Andrea Prada Bianchi

Soldi sauditi alla Scala: i malumori nel cda per la mossa di Pereira

Soldi sauditi alla Scala: i malumori nel cda per la mossa di Pereira

04 Marzo 2019 17.30
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Mentre continuano a trapelare dettagli sempre più macabri sull'omicidio Khashoggi, fare affari con la Casa Saud può essere molto pericoloso dal punto di vista dell'immagine. L'ipotesi di un ingresso saudita nel consiglio d'amministrazione della Scala sta scuotendo le fondamenta del Teatro milanese e rischia di rivelarsi un'arma a doppio taglio per il sovrintendente Alexander Pereira, che non ha mai nascosto di voler essere riconfermato nel 2020, quando scadrà il suo incarico. L'austriaco punta ai 15 milioni di euro che Riad è pronta a elargire per consolidare la sua fama di amministratore redditizio, ma per arrivare all'obiettivo rischia di suscitare malumori diffusi all'interno del tempio della lirica.

IL CDA MESSO DI FRONTE AL FATTO COMPIUTO

Fonti interne al cda spiegano a Lettera43.it che Pereira ha messo i consiglieri di fronte al fatto compiuto nella trattativa con i sauditi, sapendo che per il consiglio sarebbe stato “spiacevole” a livello di immagine smentirlo pubblicamente. Il sovrintendente ha voluto rafforzare la sua posizione con delle dichiarazioni al Corriere della Sera, sostenendo che «non ci sono voci contrarie tranne una, l’unico aspetto che il sindaco mi ha chiesto di precisare è il titolo d’ingresso, e cioè se si tratta del ministero della Cultura saudita, come era previsto in un primo momento, o se entrerà una compagnia petrolifera, una banca o un soggetto privato». Ma dall'interno al cda la questione è molto diversa: i consiglieri non sono affatto tutti d'accordo, e anzi hanno chiesto al sovrintendente di riferire in una seduta straordinaria il 18 marzo.

SALA E FONTANA FRENANO

A precisare la situazione è stato il sindaco di Milano e presidente del cda del teatro, Giuseppe Sala. «Non c'è una condizione vera, ma c'è la necessità di essere totalmente trasparenti rispetto alla provenienza dei fondi», ha dichiarato per placare la polemica, «più che porre una condizione quello che io riterrei importante è che non si tratti di un finanziamento puro. Se è l'occasione per portare la Scala, le sue capacità e rinforzare l'immagine del teatro in Medi Oriente, ci sta. Se fosse un puro finanziamento, invece, non credo che funzionerebbe». La posizione del sindaco sarebbe quella più rappresentativa dell'umore dei consiglieri. Benissimo uno scambio culturale, ma fare entrare Riad a piè pari nella Scala è tutt'altra cosa. La maggior parte dei membri sposano anche la prudenza del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana: «La collaborazione e la possibilità per la Scala di portare la propria cultura anche nei Paesi del Golfo è sicuramente positiva. Per quanto riguarda l'ipotesi che il governo saudita entri a far parte del cda, credo che si debba valutare, esaminare, capire cosa dirà il governo nazionale, perché su Riad esistono alcuni punti di domanda».

I CONTI DALLA PARTE DI PEREIRA

La soluzione potrebbe essere l'ingresso come socio del teatro di una compagnia petrolifera (la Saudi Aramco), ma i malumori in consiglio sono comunque evidenti. Secondo le fonti di Lettera43.it, non sarebbe la prima volta che Pereira cerca di bypassare il consiglio mettendolo davanti al fatto compiuto e soprattutto ai risultati economici raggiunti. Il manager austriaco è riuscito a portare un gran numero di sponsor e soci alla Scala, che hanno permesso al teatro di chiudere negli anni il bilancio in pareggio anche con un aumento della produzione e quindi dei costi. Se nel 2007 il budget era 105 milioni, nel 2017 è salito a 126,5 milioni. Avere un nuovo socio fondatore permanente garantirebbe almeno 3 milioni all'anno per i prossimi cinque anni. Un argomento convincente da portare in consiglio d'amministrazione, ma il sovrintendente potrebbe non aver calcolato cosa comporta di questi tempi mettersi in affari con uno dei regimi più controversi e criticati al mondo.

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