Sanremo 2024, lo stillicidio della terza serata tra ospitate e monologhi

Michele Monina
09/02/2024

Nonostante il cast "dimezzato" Amadeus non rinuncia alle ore piccole. La gara è stata continuamente interrotta da incursioni e performance superflue. Come quella canterina (e da dimenticare) di Russell Crowe. Fanno eccezione Massini e Jannacci che hanno dimostrato come sia possibile affrontare il dolore senza retorica. Teresa Mannino non esce dalla comfort zone. Il racconto.

Sanremo 2024, lo stillicidio della terza serata tra ospitate e monologhi

da Sanremo

Quando si è colpiti dalla crisi di mezza età si tende di solito a inseguire la giovinezza andata, finendo per fare cazzate. Nel caso del Festival di Sanremo, invece, sapere di essersi lasciati una bella porzione di ore passate davanti alla televisione a vedere Amadeus che gigioneggia con la finale di sabato sempre più vicina è decisamente entusiasmante. Quasi una idea di salvezza.

Teresa Mannino ha fatto Teresa Mannino rimanendo nella sua comfort zone 

Certo leggere che John Travolta non ha firmato la liberatoria per tenere in Rete e sui social traccia del suo passaggio da Fiorello quando insieme hanno fatto il Ballo del qua qua è stato già di suo elettrizzante, perché sapere che non si è soli nel considerare il trash trash aiuta. Anche se poi la consapevolezza che all’estero probabilmente l’idea che hanno di noi italiani è che siamo tutti come quei due, bè, diciamo che ha pareggiato i conti. Detto questo, sollievo o non sollievo, la terza serata è partita, esattamente come la prima, sotto le medesime spoglie menzognere: tre canzoni filate per poi passare a altro, la lirica, pensa te. Un quarto cantante, anzi, cantanti, perché dopo Il Tre, Maninni e i BNKR44 – i peggiori presentati dal peggiore, Fred De Palma – sono arrivati gli ottimi Santi Francesi, annunciati da un assai spigliata Clara. Poi è giunto il momento della co-conduttrice Teresa Mannino. Teresa Mannino ha fatto Teresa Mannino, giocando sulla sua comfort zone, e almeno – penso sempre a Mengoni – non si è resa ridicola per sbaglio, lei che di lavoro fa la comica. Far presentare a lei, coadiuvata dai tre de Il Volo, Mr Rain e le sue altalene è sembrato vagamente cinico, ma da uno come Amadeus, che ha imposto ai concorrenti anche il dress code (banditi il viola, ma anche il verde e il marrone) che mai ci si dovrebbe aspettare?

Sanremo 2024, lo stillicidio della terza serata tra ospitate e monologhi
Teresa Mannino e Amadeus (Getty Images).

Massini e Jannacci dimostrano che è possibile evitare la retorica

Mica per caso è arrivato un altro pit stop: Eros che ha celebrato i 40 anni di Terra promessa, facendo ironia sul cachet di Travolta. Poi un collegamento con Fiorello, che ha ironizzato sul caso qua qua, vai poi a capire cosa c’è da ridere. Dopo l’amaro Ramazzotti, ecco Rose Villain, splendida da vedere, ma anche e soprattutto da sentire: la sua Click Boom! una delle più belle canzoni in gara, la più moderna con La Noia di Angelina Mango, la più sorprendente nei suoni e nella scrittura. Altro stop, ancora una volta una finestra sul dolore, solo che almeno stavolta è una finestra di classe, di spessore, L’uomo nel lampo di Stefano Massini e Paolo Jannacci. Anche qui, vedi che se si vuole si può essere non retorici? Amadeus sembra quei tizi irrisolti di certi film italiani, che cambiano idea ogni due minuti, tanto vivono a Prati e hanno una moglie bellissima ed evidentemente una rendita senza fine, perché dopo questo momento intenso, ma anche a suo modo pesante, sono arrivate Paola e Chiara a cantarci Furore da piazza Colombo. Loro sono splendide, come sempre, sfugge però il senso della scaletta, specie se si pensa che subito dopo è entrata Sabrina Ferilli, l’idea che ad andare in scena fosse il Festival della Canzone Italiana si è fatto sempre più vago, scontornato.

 

 

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Russel Crowe, una performance da dimenticare

La gara è quindi ripresa, ma è stato un fuoco fatuo sulle note di Fino a qui di Alessandra Amoroso. Brava, lei, seppur un po’ piangina in Sala Stampa. Ma è stato solo un attimo, perché poi dopo i soliti tipi del divano ha fatto capolino Russel Crowe. Almeno, ci si è augurati, se costretto a fare qualche idiozia avrebbe reagito come Massimo Decimo Meridio. E invece niente: è solo entrato Gianni Morandi, perché checché se ne dica può piovere per sempre, eccome. E non vuoi farlo cantare? E la gara? Quale gara?

Sanremo 2024, lo stillicidio della terza serata tra ospitate e monologhi
Gianni Morandi (Getty Images).

Importano solo gli ascolti. Infatti poi è stata la volta di altri super-ospiti, i Ricchi e Poveri. Ah, no, loro sono in gara. Quindi ancora Crowe, questa volta per davvero. E la nuova moda del politicamente corretto non mi fa dire che è ingrassato da matti (quando Amadeus gli ha chiesto se era facile liberarsi dei ruoli interpretati o se li teneva dentro, giuro, pensavo parlasse di giro vita), quindi mi limito a dire che canta come un cane, sperando di non scatenare l’indignazione degli animalisti. Se ve lo siete perso, potete sempre ricorrere a Raiplay, sempre che lui non si sia sentito in cuffia e come John Travolta non voglia evitare l’imbarazzo non firmando la liberatoria.

 

 

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Angelina Mango e i Negramaro spiccano su tutti

Veniamo alla benedetta gara con Angelina Mango che splende come un sole con una canzone che è un gioiello di gioia e di ritmo. Strepitosa. Ma giusto il tempo di applaudire che riecco Mannino. E dire che dopo aver visto e sentito di tutto, avremmo voluto sentire le canzoni. Amen. Monologo non originalissimo, il suo, e pure recitato con qualche intoppo. Quando è ripresa la competizione, ormai la gente normale sognava di andare a dormire (e giuro che scrivendo avevo digitato “morire”, lapsus freudiano da studiare). E invece ecco che bella da morire, intensa come la vita di chi non vuole fingersi giovane per sempre, è stata la volta di Ricominciamo tutto dei Negramaro, introdotti da una Emma quest’anno particolarmente a fuoco. La loro canzone è un capolavoro, lo dico senza paura di essere smentito o contraddetto. Quando mancavano solo tre canzoni – tre – ecco arrivare Edoardo Leo che, contraddicendo quanto dichiarato da Amadeus stesso, ha fatto un monologo. Il secondo nell’ultima mezz’ora. Sapendo che doveva ancora cantare Fiorella Mannoia quasi abbiamo sperato che entrasse bestemmiando, come qualcuno ha pensato ascoltato un passaggio del suo brano. Comunque, per la cronaca, Edoardo Leo ha citati Karl Kraus dopo mezzanotte e mezzo. Vedete voi. Siamo così arrivati alla fine devastati, come fossimo stati in guerra.

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La performance di Angelina Mango (Getty Images).

 

Venerdì siamo alla penultima puntata, quella delle cover. E in riviera è previsto il diluvio universale. Una domanda resta senza risposta: il fatto di spiegare ogni canzone prima dell’esibizione dei cantanti è dovuto a qualcosa che ignoriamo riguardo il grado di comprensione del testo dello spettatore tipo? La classifica del voto da casa e delle radio dimostra come la democrazia sia un concetto del tutto superato, Angelina Mango in vetta a parte. Aridatece baffo’.

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