Sanremo, le due facce della seconda serata: l’incanto di Giorgia e lo show del dolore di Allevi

Michele Monina
08/02/2024

Prima le luci: da vera star, la co-conduttrice dimostra che è possibile stare sul palco senza fare i pagliacci. Poi le ombre: il maestro, come lo ha più volte chiamato Amadeus, filosofeggia con lo stesso sguardo che applica alla musica, diciamo vagamente prêt-à-porter. Parole superficiali spacciate per soluzioni armoniche banali. Travolta? L'abisso.

Sanremo, le due facce della seconda serata: l’incanto di Giorgia e lo show del dolore di Allevi

Seconda serata del Festival di Sanremo. Lasciamo un attimo da parte le canzoni, che stavolta sono state ‘solo’ 15, e concentriamoci sul resto. Ecco, il resto della seconda puntata di Sanremo ha avuto picchi in alto, ma anche picchi talmente in basso da rasentare l’abisso. Come si fa nei casi in cui si chiede se uno vuole sapere prima la notizia buona o quella cattiva, parto dalla buona: Giorgia. Chiamata a fare quel che ha fatto martedì sera Mengoni, seppur sollevata dall’idea geniale di Amadeus di far presentare i 15 cantanti in gara dai 15 cantanti che si esibiscono giovedì, Giorgia ha iniziato cantando e incantando, altrimenti non è possibile, per poi proseguire presentando con ironia e eleganza, a braccio, dimostrandosi un’artista a tutto tondo. La co-conduttrice si può anche fare senza vestire i panni del pagliaccio, sembra di capire, ditelo al cantore di Ronciglione.

 

 

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Giovanni Allevi e quel dolore trasformato in spettacolo

Passiamo alle brutte notizie. È tornato il maestro Allevi, e come direbbe la Alessandra Amoroso col brano in gara, «fino qui tutto bene». Però il maestro Allevi, così lo chiama Amadeus, ha filosofeggiato sul dolore con lo stesso profondo sguardo che applica alla musica, diciamo vagamente prêtàporter. Dolore esibito, oggi la malattia dove ieri c’era il lutto: parole superficiali spacciate per soluzioni armoniche banali, ma vorrai mica criticare chi ha lottato per la vita. Ecco, Amadeus, che ha trasformato il Festival in qualcosa di moderno, contemporaneo, fa tutto quello che spiega plasticamente perché la tv perda pezzi e ascolti ogni anno. Lo share del Festival aumenta, ma i milioni di spettatori diminuiscono. Dolore trattato a fini di spettacolo, cui sussegue lo spot dei divani con grandi risalite, altrettanto finte. Non ce ne voglia Allevi, cui vanno i nostri auguri per la sua salute, ma era un mediocre musicista prima della malattia, tale rimane ora. Per il resto il Festival sarebbe anche andato via liscio, se a un certo punto alle canzoni – tutte di buon livello, con Alfa a spiccare sul gruppo – non fosse subentrato appunto il resto, omaggio ai 70 anni di Romagna mia incluso. Come se tanto dolore non fosse già stato abbastanza. E non parlo del commiato di Mirko Casadei e i Santa Balera, col ricordo dell’alluvione in Romagna, parlo sempre di musica (e comunque l’alluvione c’è stata anche in Emilia e nelle Marche, Amadeus). E dire che si era riscattato anche Dargen D’Amico, prendendo le distanze dalla politica con una delle sue rare battute divertenti (rare tra battute a raffica).

Sanremo, le due facce della seconda serata: l'incanto di Giorgia e lo show del dolore di Allevi
Giovanni Allevi (Ansa).

La disperazione negli occhi di John Travolta sul Ballo del qua qua

Quando la gara è ripresa, con una Emma particolarmente a fuoco e un Mahmood che si è presentato vestito come la sua presentatrice Alessandra Amoroso – che a differenza che in Conferenza stampa non ha pianto per gli insulti ricevuti sui social – la musica è sembrata per un attimo tornata al centro. Poi ovviamente è passato tutto. Qualcuno, specie i più i giovani, ha onorato le regole del Fantasanremo, due scope sul palco, per dire, con Alfa e BigMama. Ma neanche il tempo di mettersi comodi sul divano che è arrivato John Travolta, rasserenato dall’aver saputo che quest’anno non c’era Victoria Cabello a massaggiargli i piedi. Giorgia, di passaggio, parla anche inglese. Amadeus, invece, tanto per dimostrare quanto sia antico, ha approfittato di John per farsi un balletto, che originalità, Madonna santa. Pulp Fiction è del 1994, sono 30 anni che gli fanno fare il balletto di Uma Thurman, il destino sa essere crudele. Nel mentre è pure diventato pelato. Lo sguardo sperso di John quando Amadeus lo ha portato fuori per presentargli Fiorello, spacciato per suo grande amico, sulle note del Ballo del qua qua, ballerine vestite da papere incluse, è stato quanto di più vicino alla disperazione ci potesse essere, se lo sa Mr Rain ci fa una canzone e la porta a Sanremo l’anno prossimo. Il mezzo milione di euro che si ventila abbia intascato Travolta sono decisamente pochissimi (anche se si mormora che il grosso del cachet, 1 milione tondo, lo abbia sborsato la U-Power di cui la star è testimonial). Detto questo, la butto lì, la Rai dovrebbe pensare a come spendere meglio i suoi soldi. A seguire è arrivata poi una delle vere bombe, non quelle annunciate con telefonate anonime, di questo Festival, Un ragazzo una ragazza di The Kolors, presentati da Angelina Mango.

 

Amadeus ci vuole male, è già stato detto, quindi ha alternato un brano in gara ad altro, puntando all’alba. Solo che quando ha proposto il medley di brani di Giorgia davvero non ce ne è stato più per nessuno. Tanta magia, e tanta bellezza. Magia che è tornata con Loredana Bertè, in gran forma, e poi con Annalisa. Il cast è di livello decisamente alto, quest’anno. La chiusura con Clara, brava e bella con l’ombelico per il Fantasanremo, è stata perfetta. Peccato per Amadeus.