Sarkò e lo spettro del ’68

Redazione
11/10/2010

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Sarkò e lo spettro del ’68

da Parigi
Francesca Rolando begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting

Martedì 12 ottobre la Francia è in piazza per protestare contro la riforma delle pensioni che intende elevare l’età da 60 a 62 anni entro il 2018.
Insegnanti, impiegati delle amministrazioni comunali, dipendenti delle aziende pubbliche, poste e ferrovie per la quinta volta dall’annuncio della tanto contestata manovra, sono scesi nelle strade per chiedere al governo un dietro-front. E, per la prima volta, il corteo ha visto anche gli studenti delle scuole superiori.
Fortemente voluta dal governo, la riforma è stata duramente contestata dalle associazioni sindacali: un braccio di ferro lungo mesi (il progetto è stato presentato a metà giugno) e che si è fatto sempre più accanito, tanto da minare la credibilità del presidente che sta attraversando il periodo più nero del suo mandato, tra scandali di corruzione del governo, accuse di xenofobia per il rimpatrio dei rom e l’incertezza sulle riforme.
Secondo il barometro Ipsos-Le Point pubblicato lunedì 11 ottobre, la popolarità di Sarkozy è scesa al 31%, raggiungendo i minimi storici dall’insediamento all’Eliseo nel 2007.L’8 ottobre il Senato ha approvato a larga maggioranza (186 voti contro 153) l’articolo 5, simbolo della riforma e il più contestato.Mentre l’11 ottobre è stata la volta dell’articolo 6 che innalza l’età della pensione da 65 a 67 anni per chi non ha raggiunto i contributi previdenziali minimi.

«La riforma è una priorità assoluta»

Sarkozy ha scommesso su quella che considera la riforma chiave del suo governo quinquennale, una «priorità assoluta» per raggiungere la riduzione del deficit. Tant’è che non ha alcuna intenzione di cedere ma, al contrario, sta facendo di tutto per accelerare il processo di approvazione, annunciando che la legge dovrà essere adottata dal Parlamento entro fine mese.
In questo modo spera di scongiurare altre manifestazioni e di mostrare di avere la situazione in pugno, guadagnando credibilità per riemergere dal periodo buio degli ultimi mesi.

Il 71% dei francesi favorevole allo sciopero

I sindacati contestano una riforma che, secondo loro, è stata completamente pilotata dall’Eliseo e che non concede spazio a trattative. A nulla sono valse le concessioni a favore alle madri con tre o più bambini o a genitori di figli disabili per i quali l’età del pensionamento rimane invariata. «Siamo determinati ad agire contro questa riforma ingiusta», hanno dichiarato in un comunicato congiunto venerdì 8 ottobre le organizzazioni sindacali, annunciando una nuova giornata di mobilitazione per il 16 ottobre.
Stando a un sondaggio effettuato da IFOP, Institut français d’opinion publique, il 71% dei francesi si è detto favorevole alla manifestazione del 12 ottobre mentre appena il 12% era contrario.

Studenti in piazza con i lavoratori

Tuttavia, il governo va avanti, scegliendo la linea dura. Eric Woerth, il ministro del Lavoro, ha più volte ribadito che non si torna indietro, perché vorrebbe dire «non essere in grado di pagare le pensioni ai francesi».
Come se non bastasse, l’entrata degli studenti nel movimento di protesta fa tremare l’Eliseo, terrorizzato dallo spettro di un nuovo ’68. Nonostante non abbia ancora raggiunto numeri eccessivi e riguardi, per ora, poco più che un centinaio di licei in tutta la Francia (circa il 3% del totale) la tensione è palpabile.
Il 7 e l’8 ottobre, centinaia di studenti hanno causato disordini in varie cittadine francesi, tra cui Limoges, Calais, Caen e Bonneville (dove due 16enni sono rimaste ustionate, una in maniera grave), scandendo lo slogan: “Pensioni, una questione che riguarda i giovani”.