Il treno delle polemiche per Sanremo fa mancare a Salvini i binari sotto ai piedi

Paolo Madron
08/02/2024

I 400 COLPI. Il leghista e ministro dei Trasporti lamenta di essere stato scavalcato dall'accordo sul convoglio speciale organizzato da Trenitalia e Rai per portare dirigenti e giornalisti al Festival. Un malessere figlio della partita sulle imminenti nomine. In cui il Carroccio sta per essere cannibalizzato da Fratelli d'Italia. E tra Fs, Viale Mazzini e Cdp alla fine rischia di restare a bocca asciutta.

Il treno delle polemiche per Sanremo fa mancare a Salvini i binari sotto ai piedi

A saperlo prima, invece che su un comodo Frecciarossa che li ha rifocillati e portati a Sanremo, i giornalisti avrebbero potuto salire sui trattori che si stanno bellicosamente dirigendo verso la città dei fiori. Magari, visto che in Liguria per un buon terzo della rete si viaggia ancora a binario unico, avrebbero fatto prima. Battute a parte, non era difficile prevedere che il treno della canzone avrebbe sollevato un putiferio di polemiche: Ferrovie e Rai sono tra le società che in primavera devono rinnovare i loro consigli d’amministrazione, e ogni scusa è buona per accendere le polveri. Anche un innocuo convoglio, offerto come successo in altre occasioni a chi lo affitta per fare marketing su determinati eventi.

Doppia campagna elettorale per Europee e controllate

Solo che quando sei nel pieno di una doppia campagna elettorale (Europee e nomine delle controllate pubbliche) apriti cielo. Matteo Salvini, che ogni tanto si ricorda di essere anche ministro dei Trasporti, lamenta che nessuno gli abbia detto niente. Trenitalia ribatte che non era tenuta a farlo. Per dare un po’ di consistenza al suo j’accuse, il segretario del Carroccio allora si appella a possibili non meglio specificate conseguenze sulla circolazione dell’intera rete e all’intollerabile prevaricazione a danno del comun viaggiatore che il biglietto se lo paga.

Salvini considerava Corradi di Trenitalia un fedelissimo

Fin troppo specificato è invece il motivo della sua incazzatura: nella logica spartitoria con cui i partiti si intestano seggiole e poltrone, fino a ieri considerava le Ferrovie roba sua. Uno potrebbe obiettare che l’attuale amministratore delegato Luigi Ferraris è stato nominato Draghi regnante, dimenticando però che quel governo era sostenuto anche dalla Lega. Ma ciò che ancora di più perplime lo zelig di via Bellerio è che, sempre fino a ieri, riteneva Luigi Corradi, il numero uno di Trenitalia, quella che fa andare le Frecce, un fedelissimo.

Il treno delle polemiche per Sanremo fa mancare a Salvini i binari ai piedi
Matteo Salvini con Luigi Corradi di Trenitalia (Imagoeconomica).

Rossi ha avuto per sé tutta la visibilità mediatica

Il sospetto che non sia più così, e che ora se la intenda con il nemico (che sarebbe Fratelli d’Italia) gli era venuto quando il manager aveva autorizzato la fermata a richiesta del ministro Francesco Lollobrigida in ritardo per Caivano. Ma ora dopo il Sanremo trip quel sospetto è diventata certezza. Anche perché, fermato da inopinato malessere, all’allegra comitiva non si era aggiunto Roberto Sergio, il presidente della Rai in quota Lega, così che il direttore generale Giampaolo Rossi, quota Fratelli, ha avuto solo per sé tutta la visibilità mediatica, spartita solo con Corradi che non ha lesinato foto e interviste a corredo dell’iniziativa. Fatto uno più uno, Salvini ha capito che Corradi è sceso dal suo treno per salire su quello della Meloni, convinto sia quello che lo porterà dritto alla sedia ora occupata da Ferraris.

Il treno delle polemiche per Sanremo fa mancare a Salvini i binari ai piedi
Giampaolo Rossi e Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Su Cdp la Lega dovrà passare sul cadavere di Fazzolari

Questo, insieme al fatto che in Rai, secondo accordi di maggioranza, sempre in primavera si dovrebbe procedere alla staffetta tra Sergio e Rossi, quest’ultimo indicato come il nuovo presidente, ha agitato oltremisura Salvini, che in un colpo solo rischia di restare a mani vuote. Certo, potrebbe concentrare i suoi sforzi su Cassa depositi e prestiti, l’altro boccone ghiotto della imminente tornata di nomine, ma lì dovrà passare sul cadavere di Giovanbattista Fazzolari, il fedelissimo di Giorgia che presidia per suo conto Cassa manu militari, e che per ora ha il mandato di confermare gli attuali vertici.

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Giovanbattista Fazzolari (Imagoeconomica).

Anche per Bruxelles a Matteo mancano i binari sotto i piedi

Il problema è che le sfighe sono come le ciliegie: una tira l’altra. Se poi, come non bastasse, Salvini scopre che la premier lanciata alla conquista di Bruxelles ha arruolato oltre che Viktor Orbán quel tipino a modo di Eric Zemmour e flirta vistosamente per convincere anche Marine Le Pen a salire sul suo treno, ci si rende conto come mai prima d’ora egli senta la terra (e i binari) tremargli vistosamente sotto i piedi.