all’Ariston per ben quattro volte, l’ultima nel 2023), i Blur con un’esibizione ironica nel 1996 che infastidì il pubblico dell’Ariston, gli Oasis, i Dire Straits, i Kiss, i Duran Duran (anche loro “recidivi” al Festival), gli U2, Celine Dion, Page & Plant, i R.E.M. e Lenny Kravitz. Fino a Dua Lipa, super star del 2020.

Sanremo 2024, la nostalgia per il Palarock e per i super-ospiti internazionali
Dua Lipa a Sanremo 2020 (Getty Images).

La protesta di Freddie Mercury contro il playback nel 1984

Ospitate che sono rimaste nella storia del Festival e nella memoria soprattutto di coloro che non hanno mai sentito nominare più della metà dei big in gara. Nel 1983, per esempio, Peter Gabriel verso la fine di Shock the monkey, sorprese il pubblico afferrando un cavo e calandosi, come un novello Tarzan, in platea. L’anno successivo fu illuminato dai Queen, che a Sanremo hanno marcato una delle loro rarissime presenze in Italia (in totale tre, di cui le ultime due sempre nel 1984 a Milano). Ma in questo caso, il gruppo inglese passò alla storia non tanto per la sua esibizione quanto per il “sabotaggio” al playback imposto in quegli anni dagli organizzatori della kermesse. In piena contestazione, per buona parte di Radio ga-ga, Freddie Mercury tenne di proposito lontano il microfono dalla bocca, denunciando così il trucchetto. Niente in confronto ai Placebo che ospiti di Raffaella Carrà nel 2001: alla fine dell’esibizione il frontman Brian Molko spaccò la sua Stratocaster sull’amplificatore.

Le ospitate di Springsteen, Bowie e Madonna

Bruce Springsteen nel 1996 fece a Sanremo l’unica apparizione televisiva in Europa. Non fu però memorabile. Il boss si fece annunciare da Pippo Baudo dalla platea per cantare la sua The ghost of Tom Joad, vietando al conduttore di salire sul palco per evitare contatti e interviste di sorta. Nel 1997 fu la volta di David Bowie presentato da un emozionato Mike Bongiorno: «Non mi è mai successo di presentare uno spettacolo presentando un mito… Pensate, è un cantante così famoso da essere l’unico quotato in Borsa».Madonna nel 1998 sull’Ariston fu protagonista di un’esibizione molto intimistica della hit Frozen davanti a un quasi impietrito Raimondo Vianello, forse anche per la scarsa pratica con l’inglese. Insuperabile fu Whitney Houston nel 1987. La cantante accettò l’invito a Sanremo spinta dalla cugina Dionne Warwick, che era stata in gara nel 1968 in coppia con Tony Del Monaco con La voce del silenzio. Whitney incantò e commosse l’Ariston con un’interpretazione memorabile di All at once, meritandosi una lunga standing ovation del pubblico pagante, raramente così caloroso. Su richiesta di Baudo regalò il primo bis di un ospite internazionale nella storia del Festival.

La nostalgia dei tempi del Palarock

Qui a Sanremo non c’è però solo molta nostalgia dei super-ospiti stranieri, ma anche dei tempi del Palarock. Alla fine degli Anni 80, numerose star non solo del rock, ma anche del pop mondiale si avvicendavano sul palco allestito sotto un tendone a Portosole, una sorta di antesignano Dopo-festival gestito da Carlo Massarini. Duran Duran, Spandau Ballet, Simply Red, Europe, a-ha, Eight Wonder (con tanto di spallina caduta in diretta a Patsy Kensit), Prefab Sprout, Style Council, Talk Talk, Smiths, Terence Trent D’Arby e, per il piacere dei nostri Aristongatti, i Curiosity killed the cat, sono solo alcune delle star che in quegli anni dominavano le classifiche mondiali di passaggio in Riviera.

I fan in delirio e le feste in discoteca con le super star

Un Aristongatto è riuscito a farsi raccontare quei tempi mitici da un ristoratore locale di lungo corso. «Era proprio un altro Festival», confessa a Lettera43, «e quell’atmosfera elettrizzante e internazionale che si respirava allora in città è svanita». I super-ospiti delle singole serate, aggiunge, «dovevano esibirsi di nuovo tutti anche nella serata finale del sabato. Restavano quindi “bloccati” a Sanremo per tutto il festival, facendo la gioia di gestori di locali e di noi ristoratori, visto che avevano al seguito staff molto nutriti che mangiavano a tutte le ore. Ed erano assediati giorno e notte da ragazzine e fan in delirio che arrivavano da tutta Italia solo per poter anche solo toccare uno dei loro beniamini». «Li potevi trovare tutti al Nabila, la discoteca sul lungomare e facilmente riuscivi a ballare a fianco a loro. Uno dei più scatenati in pista era Joey Tempest degli Europe, con la sua chioma riccia folta», ricorda il ristoratore. «La rivalità tra Duran Duran e Spandau Ballet è invece solo leggenda».

Sanremo 2024, la nostalgia per il Palarock e per i super-ospiti internazionali
Simon Le Bon e Pippo Baudo a Sanremo 2008 (Getty Images).

La Duran Duran mania e le uscite di Simon Le Bon

Abbiamo anche chiesto alla nostra fonte di svelarci qualche aneddoto che oggi può essere raccontato perché caduto in prescrizione. «Le scene più incredibili a cui ho assistito avevano per protagonisti i Duran Duran», ci racconta. «Un giorno, una fan è riuscita ad acciuffare i capelli di Simon Le Bon, tirandoglieli talmente forte da far strillare quel poveretto che però non se la prese. Da vero gentleman alla fine è riuscito a districarsi dalla presa ferma della ragazza, firmandole pure un autografo. Altro che selfie!». Sempre su Simon Le Bon, un altro aneddoto felino ci è stato riferito da un’ex cameriera dell’hotel che ospitava i Duran Duran nell’anno di Wild Boys. «Era il 1995 e nella serata finale del Festival, Simon Le Bon si esibì sul palco dell’Ariston, presentandosi con un piede ingessato. La versione ufficiale fu che se lo ruppe sugli scogli del lungomare. In verità, Sanremo quell’anno coincideva con il periodo di Carnevale. Simon Le Bon, che aveva bevuto qualche bicchiere di troppo, si infortunò scivolando dalle scale dell’hotel mentre rincorreva gli altri membri della band con una bomboletta di schiuma da barba». La stessa cameriera ricorda anche di esser stata costretta a cacciare diverse fan che, schivando tutti i controlli, erano riuscite a intrufolarsi persino nelle camere degli artisti. Per non parlare della camera di un albergo a Bordighera che, secondo la vox populi sanremese, fu “sfasciata” dal leader dei Jamiroquai in una notte in cui era un po’ troppo su di giri. Cosa resterà degli Anni 80, cantava Raf al Festival 1989. A Sanremo conoscono la risposta.

Sanremo 2024, la nostalgia per il Palarock e per i super-ospiti internazionali
Simon Le Bon (Getty Images).