Trump ora mette nel mirino anche il big sorveglianza Hikvision

Trump ora mette nel mirino anche il big sorveglianza Hikvision

Gli Usa hanno messo nel mirino un'altra azienda cinese. Secondo il Nyt le verrebbe impedito di compiere acquisti negli Stati Uniti. Pechino: «Basta discredito da Washington».

22 Maggio 2019 08.17
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L'amministrazione Trump sta considerando di imporre limiti agli acquisti di tecnologia americana da parte del colosso della videosorveglianza cinese Hikvision. La notizia è stata riportata dal New York Times citando alcune fonti, secondo le quali la misura che il presidente sta valutando rappresenta l'ultimo tentativo in ordine temporale di bloccare le ambizioni economiche della Cina.

PUNITI PER IL COINVOLGIMENTO NELLO XINJIANG

L'inclusione di Hikvision nella lista nera commerciale americana, che ha già incluso il gigante delle comunicazioni Huawei, rappresenterebbe la prima volta che l'amministrazione Trump punisce una società cinese per il suo ruolo di sorveglianza e detenzione degli uiguri, minoranza etnica prevalentemente musulmana, nella regione dello Xinjiang.

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ACCUSE RESPINTE AL MITTENTE

Hikvision ha respinto tutte le accuse sulle condotte censurabili nello Xinjiang, chiedendo un trattamento equo agli Usa. «Hikvision è un fornitore di prodotti. Non abbiamo niente a che vedere con qualsiasi azione inappropriata», ha precisato la società in una nota. «Non abbiamo mai condotto e mai lo faremmo su operazioni che comportino la violazione dei diritti umani». La società ha ricordato di aver assoldato esperti dagli Usa per verificare le sue attività nella regione, volendo rispondere sulla vicenda a conclusione della raccolta degli elementi.

PECHINO: «BASTA DISCREDITO DA PARTE DEGLI USA»

In difesa dell'azienda è arrivato anche da Pechino, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri Lu Kang che ha spiegato come la Cina solleciti gli Stati Uniti a «non gettare più discredito» sulle sue società usando i «poteri nazionali». Kang ha poi aggiunto che «la Cina insiste perché gli Usa assicurino un ambiente equo e non discriminatorio alle società cinesi».

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