Sarkozy, ascesa e caduta dell’ex presidente preda degli scandali

Redazione
20/03/2018

Ambizioni e rancori, alleanze e matrimoni, spaccature e divorzi, il richiamo del potere e la trasgressione: è di nuovo sotto...

Sarkozy, ascesa e caduta dell’ex presidente preda degli scandali

Ambizioni e rancori, alleanze e matrimoni, spaccature e divorzi, il richiamo del potere e la trasgressione: è di nuovo sotto accusa Nicolas Sarkozy, 40 anni di politica, un'ascesa folgorante fino all'Eliseo e una discesa altrettanto brutale, con finale su una scia di scandali. Trascinato in tre inchieste importanti, tutte per corruzione e finanziamenti illeciti, Sarkozy, 63 anni, è di nuovo sotto interrogatorio e in stato di fermo per i soldi libici alla sua campagna elettorale vincente del 2007. Era quello il momento del coronamento del sogno del figlio di Pal Sarkozy de Nagy-Bocsa, un immigrato ungherese che sposò un'ebrea sefardita, Andrée Mallah.

LEADER DIVISIVO E DI GRANDI CONTRADDIZIONI. Uomo di rottura con il passato, come recitava il punto primo del suo programma politico, mai amato nei salotti buoni della politica, Sarkozy è stato personaggio di grandi contraddizioni e incapacità di tenere unite famiglie e partiti politici. Con l'eccezione forse all'inizio più chiacchierata: il colpo di fulmine – una sera a cena dal creativo della pubblicità Jacques Seguela – con Carla Bruni, bellissima top model, attrice e cantante. Prima foto a Disneyland, mano nella mano, poche settimane dopo la fine del matrimonio con Cecilia, sfumato definitivamente la sera dell'elezione all'Eliseo. Subito dopo, le nozze e finalmente una vita di coppia serena per Sarkozy, al terzo tentativo, allietata dalla piccola Giulia (sei anni).

LE PRIME NUBI AD APPENA 28 ANNI. Le prime nubi si addensano sul vulcanico Sarkozy, neogollista già da studente, poi sindaco dell'elegante sobborgo parigino di Neully a soli 28 anni, già nel 1997, quando si attirò i fulmini di Jacques Chirac per essersi schierato con il nemico Edouard Balladur. Dovette aspettare il 2002 per tornare al governo, come ministro dell'Interno, poi dell'Economia. Nel 2005 prende le redini del partito neogollista, quindi nel 2007 corona il sogno che inseguiva da bambino. Ma inciampa la sera stessa dell'elezione.

UNA SCOMODA ETICHETTA. Dopo la serata a festeggiare con amici potenti in un ristorante sugli Champs-Élysées si attira l'etichetta di «amico dei ricchi». Gli è rimasta addosso per sempre e lui non ha fatto nulla per non irritare i critici, esibendosi su yatch con il Rolex e i Ray-ban. O apostrofando con evidente disprezzo qualche contestatore che lo infastidiva: il suo «casse-toi pauvre con» (levati di mezzo, povero coglione) diventò il ritornello di un brano rap. A tirarlo verso l'abisso, l'incapacità di saldare attorno a sé il partito, quella di riconoscere gli errori e la spregiudicatezza nelle frequentazioni: Gheddafi, il leader libico al quale fece la guerra nel 2011, era stato da lui ricevuto nel 2007 con tutti gli onori, persino una tenda a pochi metri dall'Eliseo, con le amazzoni di guardia. In cambio, dice l'accusa, ricevette un fiume di denaro per la campagna elettorale.

L'ADDIO ALLA POLITICA SOTTO I COLPI DELLA MAGISTRATURA. Sul piano internazionale, non fa molto di più per attirare le simpatie: dalla famigerata risatina al fianco della Merkel alla domanda di un giornalista sull'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all'annuncio che i Mirage e i Rafale francesi avevano già attaccato la Libia durante un vertice all'Eliseo «per il sostegno al popolo libico». Nel 2012 perde le elezioni contro il socialista François Hollande, poi tenta di mantenere il controllo del partito ma, a malincuore, sotto i colpi della magistratura, deve lasciare la politica. Già rinviato a giudizio per le fatture gonfiate nel caso Bygmalion – sempre a vantaggio della sua campagna elettorale – è indagato per corruzione e traffico di influenze nel caso 'Paul Bismuth', un presunto tentativo di interferire nelle indagini sul finanziamento occulto da parte dell'erede dell'impero L'Oreal, Liliane Bettencour

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