Saviano: non mi candido

Redazione
28/09/2010

«Scendere in campo? Oggi non potrei, perché la politica è un pantano. Come si fa a fare politica quando tutto...

Saviano: non mi candido

«Scendere in campo? Oggi non potrei, perché la politica è un pantano. Come si fa a fare politica quando tutto è buio». È con questa risposta che Roberto Saviano, autore di Gomorra, ha replicato a una domanda di Repubblica Tv su una sua possibile discesa in campo nel caso in cui si vada a elezioni anticipate. Fatto non nuovo per il quotidiano di Carlo De Benedetti che, già negli scorsi mesi, in un editoriale di Ezio Mauro, aveva ventilato l’idea per il Partito Democratico di scegliere «un papa straniero da cercare in libertà», «fuori» dai parametri di «età, appartenenza e “nomenklatura”».
Nei giorni scorsi, dopo le dimissioni da Unicredit, si era parlato di Alessandro Profumo, ma Saviano, si sa, è tra i preferiti di Repubblica, che spesso ha messo in evidenza i suoi appelli alla trasparenza e alla legalità. Non solo. Lo scrittore campano gode di ampi consensi anche a destra. In particolare, tra gli ex esponenti di Alleanza Nazionale, orfani di Paolo Borsellino.
In ogni caso, anche se si continua a parlare di elezioni anticipate, secondo Saviano non sarebbe questo il momento per scendere in campo. Il problema sarebbe « il troppo fango» che ingolfa la politica. «Occupandomi del caso delle intercettazioni del sottosegretario Nicola Cosentino, che tentava di screditare Stefano Caldoro, mi sono reso conto che questa macchina ha un potere impressionante. Ci sono affinità tra quel caso e quanto accaduto a Dino Boffo o a Gianfranco Fini. Dietro c’è un metodo. E un fine: quello di voler far credere che siamo tutti sporchi, tutti uguali, a prescindere da quello che facciamo».
Intellettuali, politici, cittadini, sono tutti legati: dobbiamo avere lo sguardo basso perché siamo in un momento in cui a vincere è il più scaltro, la macchina del fango ci rende tutti attaccabili», ha continuato. «Nel caso di Fini io mi chiedo: se anche la casa fosse sua? Intanto, è stata comunque pagata. Certo non è elegante, ma dove è l’enormità? In un governo dove c’è uno come Cosentino, si rischia di ingigantire un episodio che è nulla rispetto alle accuse mosse nei confronti del sottosegretario».