Sanremo 2024, appunti sulle prove generali all’Ariston

Michele Monina
06/02/2024

È l'unica occasione per stampa e critici di ascoltare davvero le canzoni in gara. Tra gli artisti spiccano i Negramaro e Angelina Mango. Il verso «una corona di spine sarà il dress code della mia festa» della sua Noia si candida a diventare jingle della 74esima edizione. Il racconto.

Sanremo 2024, appunti sulle prove generali all’Ariston

da Sanremo

«Certo che l’Ariston me lo immaginavo più grande». Ci sono state le prove del Festival di Sanremo aperte alla stampa. Il solo momento in cui chi passa tutta la settimana in riviera al fine di raccontare quello che a ben vedere è lo spettacolo televisivo legato alla musica più importante del nostro Paese ha modo di entrare dentro il celebre teatro. A vederlo in televisione, il Teatro Ariston, che durante il resto dell’anno svolge sia la funzione di teatro che di cinema, sembra grande, imponente. In realtà è un teatro abbastanza piccolo, 2 mila posti che durante il Festival si riducono a causa delle imponenti scenografie di Castelli e figlia. Anche visto da fuori, incastonato tra palazzi, l’Ariston fa meno effetto di quel che ci si aspetterebbe, lì nel centro del corso. Ma una volta entrati, bè, sarà che Sanremo è Sanremo, sarà che ascoltare cantanti accompagnati dall’orchestra non capita tutti i giorni, «sarà sarà sarà quel che sarà», per dirla con le squillanti voci di chi quest’anno si è deciso a tornare in gara, diventa in qualche modo suggestivo. La sala, durante gli ascolti, resta comunque semivuota, i seggiolini imbottiti della platea sono occupati dai giornalisti e critici musicali, quelli accreditati alla Sala Stampa del roof (quelli della Sala Stampa Lucio Dalla niente, loro sono considerati inspiegabilmente dei paria), dai discografici e dagli uffici stampa degli artisti che stanno per cantare, e che una volta cantato se ne vanno via a fare altro, e anche da qualche artista in attesa del suo turno che ne approfitta per ascoltare i brani con cui la propria canzone se la dovrà vedere in gara, perché è vero che tutti dicono di non essere qui per vincere e quelle storie lì, ma in fondo Sanremo è un concorso canoro, mica un consesso amichevole.

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Il palco dell’Ariston (dal profilo Instagram di Sanremo Rai).

I fonici e gli ingegneri del suono sono come i preparatori atletici per uno sportivo

Le luci sono basse, i cantanti sono invitati a presentarsi con gli abiti che poi indosseranno martedì sera così da poter tarare bene le luci, e sul palco è un via vai di persone, tecnici, direttori di palco, vai poi a sapere chi, che si muovono finché non ha inizio la prova. A quel punto entrano in scena, oltre ai cantanti e agli orchestrali, coadiuvati dal direttore d’orchestra – sì, anche quest’anno il maestro Vessicchio è assente – i fonici e gli ingegneri del suono. Ecco, partiamo proprio da qui. Chiunque abbia mai avuto modo di avere a che fare con qualcuno che suona, parlo di qualcuno che suona professionalmente, in un contesto che preveda l’amplificazione, quindi il suono che passa da un mixer, ben sa quanti e quali siano i problemi che si possono verificare durante l’esecuzione di un brano. Siamo stati tutti, più o meno, lì a criticare chi usa l’autotune, ma qualsiasi suono ci arriva, in effetti, passa attraverso dei filtri, degli effetti, e tenere insieme una o più voci soliste, il coro, gli strumenti classici del pop e del rock, le macchine che trasmettono le frequenze e un’orchestra, ovviamente, è cosa talmente difficile da far sì che l’ingegnere del suono e il fonico siano ruoli fondamentali, al pari di un preparatore atletico per uno sportivo. E esattamente come un preparatore atletico, ci fosse una volta che qualcuno si prenda la briga di ringraziarli, ma questa è una notazione specifica. Di fatto, se ricordate, e non potete non ricordare Blanco che l’anno scorso prendeva a calci le rose sul palco, sappiate che è perché a un certo punto non si è sentito più nulla e lui, troppo giovane e inesperto, non ha pensato di interrompere l’esibizione, preferendo dar vita a un diversivo non esattamente apprezzato da casa.

Sanremo 2024, appunti sulle prove generali all'Ariston
Il teatro Ariston.

Quella differenza tra cantare in studio e cantare dal vivo

Qui ci sono 30 artisti, e quindi una trentina di fonici e ingegneri del suono. O quasi, perché alcuni di questi professionisti lavorano con più cantanti, ma il concetto di base rimane. Il Festival è uno spettacolo nel quale ogni tot minuti tutto va resettato e reimpostato, livelli e volumi posizionati su uno schema già determinato proprio durante le prove. Questo in teoria, di fatto in genere succede sempre un casino, e chiunque abbia cantato in gara, vengo al Festival da oltre 20 anni, ben sa che nulla di quello che si è provato andrà in scena durante l’esibizione in diretta tv. Il caos. O il caso. Sempre che esistano differenze di fondo. Per noi che invece di musica scriviamo, le prove del lunedì restano il momento in cui in effetti sentiamo le canzoni per come, teoricamente, dovrebbero suonare, non filtrate dalla tv, perché poi quei suoni e quei livelli devono suonare bene in teatro ma soprattutto a casa, e con meno pressione di quel che una diretta tv prevede. Quindi qualcosa di sì suggestivo, ma anche di decente. Trenta brani, questo ci aveva già lasciato intuire il momento dei preascolti, sono davvero troppi, e siccome il momento delle prove è anche quello in cui, nel foyer, si chiudono gli ultimi appuntamenti della settimana – la presenza nello stesso luogo di tutti i discografici, tutti gli uffici stampa e tutti gli artisti è congeniale – uno qualche esibizione se la perde di sicuro. Ma anche perdendosene alcune, toh, anche 10 o 20, restano comunque troppe, anche perché non è che siano 20 esibizioni di un artista che ci piace. Qui va di scena il mainstream, e se si ha più di 15 anni magari ci si può trovare a disagio a sentirselo tutto di fila. Anche perché, e qui torniamo all’autotune, non è detto che chi suoni bene (si fa per dire) su disco, uso un termine vintage per dire in studio, poi sappia anche cantare dal vivo. Se ricordate la sorpresa di tutti, l’anno scorso, nel sentire che Lazza sapeva anche cantare, bè, potete ben capire di cosa io stia parlando.

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«Una corona di spine sarà il dress code della mia festa» di Angelina Mango si candida a essere il jingle di questa edizione

Le prove, comunque, non lesinano mai sorprese, come appunto scoprire che tutti padroneggiano il palco, dai Ricchi e Poveri ai BNKR44. Tutti sono gentili, parlo dei cantanti che salutano l’orchestra e i giornalisti in sala i quali inspiegabilmente applaudono come fossero fan. Tutti tranne quelli della Rai, che invece trattano tutti male, calcificando certi pregiudizi di chi lavora nel privato rispetto a chi lavora nel pubblico. Tutti bravi, per ora, o quasi, con qualche eccellenza, come i Negramaro, che però hanno cantato col teatro ancora semivuoto, e su tutti Angelina Mango, un inno alla gioia di vivere. «Una corona di spine sarà il dress code della mia festa» si candida a essere il ritornello di questo Sanremo, come l’anno scorso fu «per me le cose sono due, lacrime mie e o lacrime tue». Poi tirate voi le somme su chi scommettere.

 

 

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In chiusura pure l’allarme bomba a Villa Nobel

A chiusura della serata, mentre nella vicina Villa Ormond andava di scena il Gran Gala della Stampa, le forze dell’ordine hanno fatto sgomberare Villa Nobel, sede delle radio del gruppo Mediaset, dove si stava tenendo una cena con buona parte dei cantanti in gara. Un momento di panico, con di colpo la sala piena di artisti e staff senza neanche le giacché o le borse, a causa di un non meglio specificato allarme bomba. Questa la notizia che è girata. Pericolo comunque rientrato, la paura meno. Sanremo è Sanremo, ma questi tempi sono questi tempi.